"La pazienza inglese ha avuto la meglio sull’impetuosità spagnola: Iberia infine ha accettato di accasarsi con British Airways, cui la lega l’alleanza OneWorld, dopo quasi un anno di tentennamenti e infatuazioni parallele"
Un commento alla recente notizia dell’ultimo annunciato matrimonio? Non esattamente, perché la data del quotidiano da cui lo abbiamo tratto è del 30 luglio 2008. [1]
Così come questo, potremmo riportarvi numerosi altri annunci trionfalistici di fusioni “fatte” e non concretizzate riferentesi ad altri vettori.
Non tanto l’Iberia che, in termini di merger, è rimasta sempre low profile, ma British Airways ha alle spalle non pochi tentativi di unioni, con KLM, Sabena, SWA... tutti non riusciti. Questa volta sarà quella buona?
Attendiamo e vedremo, ma per il momento non diamo le cose già per scontate e concluse.
Quando vi sono questi annunci si tende a ricordare e mettere in evidenza le “cultural similarities”
fra i due pretendenti sposi; ebbene in questa unione come non ricordare che quando la Comunità Europea faceva i suoi primi timidi passi per liberalizzare i traffici aerei le trattative si arenarono a causa dello scoglio di Gibilterra, fra le delegazioni spagnole e del Regno Unito?
Quando poi vi fu la guerra delle Falkland/Malvinas, ricordiamoci che la Spagna appoggiò apertamente, anche in sede Onu, la posizione Argentina.
Sono tutti particolari che, seppur lontani nel tempo, non possono non tornare alla mente allorché si leggono notizie del matrimonio fra quello che è stato il vettore di bandiera britannico e quello spagnolo.
Quando la stampa annunciò il matrimonio fatto fra KLM e Alitalia vi fu chi fece notare come gli olandesi da allora in poi avrebbero dovuto abituarsi agli scioperi italiani. Il matrimonio come ben sappiamo fallì malgrado fosse stato presentato come cosa fatta.
Ma mettiamo da parte le impronte culturali e le differenze che indubbiamente sussistono e ipotizziamo che tutto vada per il meglio.
La “International Airline Group” nasce da due vettori le cui rispettive doti sono le seguenti:
Finanze - La British Airways ha chiuso l’anno finanziario al 31 marzo 2009 con una perdita netta di 508,6 milioni di dollari; l’Iberia nel 2009 ha registrato una perdita di 273 milioni di euro.
Entrambi i vettori sono stati di recente interessati da agitazioni sindacali.
È indubbio che il deteriorarsi sia delle relazioni industriali come dei conti abbi influito non poco sulla decisione di affrettare l’unione, la quale - come abbiamo visto - ha origini che risalgono a quasi due anni orsono.
Rotte - L’Iberia serve 120 destinazioni; la compagnia britannica 150; su questo fronte si deve osservare che al contrario del merger KLM-AF ove molte destinazioni si duplicavano, l’Iberia ha il
suo punto di forza nel centro-sud America mentre Britsh Airways è molto attiva in Africa, Medio ed Estremo Oriente, per cui l’unione dovrebbe rappresentare una ottima integrazione dei rispettivi network.
Passeggeri - Sui 33 milioni annui la British Airways, 29 milioni la compagnia iberica.
Flotta - Le due compagnie insieme avranno una flotta composta da 408 aeromobili (248 da British).
Personale - 20.000 i dipendenti Iberia, 40.000 quelli di British Airways
Vediamo ora cosa scaturisce da questa unione:
Denominazione: INTERNATIONAL AIRLINE GROUP
CEO: British Airways, Willie Walsh
Chairman: Iberia, Antonio Vazquez
Valore di mercato: 8 miliardi di dollari
Flotta: 408 aerei
Passeggeri annui: 61.5 milioni
Staff: 60.282
Fatturato previsto: 15 miliardi di Euro
Sede centrale: Londra
Brands: la compagnia opererà mantenendo gli attuali loghi, con operazioni dai due main hub di Londra e Madrid.
La International Airline Group avrà la stessa composizione societaria che è stata adottata dal gruppo Air France-Klm, in questo senso va annotato che non è propriamente corretto parlare di merger in quanto i due vettori continueranno a volare mantenendo i propri colori sociali.
La holding franco-olandese “one group, two airlines” ha generato nel FY al 31 marzo 2009 un revenue di 31.659.360.000 dollari; con una perdita netta di 1.074.900.000 dollari.
La forza lavoro è composta da 107.000 dipendenti e a giugno 2009 il gruppo aveva una flotta composta da 609 aerei.
Sembra quindi potersi affermare che la nuova compagnia si dovrebbe porre alle spalle del gruppo franco-olandese.
A supporto di questo dato osserviamo che AF-KL produce RPK (Revenue-Passenger-Kilometer) per 208.838.000.000; British Airwas ne produce 114.346.000.000, Iberia 52.885.000.000.
In base al MOU (Memorandum of Understanding) siglato, gli azionisti di British Airways riceveranno una nuova azione ordinaria per ogni azione BA in possesso, quelli di Iberia 1,0205 azioni nuove per ogni azione controllata.
Le rispettive autorità aeronautiche ha assicurato i vertici dei due vettori che essi potranno conservare licenze e diritti di traffico nazionali già in essere.
Il prossimo appuntamento sarà a novembre quando avverrà la presentazione del piano agli azionisti e questi dovranno dare il loro benestare all’intera operazione.
Sommariamente abbiamo già avuto modo di esternare il nostro pensiero su queste operazioni, le quali dal punto di vista dell’utenza non rappresentano certo l’ottimale (vedi l'articolo su Master Viaggi "British Airways e Iberia: c'è poco da stare allegri")
Qui vorremmo aggiungere una ulteriore considerazione.
Anche BA e IB, così come AF-KL, facevano e fanno tuttora parte di una alleanza (OneWorld per i primi, SkyTeam per i secondi); ebbene constatare che malgrado ciò, due vettori sentano la necessità di ulteriori fusioni - che poi fusioni non sono - la dice lunga sul reale significato delle alleanze. Appare sempre più evidente che con il deteriorarsi dei conti aumenta il numero dei vettori in difficoltà e la netta impressione che si ha, è che le alleanze e le alleanze dentro le alleanze (chiediamo scusa per il gioco di parole, ma è la realtà) servano solo a dare una boccata di ossigeno a compagnie in difficoltà ma oltre, in termine di benefici, non vanno.
Ora a Bruxelles prenderanno il microscopio e si metteranno a spulciare rotta per rotta, frequenza per frequenza a cosa i due vettori dovranno rinunciare per ottenere l’approvazione dei regulators comunitari.
Ma qualunque taglio e cernita verrà fatta, è indubbio che per il passeggero ogni nuova unione significa due tariffe, due servizi fra i quali prima si poteva scegliere e che ora sono divenuti un prodotto unico. E cosa ciò significhi lo sappiamo tutti.
Antonio Bordoni
[1] Corriere della Sera.it