Non c’è dubbio che le condizioni poste dalla Iata agli agenti di viaggio siano frutto di una posizione dominante e perciò non trattabili; le fidejussioni sono una vera spina nel fianco per le imprese che vendono biglietteria aerea. La cosa strana è che di un problema che esiste da decenni la Fiavet (federazione che raggruppa circa il 30% delle agenzie di viaggio italiane) sembra accorgersi solo adesso.
Appare quindi tardiva la lettera che la presidentessa Cinzia Renzi ha scritto ai vertici dell’organizzazione mondiale che incassa i corrispettivi delle vendite di biglietteria aerea per conto dei maggiori vettori aerei mondiali.
La Iata, per mantenere attiva la sua organizzazione e rete mondiale, continua a pagare alle agenzie di viaggio una commissione dell’1%, e già sulla liceità di questa irrisoria percentuale ci sarebbe molto da dire perchè chiamarla commissione di intermediazione suona quasi offensivo. In cambio l’associazione delle compagnie aeree per consentire alle agenzie l’emissione di biglietteria con pagamento mensile pretende una fidejussione che copra una cifra pari ad un ottavo del volume d’affari annuo.
Esempio: ad un’agenzia vende in un anno il controvalore di 8 milioni di biglietteria aerea la Iata potrebbe (usiamo il condizionale perchè il metodo non è omogeneo) richiedere una fidejussione bancaria pari ad un milione di euro. Ora come tutti sanno non è così facile ottenere fidejussioni dalle banche ma c’è di più, alla Iata non vanno bene tutte le banche e quindi accetta le fidejussioni solo da una ristretta cerchia di istituti che, evidentemente, ritiene più affidabili di altri. Una fidejussione è considerata alla stregua di un fido da una banca e quindi molte imprese per ottenerla devono rinunciare allo scoperto di conto corrente, al credito rotativo, agli anticipi su fatture o, addirittura, vincolare buoni del tesoro oltre naturalmente a fornire in garanzia beni personali.
Una volta riuscite ad ottenere la fidejussione le agenzie però si trovano di fronte a costi che, in mancanza di un potere contrattuale con una delle banche in questione, possono rasentare (e talvolta superare) il 5% dell'importo garantito. Insomma la Iata paga agli agenti una commissione dell’1% e questi ultimi per percepirla devono pagare ad una delle banche di fiducia della Iata fino al 5% su un ottavo del loro volume d’affari annuo; come dire che, ad esempio, su un volume d’affari annuo di 8 milioni l’agenzia ricava 80.000 euro ma questo importo viene penalizzato fino 50.000 euro dalla mannaia del costo fidejussorio.
Di questi tempi, in cui le aziende di ogni tipo faticano a tirare avanti e cercano di trovare ulteriori formule di risparmio gestionale per non essere costrette a chiudere i battenti, si capisce che la Fiavet, a nome proprio o dei propri associati tenti di fare qualcosa. A nostro avviso però la Federazione non otterrà grandi risultati perchè il rapporto con la Iata doveva essere oggetto di una riforma più di 10 anni fa e tentare di ottenere condizioni migliori di questi tempi, quando il rischio di insolvenza (purtroppo) si è acuito, appare un’impresa anacronistica. Va dato atto comunque a Cinzia Renzi di averci provato e ne seguiremo gli sviluppi, lei per prima però sa che se si volta indietro alle sue spalle non vede un esercito compatto.
I.C.