La sicurezza dei passeggeri prima di tutto, ma come si spiega che due importanti organismi internazionali siano in contrasto tra di loro sulla Philippine Airlines?
La tredicesima lista nera emessa dalla Commissione Europea il 30 marzo scorso contiene una inaspettata sorpresa. Tutte le compagnie aeree certificate dalle autorità aeronautiche delle Filippine sono incluse nella lista dei vettori banditi dallo spazio aereo europeo.
La precedente lista era stata emessa il 27 novembre e da quella data ad oggi di fatto non vi sono stati incidenti mortali che hanno riguardato vettori immatricolati in quel paese del sud est asiatico. In particolare il 21 ottobre un DC3 cargo di una certa “Victoria Air” ha avuto un incidente in rotta (4 vittime) mentre ad aprile era occorso un incidente ad un Islander BN2 della compagnia “Chemtrad Aviation”.
Nell’anno 2009 l’aviazione civile filippina ha compiuto cento anni e il suo principale vettore, la Philippine Airlines, è una veterana fra le major mondiali avendo iniziato le operazioni nel febbraio del 1946.
L’ultimo evento mortale risale al 25 maggio 2000: un incidente fra l’altro alquanto insolito allorché un passeggero, dopo aver tentato di dirottare un Airbus 330, si gettò con un paracadute da lui stesso cucito, e fu poi trovato morto.
Forse è per questo forse che nell’emettere il comunicato le Autorità UE tengono a precisare che la “commissione prende atto dei recenti sforzi lanciati dalla competenti autorità per riformare l’aviazione civile nelle Filippine... e le misure prese da due vettori Philippine Airlines e Cebu Airlines di assicurare la safety delle loro operazioni”.
Precisiamo che nessun vettore battente bandiera filippina copre attualmente servizi verso qualsivoglia paese europeo e pertanto la decisione della UE dovrebbe avere un riflesso marginale sulle operazioni dei maggiori vettori e della Philippine Airlines in particolare; quest’ultima da noi interpellata ha avvertito che i voli proseguono come da schedulato, proprio perché l’Europa è da tempo fuori dal suo network.
Il fatto strano di cui comunque vogliamo rendere edotti i lettori di Master Viaggi, e in particolare il mondo degli agenti di viaggio, è costituito dalla presa di posizione della IATA.
Infatti lo stesso giorno in cui la UE ha emesso la sua lista, la Iata a sua volta con una propria circolare informava gli agenti aderenti al circuito BSP che le vendite nel sistema erano sospese: nessun agente in pratica può emettere biglietti della Philippine Airlines anche per quei collegamenti non coperti da divieto, che rappresentano in pratica la totalità delle rotte.
Si potrebbe pensare che prevenire è meglio che curare, e che la mossa della Iata tenda a tutelare i passeggeri dal vendere un vettore incluso nella black list.
L’obiezione è del tutto plausibile se non fosse però per un particolare non certo di poco conto.
La Iata nei tempi recenti ha varato un proprio programma sulla safety denominato IOSA (Iata Operational Safety Audit) e nell’aprile del 2009 ha emesso un trionfale comunicato avvertendo che tutti i 224 vettori ad essa aderenti avevano superato gli esami sulla safety e tutti erano stati inclusi nel registro della IOSA: ebbene la Philippine Airlines è uno dei 224 vettori. Non solo, da un controllo da noi effettuato sull’apposito sito risulta che il certificato IOSA rilasciato alla Philippine Airlines scade il 12 maggio 2010.
Una domanda a questo punto è d’obbligo: per quale motivo un vettore certificato dalla Iata per la sua safety, si trova incluso nella black list della Commissione Europea?
E dal momento che il BSP è un sistema di vendite sotto il diretto controllo della Iata, da questo ultimo punto di vista non dovrebbe aver più valenza il programma IOSA certificato dalla Iata, che non una black list emessa da altra autorità?
A.B.