SkyEurope, fine di una compagnia Low-Cost
M.V. Anno IX - Nr 165 del 02/09/2009
Ha chiuso una Low-Cost ... e ha lasciato tutti i passeggeri a terra.
Mah, queste low cost, c’è da fidarsi?
Il dibattito sull’argomento è in pieno svolgimento.
I fautori delle compagnie a basso costo non hanno dubbi in merito: anche le compagnie tradizionali sono fallite; i vettori Low-Cost sono quelli che ci fanno volare con cifre irrisorie quindi l’eventualità di una chiusura fa parte delle regole del gioco.
Il particolare su cui meditare è che l’industria aerea commerciale è una industria "capital intensive" che richiede cioè ingenti capitali.
Chi vuol cimentarsi in questo settore deve sapere che non si può proporre un servizio pubblico di linea con una flotta di pochi aerei e scarsa capitalizzazione.
Ebbene, così come si sta evolvendo lo scenario mondiale, c’è sempre meno posto per gli "small players" e non è per caso che molti vettori tradizionali, per poter tirare avanti e non "saltare", abbiano dovuto mettersi sotto l’ombrello di qualche alleanza.
Va inoltre ricordato che fra i compiti istituzionali che in ogni nazione hanno gli Enti Nazionali preposti al controllo dell’b>Aviazione Civile (coloro cioè che in questi giorni in Italia stanno comminando sanzioni per il ritardo bagagli) vi è anche quello di subordinare l’operatività di un vettore alla consistenza finanziaria dei suoi bilanci.
La valutazione finanziaria è un elemento importantissimo in quanto da essa ne discende non solo la Safety (sicurezza del volo) ma anche la certezza di poter acquistare i servizi senza il timore che il vettore all’improvviso venga dichiarato in bancarotta lasciando i passeggeri a terra.
Ora, ad osservare i risultati finanziari di SkyEurope si scopre che dall’anno dell’avvio, 2002, fino agli ultimi giorni, la compagnia non aveva mai dichiarato profitto e nell’ultimo anno finanziario, chiusosi al 30/9/2008, aveva perso intorno ai 60 milioni di euro.
Non volendo credere che la situazione finanziaria fosse sconosciuta all’Ente Slovacco per l’aviazione civile, vi è da ritenere che quando si tratta di mettere a terra un vettore, le Autorità preferiscono procedere con estrema cautela in quanto subentrano aspetti occupazionali, diretti e indotti, ma poi, come si è visto, a pagarne le conseguenze sono gli utenti.
La verità è che oggi con estrema facilità si aprono compagnie aeree e il mercato è inflazionato da troppe aerolinee di gran parte delle quali non si sente affatto la necessità .
Quando fu varata la deregulation, ciò che gli utenti chiedevano era che sulla rotta ove operava il vettore di bandiera applicando tariffe monopolistiche, esso fosse affiancato da un concorrente che fungesse da calmieratore del mercato, ma in realtà il caos dei cieli con una babele di aerolinee nessuno l’aveva messo in conto.
Antonio Bordoni
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