Quando si parla di crisi di turismo ricorre sempre la questione dell’esigenza di assicurare agli scambi del comparto un’aliquota unica a livello ridotto. Si richiede l’omogeneizzazione alla tassazione a quella vigente nei paesi maggiormente concorrenti, come Francia e Spagna in primis. Non solo si tratta di provvedimenti a lungo ed insistentemente invocati, ma l’argomento è peraltro urgente e di attualità dal momento che l’intera situazione dell’Iva dovrà essere rivista entro quest’anno in sede comunitaria.
Da tempo la questione è oggetto di studi, trattative, più volte ricordata, in ultimo anche in numerosi interventi nel corso della Borsa Italiana del Turismo di Milano, da parte di esponenti del Governo, di enti locali, delle istituzioni, di rappresentanze di associazioni di categoria.
Attualmente l’Iva applicata in Italia è del 10%. «La questione è diventata più pressante dopo la recente decisione del presidente francese Sarkozy di tagliare l’Iva sulla ristorazione dal 19,6 al 5,5%, percentuale già vigente da anni in Francia anche per il comparto alberghiero» ricorda Bernabò Bocca, Presidente Confturismo.
Confturismo insieme al Ciset ha promosso uno studio, pubblicato recentemente, che analizza da un punto di vista economico costi e benefici degli effetti di un’ipotetica diminuzione dell’Iva per i comparti del ricettivo e dei pubblici esercizi, senza dimenticare la disparità di trattamenti che riguarda anche il mondo delle Agenzie di Viaggi e dei Tour Operator.
Secondo gli ultimi dati resi disponibili dalle statistiche tributarie italiane, gli oltre 316 mila operatori del settore hanno dichiarato un imponibile soggetto ad aliquota del 10% superiore a 43 milioni di euro, che ha portato nelle casse dello Stato più di 4.300 milioni di euro.
Gli operatori del settore, attraverso le loro associazioni di categoria richiedono al Governo sostegno per fronteggiare la contrazione dei consumi con «interventi di natura economico finanziaria che diano da una parte ossigeno ai portafogli degli italiani e dall’altra favoriscano le imprese per rilanciare consumi e occupazione» chiarisce Bocca.
In un contesto di elevata competizione internazionale la disomogeneità dell’Iva può generale una distorsione del mercato turistico che potrebbe penalizzare gli operatori nazionali.
L’ipotesi di fondo è che la riduzione dell’Iva determini una riduzione di prezzi finale per i consumatori, dunque un aumento di ricavo unitario per gli operatori. I benefici conseguenti porterebbero all’incremento dell’attività turistica indotta sia da una crescita della domanda, data da maggiori presenze per minor spesa, sia anche da maggiori investimenti che potranno essere effettuati dal settore.
Gli interventi devono essere coordinati con l’elasticità della capacità produttiva. Ad esempio «il solo comparto ricettivo, secondo i dati a disposizione - si legge nel rapporto - indicano attualmente un’ampia quota della capacità produttiva, in termini di posti letto disponibili, che risulta inutilizzata.
Secondo i sostenitori della riduzione dell’imposta l’intervento fiscale non deve portare all’alterazione del vincolo di bilancio, vale a dire il mancato incasso non deve essere recuperato altrove con appesantimenti diretti. È anche vero che per effetto della cosiddetta “traslazione di imposta” si potrebbe avere un aumento dei prezzi di produzione.
In questi giorni, altre voci si sommano per invocare più ampi provvedimenti a tutela della Pmi in generale: «Sulla riforma fiscale - afferma il presidente della Confesercenti, Marco Venturi - il Ministro Sacconi saggiamente ipotizza una condivisione ampia dei criteri generali al riparo dalle alternanze di governo. Sarebbe il miglior modo per dare certezze e stabilità, ovvero le condizioni fondamentali per spingere le imprese ad investire e programmare innovazione. Ma non dimentichiamo però le difficoltà del 2010 che premono specialmente sulle Pmi ed esigono delle risposte concrete e tempestive. A partire dalla necessaria riduzione dell’impatto degli studi di settore nel 2010 che noi consideriamo una priorità non eludibile anche ai fini di impedire altre migliaia di chiusure e tagli occupazionali».