Riceviamo e volentieri pubblichiamo una lettera che Simone Caramel ha inviato al dr. Sergio Stagnaro. una lettera carica di significati e valori sull'importanza dell'uomo, dell'amicizia... della vita.
Grazie di cuore caro Sergio della fiducia che mi accordi!!
La strada della divulgazione Ascoltata è ardua e tortuosa, e lo sai molto meglio di me, ma non per questo ci dobbiamo scoraggiare. Il libro di Giobbe ci conforta. Metto chiaramente l'Ascoltare in maiuscolo, perché mi riferisco ad un Ascolto che abbia un senso, un Ascolto interessato per apprendere, sperimentare, mettere in pratica, anche per criticare certo, ma con quella critica razionale e scientifica che abbia solo un significato costruttivo, volto a perfezionare, migliorare, ecc.
Mi accorgo anch'io che persone spiritualmente sane in giro non ce ne sono molte, in tutti i campi, non solo in ambito medico e scientifico. Sono esseri dormienti, dei quali possiamo averne solo compassione, senza curarcene troppo. Mettersi ai loro livelli oltre che essere cosa sterile, non è nemmeno produttiva.
Ma esistono anche persone spiritualmente sane, che magari agiscono spesso dietro le quinte, e non sono sotto la luce dei riflettori. E' a queste che ci dobbiamo rivolgere, queste che dobbiamo cercare, o fare in modo che esse ci trovino.
Così gettiamo i semi per il futuro che è già cominciato.
Chiaramente tu sei un precursore, un uomo del futuro, che ho l'immensa fortuna di conoscere e aver incontrato. Rare persone conoscono la tua lingua, il tuo linguaggio, le tue ricerche che per quanto complesse sono, non sono affatto complicate, perché con tutta la buona volontà che ci ho messo, pur non essendo medico e non avendo nessuna base in campo chimico, biologico e genetico, un po' le ho comprese. La complessità è la semplicità stessa diceva Brancusi!
Per chi conosce la semiotica biofisica le tue parole suonano come musica, come sinfonia, per chi non la conosce, nessuna comprensione, nessuna melodia.
Eppure anch'io non la conoscevo, non ne sapevo nulla. Non conoscerla a priori non è una giustificazione. Ancor di più per me che non sono medico, per cui apparentemente non avrei avuto nessun motivo o stimolo per desiderare di conoscerla od approfondirla.
Dove sta l'inghippo? Sta proprio nella curiosità intellettuale, che può nascere solo nelle menti libere.
Chi è contaminato dal mondo e dal suo inquinamento (non quello atmosferico), purtroppo mente libera non è. Nietzsche in questo è stato un profeta, e Così parlò Zaratustra un libro illuminante.
Dobbiamo forse chiederci come fare ad aiutare le menti a diventare libere e a decontaminarsi? Questo è il loro ICAEM alfa ereditato dalla tradizione, dalla cultura, dalle religioni, dai valori e stili di vita contaminati ed inquinati fin dai secoli dei secoli (è un po' quello che dice Krishnamurti).
Che facciamo, consigliamo a tutti di leggere Nietzsche e Krishnamurti? Fatica sprecata, nemmeno li capirebbero, non arriverebbe a loro il messaggio.
Che facciamo allora? Scriviamo oltre a trattati scientifici, nuovi libri di filosofia, etica, economia, comunicazione, ecc. Non servirebbe a niente. Il buon Gesù ha forse scritto libri? Ha forse predicato usando alti illuminanti e dotti concetti di filosofia o religione? Non lo ha fatto, non è partito dall'alto, ma dal basso: dalle persone umili e semplici.
Ovvio che prendendo sempre più seguito tra le folle, tra il popolo, si è scatenato le ire e l'odio dei potenti, dei dottori della legge, dei sacerdoti, ecc..
Se ne è andato come tutti sappiamo, non nella gloria terrena, ma con la Gloria dei Cieli. Del resto dopo, solo dopo, si è capito che il suo sacrificio era necessario per la salvezza dell'uomo. Non ha scritto una sola parola, eppure le sue parole non sono andate perdute. Non aveva internet, le e-mail, eppure è conosciuto in tutto il mondo.
Qualcuno potrebbe dire: ma Lui era Lui, è Colui che È; noi invece siamo noi, non possiamo prenderlo come modello, perché Lui è un modello di Perfezione, e noi non lo siamo.
E invece no, non possiamo scoraggiarci e sminuirci così su due piedi, continuando a strisciare sul fango come fanno i serpenti, invece che guardare il cielo come fanno gli uccelli nella non-linearità dei loro voli.
Quando uscii dall'ospedale, come già ti raccontai, nonostante fossi imbottito di farmaci che mi ridussero ad un automa, nonostante fossi ingrassato a dismisura, nonostante i miei occhi fossero spenti, nonostante fossi ormai balbuziente non parlando mai con nessuno rinchiuso nella mia camera, facendo una vita praticamente da vegetale (mangiare dormire, dormire mangiare...) mi ricordo che un giorno mi regalarono un CD di Vasco Rossi, e dentro c'era una canzone dal titolo Vivere. La mettevo tutti i giorni a tutto volume nella mia camera, e sempre la stessa canzone, in cui la parola Vivere l'ho fatta risuonare centinaia di volte al giorno: Vivere, Vivere, Vivere, Vivere, Vivere...
Fu così che un bel giorno mi presi le mie scarpe da ginnastica, ormai ricoperte da un bel strato di polvere, e andai a correre nel parco. Fu così che cominciai a ri-Vivere.
Inizialmente i miei occhi erano sempre inclinati verso il basso, verso l'erba, verso dove i miei passi si confondevano con le foglie degli alberi.
Piano piano però l'inclinazione degli occhi ha cominciato a mutare, fino a che dopo qualche settimana essi cominciavano a guardare più su, verso i rami degli alberi, verso gli uccelli, verso il sole, l'azzurro e le nuvole bianche del cielo (e di Caotino).
Quando gli occhi cominciarono ad abbracciare il cielo capii che ero tornato, che ero rinato, e così ricominciò la mia vita.
Ti ho raccontato questo per dirti che purtroppo la maggior parte delle persone hanno gli occhi che guardano per terra, quotidianamente, tutti i giorni. Me ne resi conto durante un mio viaggio ad Oriente. Trascorsi tre bellissime settimane nell'isola di Sumatra in Indonesia, dove tra le cose che più mi colpirono ci fu la cordialità, l'entusiasmo, la felicità delle persone: tutti che ti salutano, che ti vengono incontro, tutti col sorriso, nonostante non ci sia la ricchezza dei paesi industrializzati.
Poi di colpo, l'ultimo giorno, per tornare a casa feci scalo a Kuala Lumpur, in Malesia: città ultramoderna, piena di grattacieli stile New York, dove il capitalismo e l'industrializzazione sono veicoli di alta ricchezza materiale. Solo che camminando qualche ora per le strade di questa città piena di luci artificiali (quasi fosse il paese dei balocchi) nessuno più mi salutava, nessuno più guardava verso di me quando camminavo, niente più sorrisi, energia, entusiasmo, curiosità, cordialità: solo tante formiche-persone a camminare come automi sui marciapiedi intenti a parlare al cellulare, o a guardare il cemento e l'asfalto, o comunque seri, camminando meccanicamente, euclideamente in preda ai loro pensieri, preoccupazioni, agenda giornaliera.
A quel punto mi dissi: è finita la vacanza!
Una bella differenza, davvero shockante, passare in un'ora da un luogo dove tutti ti si fanno incontro, ti salutano, ti stringono la mano, a un luogo pieno di persone, sfavillante, ma dove seppure cammini per ore è come se fossi invisibile, e nessuno si accorge della tua presenza.
Ecco perchè dico che le menti che ci circondano non solo libere, sono super-inquinate.
Libero è chi guarda il cielo, libero è chi guarda i lampadari della chiesa mentre il prete diceva la messa: come si chiamava quello scienziato che faceva così, Galileo?
Un abbraccio e buona giornata!
Simone