L'Ente Nazionale Bilaterale per il Turismo rileva che, almeno a livello Europeo e Mediterraneo, il settore crocieristico, pur continuando a tirare, nel prossimo futuro è destinato a ridimensionarsi.
A nostro avviso le grandi compagnie questo momento lo avevano già previsto ed infatti le nuove navi, quelle entrate in servizio negli ultimi due o tre anni, vedono una razionalizzazzione estrema degli spazi interni e cioè più cabine possibile, meno salotti e più servizi a pagamento (uno per tutti le sempre più vaste aree destinate a SPA e centri benessere).
Il sistema insomma già da tempo ha cominciato ad attrarre i clienti con minori costi base per poi rifarsi sugli extra a bordo nave: Casinò, saloni di bellezza, i già citati centri benessere, negozi di tutti i generi, servizi fotografici, bar e ristoranti e, ovviamente, le escursioni da effettuarsi a terra nei vari scali.
Quindi probabilmente lo studio dell'ENBT non scopre niente di nuovo, tuttavia vale la pena riportare una serie di dati che possono aiutare a capire la tendenza di questo comparto così importante e gettonato dai turisti di tutto il mondo.
Non è una novità, ad esempio, che di questa forma di turismo si sia parlato sempre come di un competitore agguerrito sul mercato dei viaggi “all inclusive”, in grado di sottrarre quote, in particolare, ai villaggi turistici (vero prototipo del turismo “senza territorio”).
Ma quando lanciamo l'allarme è perché i segnali che ci pervengono lasciano intravvedere un futuro non più tanto roseo per i Cruise Operators: mentre infatti nel 2009-2012 erano in cantiere 38 navi per 84.460 “berths” (capacità di carico convenzionale riferita ad una nave che ha due posti letto occupati per ogni cabina) e 16.127 milioni di investimento, un anno dopo la situazione appare rallentata: 30 navi nel 2010-2013, per 66.680 “berths” e 13.447 milioni di ordini.
E oramai le consegne di nuove navi, a partire dal 2013, sono previste al ritmo massimo di una l’anno. E l’occupazione evidentemente ne risente: tra il 2008 e il 2009 cala infatti di oltre 23 mila unità in Europa (da 311 a 296 mila, -4,9% in totale), con una perdita specifica del 13% concentrata proprio nei cantieri. E le perdite, paese per paese, fanno ancora più impressione: in un solo anno -10.000 lavoratori in Germania, -3.000 in Francia, – 1.000 in Italia. E il 2010 doveva ancora arrivare…
Quindi l'ENBT giunge alla nostra stessa considerazione quando afferma che "a questo processo di razionalizzazione dei costi non è estranea l’accresciuta competizione tra Cruise Operators, che in tempi di crisi inizia a toccare sensibilmente i prezzi finali, e con essi la profittabilità".
Sempre nello studio diffuso da ENBT si legge: "non può essere tralasciato il nuovo peso che sembra assumere l’area del Mediterraneo di Sud-Est, a partire dalla Grecia, che con quasi 5 milioni di transiti si aggiudica il primato nazionale nel 2009. Ma si tratta di passaggi “leggeri”, se è vero che mediamente “lasciano” in Grecia non più di 120 euro a testa. E a Malta non va molto meglio, con 149 euro, e anche a Cipro si toccano appena 217 euro. E ciò mentre all’Italia ogni crocierista “frutta” nel complesso 874 euro e alla Francia 626"
In conclusione l'industria delle crociere ha finora governato con mano salda il proprio percorso di crescita: stimolando una domanda attenta e ben disposta alle innovazioni, chiedendo ed ottenendo investimenti nelle infrastrutture portuali e viarie,
Ma ora sono diversi i segnali di controtendenza, dalla cantieristica all’impatto locale.
Per il nostro Paese e per tutto il Mediterraneo la crocieristica è una grande risorsa di promozione e di occupazione: bisogna però sforzarsi per accrescerne le ricadute sui sistemi produttivi nazionali e sui sistemi turistici locali, a fronte degli investimenti non certo esigui che essa richiede.