I falsi credo dell'utente che viaggia in aereo
M.V. Anno IX - Nr 231 del 13/11/2009
Secondo alcune teorie attualmente circolanti, l’odierno individuo avrebbe la caratteristica di essere empowered, dotato cioè di un entusiasmo estremo, tipico di coloro che hanno assunto il controllo pressoché completo del proprio destino; la teoria in particolare trae il suo fondamento dal nuovo ruolo assunto dall’individuo-consumatore nei confronti di chi produce il bene messo in vendita.
Almeno per quanto riguarda il settore che ci compete, quello del trasporto aereo, non ci sentiamo affatto di condividere questa opinione o, per essere più chiari, è nostra opinione che il consumatore se veramente crede a questa teoria farebbe bene a non soffermarsi alle sole apparenze.
Fino a qualche anno orsono c’erano due modi di vendere un biglietto aereo: o tramite BSP o grazie ad uno stock “manuale” di biglietteria fornito dall’aerolinea all’agente.
Col passar del tempo e con il prender piede dei siti web dei vettori, si è poi progressivamente affermata la vendita sui siti istituzionali delle aerolinee.
Successivamente, su Internet dovevano poi apparire appositi siti creati per la vendita di biglietteria aerea, tipo Opodo o Expedia, i quali, a differenza del web dell’aerolinea, propongono una più vasta gamma di vettori.
La lista dei possibili canali di emissione di un biglietto non si esaurisce qui, perché in realtà il canale Bsp, con l’avallo della Iata, si è arricchito di ulteriori possibilità (APG, Hahn Air) che ci riserviamo di trattare in un successivo intervento.
A questo punto annotare che nel settore regna una grande incertezza e confusione è alquanto scontato ma, sia ben chiaro, l’appunto non vale solo nei confronti degli operatori ovvero agenti di viaggio, ma anche del consumatore, il quale secondo quanto reputano i benpensanti dell’industria aerea, sarebbe ormai in grado di fare tutto da solo senza necessità di recarsi ad una agenzia, sia essa di viaggio, sia essa dell’aerolinea, mentre la realtà è ben differente.
Osserviamo infatti come il termine tariffa aerea sia divenuto un qualcosa di altamente vago e indecifrabile; e questa volta non intendiamo riferirci all’argomento, già trattato, circa le tasse aeroportuali che gravano sul biglietto, quanto piuttosto all’estrema variabilità del costo complessivo in rapporto al soggetto, o canale utilizzato per l’emissione del biglietto.
Nel passato le cose, sia pur sotto regime monopolistico, avevano almeno il vantaggio della trasparenza.
Sia che si acquistava il biglietto da una agenzia di viaggio, sia che ci si recava presso la biglietteria delle aerolinee il passeggero era certo di pagare il giusto prezzo; in altre parole il dubbio che oggi assale tutti gli acquirenti di un biglietto aereo, ovvero “avrò scelto la miglior tariffa, o mi hanno turlupinato?” prima non sussisteva.
Ora a parte la politica davvero discutibile adottata dalle aerolinee, che se oggi si acquista un biglietto a 100, domani lo stesso biglietto potrebbe essere trovato a 90 o a 110, il vero dilemma sussiste sulla scelta del canale di vendita.
Fra tutti quelli da noi elencati in apertura, quale scegliere, per avere la certezza che la tariffa è quella “buona”? Noi per amor di spazio abbiamo citato Opodo e Expedia, ma Wikipedia sotto la categoria “travel website” può elencare 116 pagine di nominativi…
Certo dotandosi di una buona dose di pazienza e navigando sui vari siti alla fine le idee potranno essere meno confuse, ma ricordiamo pure che navigare su Internet ha un suo costo.
Con buona pace dei sostenitori della filosofia dell’utente empowered, il consumatore oggi ha la sensazione di essere più libero e indipendente grazie al gran numero di aerolinee attive sul mercato, grazie al fenomeno low cost, grazie ai collegamenti telematici a sua diretta disposizione, ma in realtà egli è molto più vulnerabile ad acquistare un prodotto opaco - e quindi rischiare di non ottenere “il meglio” - di quanto non lo fossero i viaggiatori degli anni ante-deregulation.
Questo per quanto riguarda il viaggiatore aereo, ma crediamo di non discostarci troppo dalla realtà avvertendo che al di là di tutte le apparenze di facciata, la situazione non sia migliore anche in altri settori del commercio e dell’industria.
Antonio Bordoni
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