Dure e decise le prese di posizione USA: “la libertà di Internet è vitale per la Democrazia” e dall’ambasciatore americano in Italia un secco "No a responsabilità preventiva dei provider".
Non si è mai verificato un caso del genere in nessuna altra parte del mondo; si tratta di una sentenza che farà discutere e che può mettere a rischio la libertà di espressione a mezzo Web.
I fatti risalgono al 2006 e i tre dirigenti di Google sono stati condannati per violazione della privacy per aver “pubblicato” un video che ritrae un ragazzo affetto da autismo mentre viene malmenato e fatto oggetto di male parole da alcuni ragazzi di un istituto tecnico di Torino.
Di sicuro nei prossimi giorni si innescheranno dibattiti e polemiche, a nostro avviso va salvaguardata la libertà di espressione fermi restando il rispetto del singolo individuo e la possibilità di far rimuovere filmati e testi indesiderati o diffamatori una volta che vengono “scoperti”.
Ci sentiamo perciò di dire, insieme a tante altre autorevoli fonti, che Google non è responsabile di ciò che viene messo in rete così come non può attuare un preventivo controllo su testi e filmati .. cosa che potrebbe essere equiparata a censura.
Seguiremo gli sviluppi della vicenda e qui di seguito riportiamo le dichiarazioni delle parti su una sentenza che, a nostro avviso, molto probabilmente vedrà ribaltato il giudizio in sede di appello.
Il portavoce di Google dichiara: "Faremo appello contro questa decisione che riteniamo a dir poco sorprendente, dal momento che i nostri colleghi non hanno avuto nulla a che fare con il video in questione, poiché non lo hanno girato, non lo hanno caricato, non lo hanno visionato, se questo principio viene meno, cade la possibilità di offrire servizi su internet".
Di diverso avviso Alfredo Robledo e Francesco Cajani, rispettivamente procuratore aggiunto e pubblico Ministero a Milano: "Con questo processo abbiamo posto un problema serio, ossia la tutela della persona umana che deve prevalere sulla logica di impresa".
Ma come già detto Google proporrà appello in quanto, secondo i legali dei tre manager condannati, Giuseppe Bana e Giuliano Pisapia, "Google si è comportata correttamente, perché non aveva alcun obbligo di controllo preventivo sui video e i messaggi messi in Rete, mentre invece dal momento in cui è stato informata di quel filmato ignobile l'ha subito eliminato"; e aggiungono: "Non ci sono né vinti né vincitori” ribadendo "la non esistenza dell'obbligo giuridico di controllo preventivo da parte di Google su cosa viene messo in Rete".
L’ambasciatore USA con sede a Roma, David Thorne, dopo aver appreso il fatto ha dichiarato: "Siamo negativamente colpiti dall'odierna decisione di condanna di alcuni dirigenti della Google inc. per la pubblicazione su Google di un video dai contenuti offensivi", e ancora "Pur riconoscendo la natura biasimevole del materiale non siamo d'accordo sul fatto che la responsabilità preventiva dei contenuti caricati dagli utenti ricada sugli internet service provider".
L’ambasciatore ha poi ricordato che lo scorso 21 gennaio il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, ha dichiarato con fermezza che “Internet libero è un diritto umano inalienabile che va tutelato nelle società libere".
In conclusione, in attesa di dare conto di eventuali sviluppi, aggiungiamo soltanto che è auspicabile non vedere replicata una sentenza del genere sia in Italia che nel resto del Mondo.