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M.V. Anno X - Nr 119 del 15.06.2010

Penisola Salentina, la Costa Azzurra del Meridione

M.V. Anno X - Nr 119 del 15.06.2010

10 ore di treno, all'incirca, separano Milano da Lecce e un'ora e mezza d'aereo Linate da Brindisi.
Per chi conosce la Costa Azzurra ha l'impressione di riviverla in quel tacco dello Stivale che s'affaccia sul basso Adriatico.

Salento, mare

Il verde del bosco mediterraneo che arriva fino al mare, i fondali di una purezza unica e che variano dal verde, all'azzurro al celeste con scogli dal colore duro e spiaggette di sabbia fine tra piccole insenature che si succedono per chilometri. Poi la brezza marina che in qualsiasi ora del giorno ti accarezza lasciandoti sognare, lontano dal frastuono della civiltà moderna.

Se a tutto questo si aggiungono la cordialità degli abitanti, l'abbondanza di opere artistiche e storiche, la genuinità dei prodotti agroalimentari locali, il basso costo della vita si ha un quadro che fa pensare ad un altro mondo: questo è il Salento.

La fortuna ha voluto che ci trovassimo a Porto Cesareo, sullo Ionio, il giorno dedicato alla salvaguardia dell'ambiente e alla liberazione di una tartaruga. Di fronte alla bella insenatura, a due chilometri di distanza, c'è la piccola Isola dei Conigli, così chiamata in quanto sessant'anni fa si pensò di popolarla con conigli selvatici. Non s'era però tenuto conto dei cani che raggiungendola a nuoto gli diedero la caccia. Oggi, quindi, dei conigli si possono ritrovare degli scheletri.
Ad accompagnarci due professionisti che dedicano parte delle loro ore libere a far da guida e all'insegnamento della salvaguardia dell'ambiente: la professoressa Antonietta Cesari e l'avvocato Enzo Volpicelli, marito e moglie. Il Centro Educazione Ambientale di Porto Cesareo - Veglie grava sulle loro spalle e da quel che abbiamo visto i risultati sono più che soddisfacenti.
Dal 2007 la sede del CEA (tutta l'area è stata definita dalla Commissione Mondiale sull'ambiente e lo sviluppo dell'ONU nel 1987, riserva naturale col nome Riserva Naturale Orientata Regionale "Palude del Conte e Duna Costiera Porto Cesareo") è nella antica torre mastodontica di avvistamento del XVI secolo chiamata Torre Lapillo dalla cui sommità, a terrazzo, lo sguardo spazia da Punta Prosciutto alla Penisola della Strea, da Torre Castglione alla Torre Chianca con le Colonne Romane, alla Torre Cesarea. Sono chilometri e chilometri di spiaggia bianchissima, solo qua e là interrotta dalla bassa scogliera, confinante con la retrostante area bonificata detta la Palude del Conte.
 

La tartaruga che ha ripreso il mare era lunga una settantina di centimetri: per due anni è stata curata dal centro di biologia del mare; era stata pescata con un amo nell'intestino e rischiava di morire. Quando è stata liberata sembrava avere dei momenti di panico poi, lentamente è entrata in acqua e ha preso a nuotare scortata da alcuni subacquei per accompagnarla al largo, da dove farle raggiungere le coste greche e quindi la zona di riproduzione.

Tartaruga rimessa in libertà


Porto Cesareo è una cittadina dove l'ospitalità è al primo posto, con valide strutture ricettive e stabilimenti balneari modernamente attrezzati. Ha delle ottime masserie dove è possibile fare il "bed & breadkfast" come l'agriturismo, ma il punto focale del luogo è la via delle pescherie, dalle parti dello Scoglio. Pesci che quasi saltano sui banconi, tanto sono freschi: ammaliano il visitatore. Se a questo si aggiunge il loro colore - alcuni sono di un rosso fiammeggiante - e il basso prezzo si capisce la ricchezza di questa parte del mare e perché la gente affolla le barche quando ha luogo al mattino la vendita del pescato.

Mercato del pesceDa Porto Cesareo a Porto Selvaggio la costa è caratterizzata da scogli alternati a piccole spiagge. La vegetazione mediterranea è protetta in un parco dove ad alberi di alto fusto fanno da sottofondo intricanti rami di piante sempre verdi. I resti della Torre Uluzio dominano il paesaggio rude.
La strada che scorre lungo la costa, tenuta in modo impeccabile, è tutto un susseguirsi di villette abitate anche da personaggi di spicco del mondo artistico e finanziario.
In una villa si ritrovano i colori delle costruzioni di Valauris - località scelta da Picasso sulla Costa Azzurra - e si ha l'impressione di aver sbagliato itinerario. Avvicinandosi al cancello si scopre che è mezzo arrugginito e chiuso da un vecchio lucchetto. Il grande giardino è in completo disfacimento e tutto l'edificio testimonia lo stato di abbandono. Sono le solite questioni ereditarie, ci viene spiegato. Di fianco alla villa, sulla strada, una fontana di acqua sorgiva fresca e purissima permette di dissetarci.
Tra gli scogli spesso si aprono delle grotte dove le barche dei pescatori s'inoltrano permettendo di ammirarne i fondali.

 

Gallipoli, dove arriviamo poco dopo, è la città più importante di questa parte della Costa Salentina. A confermarlo oltre alla parte antica, che ha conservato la vecchia struttura con le mura e la strada in alto che la circonda, è il suo porto con i pescherecci d'altura, mentre nel suo "cuore" (in via Antonietta di Pace) è conservato il Frantoio Apogeo, ormai in disuso, a ricordarci che nei dintorni si coltiva l'olivo.
Particolarmente belle sono le sue chiese: il Duomo con la Curia Vescovile, la Chiesa del Carmine, la Chiesa di San Francesco di Paola (s'affaccia sul Porto Mercantile) e le altre, anche se non mancano edifici di pregio come il Palazzo Tafuri che domina il Bacino San Giorgio. È dalla terrazza al 13° piano dell'hotel Bellavista che si può volgere lo sguardo tutt'attorno, mentre giù in basso, come due gnomi, due giovani che hanno appena celebrato le nozze si lasciano fotografare sui resti della antica Fontana Greca. Si perché a Gallipoli questa è un'usanza che viene tramandata di generazione in generazione.

Frantoio

Abbiamo preso alloggio in quello che una volta era un frantoio per la spremitura delle olive. È nel centro di Marittima, a due passi dal mare e da Castro. A Marittima pare non ci siano persone tanto è silenziosa. Il vecchio frantoio si chiama "Trappitu dei Settimi". Superato il portico si entra nel cortile. Una scala porta alle tre camere del primo piano mentre altre due camere sono a piano terra -arredate con molto buon gusto e fornite di moderni servizi - dove si trova anche quello che una volta era il locale del frantoio (conservato in modo squisito e con alle pareti i ritratti dei vecchi Settimi) oggi adibito a stanza per le colazioni.
Nel Salento sta prendendo sempre più corpo il B&B. Noi ne abbiamo visitati diversi nella stessa Marittima. Sono ricavati, spesso, in antiche dimore nobiliari dove gli architetti hanno saputo ricavare residenze di prestigio. Le case oltre a permettere una confortevole sistemazioni hanno due grandi pregi: mantengono integra la struttura urbanistica impedendo il proliferare di costruzioni che deturperebbero il paesaggio. Per il turista molti sono i vantaggi, non ultimo quello economico.


Ci attende Salve. È un paesino dell'immediato entroterra non lontano da Capo di Santa Maria di Leuca: dista 12 chilometri. Tra le sue particolarità ci sono due cose: il pasticciotto leccese (un tipico dolcetto locale di squisito sapore da consumarsi col caffè immerso nel ghiaccio e latte di mandorla) e il più antico organo della Puglia, costruito nel 1600 dai comensi Giovan Battista Olgiati e Mauro da Muro. Si trova nella chiesa parrocchiale dedicata a San Nicola Magno, tutt'ora funzionante con timbri inconfondibili.
Tra le cose più belle del luogo sono da annoverare le sue spiagge di sabbia fine e bianca, che hanno ottenuto la Bandiera Blu, mentre il fondo marino offre scenari da fiaba.
Proseguiamo per la vicina Ugento. Siamo nel tipico centro meridionale con gli anziani che se le contano seduti sulle panchine della piazza principale, e che rispondono con calore quando li saluti.


Una cosa da non perdere a Ugento è la visita al piccolo Museo Civico Archeologico, sorto nell'ex convento dei Celestini, dove sono raccolte monete antiche ritrovate localmente insieme a una piccola statua di bronzo (qui è presente solo la copia) di Zeus risalente al periodo messapico.
Il direttore Walter Zecca è una vera fonte d'informazioni che trasmette con calore, tanto è legato alla sua terra.
A sei chilometri nel Parco Naturale di Ugento, sul mare, immerso in una grande pineta da anni è in funzione il Robinson Club Apulia della Tui: la sua clientela in maggioranza è tedesca. Da’ lavoro a circa 300 persone mentre gli ospiti sparsi tra hotel e palazzine arrivano a quota 1.200. Come per la maggioranza dei villaggi la formula è All inclusive; non mancano attrezzature e programmi che vanno da quello per la bellezza del corpo, al gastronomico, allo sportivo, alla salvaguardia della salute.

A due passi da Ugento c'è, su un cucuzzolo, Alliste. Le sue strade sembrano tirate a lucido. A sorvegliarle ci sono tre cani - fino a pochi mesi fa erano due - che scorrazzano liberi da un angolo all'altro. Sono di tutti... è la comunità che provvede al loro sostentamento e a proteggerli. Sono stati vaccinati e sterilizzati e periodicamente il veterinario provvede a visitarli. Appena si scende dalla macchina, lasciata fuori del paese, vengono incontro scodinzolando, si fanno accarezzare e poi come delle diligenti guide fanno scoprire dei piccoli cortili dove s'affacciano scale bianchissime in stile barocco.
Non capita spesso che tutto un paese si impegni ad adottare degli animali. Quando si risale in auto i cani saltano e abbaiano di gioia, come a ringraziare per la visita appena conclusa.


È andando verso Castro (una cittadina protetta in alto da un castello aragonese eretto sulle vestigia delle mura messapiche) che facciamo una breve sosta al Marina Residence e scopriamo che Raffaello Garbagnati, 50 anni fa lasciò Legnano per venire qui a prendere possesso di quella striscia di terra, lasciatagli in eredità dal padre e che dalla provinciale porta, scoscesa e avvolta nel verde, al mare. C'era solo un "caseddu" (le tipiche case a secco dei contadini, simili ai trulli ma con la cima tronca) che egli tutt'ora conserva. Questo lo ispirò nella costruzione delle unità immobiliari a gradoni che formano il suo villaggio. Sparendo tra gli alberi, con una bella vista sull'Adriatico, esse permettono agli ospiti di fare una vacanza indimenticabile.
Poco più in la si trova il "Piccolo Mondo", un quattro stelle costruito nel '68. È formato da un corpo centrale e da bungalow che s'affacciano, tra buganvillea dal colore rosso intenso e altri fiori, sul mare. Dalla sua terrazza/ristorante si rivive il paesaggio della Costa Azzurra mentre piccole imbarcazioni, al largo, veleggiano verso il Porto di Enea a Castro.

 

Porto Enea secondo le scritture e quello nel quale egli approdò in Italia. Della vecchia fortezza che lo sovrasta restano solo le mura sapientemente restaurate, mentre alcuni locali vengono utilizzati per conferenze e incontri di studio. Salendo sulle torri di guardia si comprende l'importanza militare che Castro ha avuto contro le invasioni turche.
A poca distanza dalla città di Castro c'è la grotta Zinzolusa: vi si accede percorrendo uno stretto sentiero scavato nella roccia e a pendio. Come le grotte al nord del Mar Cinese in Vietnam essa sbocca sul mare, ma a differenza di quelle offre uno spettacolo di stalattiti e stalagmiti che i pescatori, quando la grotta venne scoperta, paragonarono a stracci: da qui il suo nome in dialetto salentino.


Tornando a Marittima è il caso di ricordare che di fianco alla Chiesa dedicata a Santa Maria di Costantinopoli (il caso ha voluto che potessimo assistere ad una processione in suo onore) si trova lo sconsacrato convento di proprietà di un inglese: Lord Mc Alpine che lo occupa con la moglie Athena. Dai reperti ch'egli s'è portato dietro e che si ritrovano in ogni angolo e sulle pareti del vecchio convento sembra di fare il giro del mondo. La cena è servita nel chiostro con tavole imbandite in stile medioevale a lume di candela e con il personale di servizio vestito in costume salentino.


La tappa successiva del nostro mini tour sono le Marine di Meledugno. Da Marittima, bisogna scendere fino ad Acquaviva. Si trova in un canalone che porta al mare.
In prossimità della riva - da qui il nome - sgorga una sorgente d'acqua dolce freschissima. I rami degli alberi quasi la nascondono e si stenta a credere che un paio di metri più in là ci sia dell'acqua salmastra. Sono i misteri della natura. Il canalone è un luogo d'incanto... non vi si trova in terra un pezzetto di carta o una bottiglia abbandonata.

Spiaggia
 

Per arrivare alle Marine di Melendugno si attraversa un territorio chiamato Grecja - con la j lunga - dove tutt'ora oltre a molte parole della lingua greca si conservano gli usi e i costumi. È un comprensorio formato da nove comuni, al centro del basso Salento.
Affacciandosi sul mare, dopo aver attraversato una piana coltivata per buona parte a vite, si rimane meravigliati per lo spettacolo d'impareggiabile bellezza che si ha di fronte. Ci sono dei faraglioni, a due passi dalla riva, un po’ più in basso con le onde che violentemente vi si infrangono mentre il canto dei gabbiani si diffonde nell'aria. Da una parte il boato delle onde e dall'altro il gridare degli uccelli che lasciandosi guidare dalle correnti si tuffano quasi in mare.
Pochi chilometri e una lunghissima spiaggia bianchissima - si chiama Torre dell'Orso per la roccia a forma d'orso che la sovrasta – accoglie il visitatore invitandolo a gustare il caldo sole e un bagno da mille e una notte.


Ma se questo è il territorio marino salentino altrettanto interessante è l'interno con milioni di olivi secolari, vigne a basso fusto, ortaggi dai colori rilucenti si ritrovano nella gastronomia locale prevalentemente biologica.
A Melendugno, nella zona detta "Macchia del Barone", gli agricoltori si sono consorziati (ne fanno parte oltre 2300) dando vita a un oleificio che hanno chiamato Rinascita. E' sorprendente vedere come avviene la spremitura a freddo. Se una volta erano delle grandi ruote di pietra che vi provvedevano oggi tutto avviene meccanicamente non superando mai i 20 gradi.
E che i frutti di questo lavoro non mancano è provato dal fatto che, nel 1984, si è potuta costituire la Banca di Credito Cooperativo di Terra d'Otranto, oggi punto di riferimento per il mondo agricolo salentino.


Stiamo per arrivare a Otranto detta "città dalle molte acque".
Si presenta come un baluardo con le sue alte mura sulle quali si erge il castello dal quale nelle giornate senza foschia si può vedere la costa albanese (dista una settantina di chilometri). Prima di arrivarvi passiamo davanti ad una costruzione che fino a non molto tempo fa era utilizzata per trattenervi i clandestini dell'altra sponda e che tuttora è in attesa di una nuova destinazione.
Superata la porta delle mura canti e suoni di giovani ci accolgono.
La prima cosa da fare a Otranto è la visita alla sua Cattedrale. È un monumento nel quale rivive la storia di una terra che ha subìto invasioni con i suoi 800 martiri che rifiutarono di sottomettersi all'Islam. A distanza di secoli essi sono rievocati come fosse accaduto ieri. Dietro l'altare è visibile la pietra sulla quale furono mozzate le loro teste.
Il suo pavimento della cattedrale più che un mosaico è un "tappeto" che rappresenta, coi suoi tre alberi, la vita umana. Nella cripta 68 colonne di marmo, una differente dall'altra, pare fossero in origine destinate ad un tempio per una divinità greca.
La fortezza, spoglia di arredi, è comunque un bel posto d'osservazione. Da un lato sotto ci sono le imbarcazioni da diporto e dall'altra il nucleo della città con le sue piccole strade ricolme di souvenir.

Siamo alla fine del nostro tour nel Salento. Non ci resta che Martignano, nell'interno. È il paese più piccolo della Grecja Salentina. 11 comuni si sono riuniti e hanno creato l'Associazione Turistica Culturale Salento Griko dando vita al Parco Turistico Culturale Palmieri con sede nell'antico Palazzo Palmieri di Martignano.
L'edificio risale al XVII secolo. Il Parco ha molte funzioni tra le quali quella di venire incontro alle necessità del turista in fatto d'itinerari, di manifestazioni folcloristiche e culturali da seguire, come la famosa "Taranta", una danza questa che ci ha accompagnati la sera dell'inaugurazione (un vero gioiello che ha richiesto grandi risorse per la sua trasformazione da stazione di posta) dell'agriturismo Masseria Chicco Rizzo.
A salutare il nostro ritorno a casa la Compagnia di ballo "Arakne Mediterranea": con una danza popolare, la "Taranta" che è un anche un segno di amicizia.
Ciao Salento, terra dalle mille risorse e dai paesaggi d'incanto.


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