Turismo in sviluppo, timori per l’ambiente in crescita di pari passo. L’Organizzazione mondiale dei Viaggi e del Turismo, il WTTC, dichiara che il turismo è una delle più grandi industrie del pianeta, poiché impiega 231 milioni di persone, oltre ai soggetti economici indirettamente interessati, e genera più del 10,4 % del Pil.
Il WTTC afferma inoltre che la crescita dei viaggi dovrebbe attestarsi intorno al 4,3% entro il prossimo decennio. Il calcolo è basato su una proiezione che vede in prospettiva l’esperienza passata. A livello europeo genera un Pil del 4%.
È in questo contesto che alcune regioni del vecchio Continente hanno deciso di riunirsi per costituire una rete europea di regioni europee volte a promuovere il turismo sostenibile: tra esse zone diverse per struttura, storia e organizzazione, come Toscana, Provenza, Cintura Alpina, Costa Azzurra, Catalogna. Questa rete che supera i confini nazionali si chiama Necstour, Network of European Regions for susyainable and competitive Tourism.
L’idea di partenza è che le regioni svolgono un ruolo fondamentale istituzionale strategicamente rilevante per la programmazione, l’orientamento e il sostegno dei processi di sviluppo del turismo. Le regioni sarebbero infatti in grado di guidare i governi locali verso politiche che promuovono il turismo sostenibile ma, contemporaneamente ne possono incoraggiare la concorrenza nell’ambito europeo.
Tale azione di competitività sarà intrapresa attraverso modelli identificati e condivisi dalla rete di regioni europee. I modelli adottati verranno proposti in un confronto a livello nazionale, regionale e locale utile per la misurazione dei fenomeni collegati alla sostenibilità. Vengono prese a modello le cosiddette “buone pratiche” ossia ogni azione, provvedimento, metodologia, o anche procedure o tecniche già sperimentata con successo e che sia adattabile ad una diversa area geografica. I progetti possono essere sviluppati nell’ambito della Rete e basati su attività di progetto, magari con partners ritenuti idonei a seconda della dislocazione territoriale.
Un esempio fra tanti di applicazione di una buona pratica riguarda la destagionalizzazione del turismo. Uno studio di NecsTour osserva come “la destagionalizzazione riveste un ruolo centrale per la maggioranza delle destinazioni turistiche che debbono affrontare un flusso di visitatori concentrato nel tempo e nello spazio. La conseguenza è la concentrazione eccessiva nei periodi di alta stagione che induce ad esempio tensioni con i residenti e sollecitazioni eccessive sull’attrezzatura e l’infrastruttura turistica, fino a sovraffollare e congestionare le reti stradali e i trasporti, o finanche rovinare la vacanza dei turisti per il sovraffollamento».
Un altro esempio è stato visto nella esigenza di conservazione attiva del patrimonio e dell’identità locali che non deve necessariamente essere assicurata per garantire guadagni indotti dal turismo.
Quanto poi a trasporti e mobilità, sono problemi anche trasversali che possono essere affrontati con buona pratica attraverso lo sviluppo di itinerari regionali da percorrere in bicicletta, con piste verdi ciclabili; mediante la promozione del trasporto pubblico e della condivisione dell’auto nelle inserzioni turistiche; con l’incoraggiamento di attività di mobilità “morbida” quali trekking, percorsi a cavallo o in bicicletta; attraverso l’incoraggiamento della compensazione delle emissioni di CO2 tra i turisti.