E' il 9 Dicembre, Il fumo si leva nel cielo di Sharm mentre stiamo per lasciare il porto.
Festa d’inizio, musica, giochi. Via, si parte. Un’emozione accende il sorriso sul viso dei passeggeri usciti sul ponte per cogliere il magico momento della prima brezza. La nave Costa Marina navigherà silenziosa per tutta la notte mentre noi ceneremo, balleremo, giocheremo al casinò, qualcuno farà un bagno notturno in piscina, i più fortunati si dedicheranno all’amore spiati dalle stelle attraverso l’oblò della cabina.
Al ristorante ci aspetta lo chef Michele Di Filippo: una vita in nave, dedicata ad insegnare al suo staff internazionale la cucina italiana.
Occhi chiari e baffoni, il nostro chef ci coccolerà per l’intero viaggio con le sue prelibatezze.
E’la familiarità la nota più ricorrente su questa nave.
Già dopo un giorno si ha l’impressione di essere a casa, di conoscere tanta gente che lavora in Costa, subito pronta ad assisterti.
C’è il barman, che dopo due sere sa già cosa bevi.
Ci sono i ragazzi di sala, tre per tavolo, che ogni sera ti aspettano al ristorante e subito imparano a conoscere i tuoi umori culinari.
Ogni pomeriggio, quando cominci a sentire il languorino che ti chiama alla cena, ti rassicuri nel pensare subito che li troverai lì per te, pronti a sistemarti la sedia prima di spiegarti il menù della serata.
C’è Ilaria, la tour manager, sempre tranquilla nello spiegare quali sono le possibili escursioni da fare scendendo dalla nave: “Sono tre - quattro al giorno – spiega - ma variano di numero. Per esempio, nel viaggio ai Caraibi ce ne sono una trentina al giorno. I tour operator propongono e noi scegliamo”.
C’è Loris, l’hotel director, che dopo cinque minuti che lo conosci inizia a raccontarti tutte le barzellette del mondo.
E c’è il comandante, Pietro Sinisi, con il fascino della divisa e negli occhi la sicurezza di chi sa fare molto bene il proprio lavoro.
E, in caso di necessità, c’è il direttore sanitario, Gennaro De Simone, napoletano doc: ti cura e non ti abbandona più per il resto della crociera, assicurandosi con premura che tu stia bene. Si perché l’obiettivo di tutte le persone che lavorano su questa nave è far stare bene i viaggiatori.
Alla fine della giornata, dopo calendari fitti di eventi a cui poter partecipare - dal cocktail del giorno all’appuntamento per il the, dai convegni alla palestra, dal salone di bellezza ai negozi di bordo, dalla musica dell’Harry’s Bar allo squock club - è piacevole rientrare in cabina.
Dal letto vedi il mare e il cielo attraverso l‘oblò mentre in tv passano le immagini della giornata in nave, le foto scattate ma anche quasi tutte le televisioni del mondo. Seguo un po’ la Rai , un po’ la Bbc e mi addormento cullata dal mare.
L’indomani, sveglia presto: tra le possibili escursioni abbiamo scelto di andare a vedere il monastero di Santa Caterina, nel deserto del Sinai.
Le alternative erano una escursione in fuoristrada e con il cammello oppure le spiagge dorate della baia di Na’ama.
Ma purtroppo non si può fare tutto ciò che Costa propone e quindi bisogna scegliere.
Al ritorno ci aspetterà, alle 18.30 l’esercitazione di emergenza e poi, dopo cena, al teatro del ponte 6 Marina il “Welcome Variety Show”.
Ed anche il Revival in discoteca o il Single party alla veranda del salone Marina.
Insomma, c’è da scegliere.
Chi invece decide di restare tranquillo sulla nave senza impegnare le sue energie in escursioni ha a disposizione lezioni gratuite di fitness, la biblioteca, incontri tra giocatori di carte, bowling, seminari di bellezza, oltre a tutti gli appuntamenti culinari: prima colazione disponibile dalle 6 alle 9.15 al ristorante Cristallo oppure al self service yacht club (a seconda di quanta fretta si ha), colazione continentale dalle 9 alle 10.30, seconda colazione (per i dormiglioni) dalle 12 alle 14.30.
E poi, naturalmente, il the con pasticceria dalle 16 alle 17, la cena alle 19 o alle 21 e, infine, una sorpresa gastronomica alle 23.30: altri bouffet ancora. Insomma una scelta adatta per le esigenze e gli orari di tutti, in modo che nessuno si senta costretto a seguire rigidi schemi temporali. In pratica, si può mangiare a tutte le ore.
Il deserto, per chi non è abituato a vederlo, ha un fascino ed un sapore misteriosi.
Tutto quel vuoto davanti agli occhi svuota la mente.
Resta un senso di calma, di pace.
Non a caso nei primi secoli dell’era cristiana questo luogo di solitudine e quiete fu un forte richiamo per chi voleva sentirsi vicino a Dio.
Sin dal III secolo sorsero qui piccole comunità monastiche accanto ai luoghi sacri la cui ubicazione è arrivata sino a noi perché tramandata oralmente dai beduini del deserto, di padre in figlio, di generazione in generazione.
Per arrivare al monastero biblico bisogna percorrere un tratto, comodo ma abbastanza lungo, a piedi.
Passo dopo passo, nel silenzio più totale, ci avviciniamo ai diciassette secoli di vita spirituale racchiusi nel monastero.
Tutti lo difesero: Maometto, i califfi arabi, i sultani turchi, i condottieri europei, anche Napoleone.
Personaggi che non possono essere accomunati da altro se non dal mistero della grandezza: tutti, al di là delle varie religioni, posero il momastero sotto la propria ala salvandolo così da eventuali atti vandalici.
Ed ecco, accanto al monastero, il roveto ardente di cui parla la Bibbia , dove Dio si rivelò a Mosè e gli ordinò di ritornare in Egitto per prendere Israele e portarlo al monte Oreb per adorarLo.
Dopo momenti di vera magia e raccoglimento, si riprende il viaggio verso la nostra nave.
Una bella doccia in cabina e si ricomincia.
Dopo cena, un po’di musica live all’Harry’s Bar e poi una bella dormita mentre i più riposati fanno l’alba in discoteca.
Le escursioni previste per oggi sono Massada e il Mar Morto, la riserva di Hai-Bar safari e l’osservatorio sottomarino, o Timna Park..
Scelgo Masada, ancora oggi simbolo dell’identità nazionale ebraica nonostante l’emigrazione a partire dalla diaspora del 66aC.
Dalla cima della montagna di Masada si apre una vista incantevole sul deserto roccioso e sul mar Morto.
Arriviamo alla fortezza di Erode. La fece edificare nel 42 a .C. come potenziale rifugio nel caso di una rivolta ebraica o di disordini fomentati da Marco Antonio e Cleopatra.
Masada ancora oggi trasuda sacrificio: nel 73 a .C., dopo la caduta di Gerusalemme, più di 960 ebrei, inclusi donne e bambini, si rinchiusero nella fortezza per proteggersi dall’attacco dei soldati romani.
E preferirono il suicidio di massa alla schiavitù.
Masada è oggi il luogo simbolo di questo.
Ma dopo un tuffo nella storia, è piacevole anche un tuffo nelle acque terapeutiche del mar Morto.
Nel tardo pomeriggio rientriamo in nave.
Una serata disco e una buona dormita ed eccoci pronti per la nuova avventura di domani.
La nave è già approdata da un pezzo nel porto di Aquaba.
Si può scegliere tra un’escursione a Petra e un’avventura nel deserto di Wadi Rum. Scelgo Petra.
Per descrivere una giornata a Petra non basterebbero volumi di pagine.
A mio avviso, è quanto di più stupefacente e mistico sia mai stato creato dalla natura e dall‘uomo.
La sera, in nave, Rock’n roll Legends e gare di ballo.
Il giorno successivo, la nave approda a Safaga.
Da qui ci sono tre alternative: Luxor, escursione all’insediamento beduino in fuoristrada, tramonto in jeep nel deserto arabo, isola di Mahmeya o tuffo in mare a Hurghada, da molti considerata la capitale del Mar Rosso.
Scelgo di andare a Luxor.
C’è molto da vedere, si parte presto.
Il sole delle sette del mattino illumina le cime della catena, lungo la strada che porta dal porto alla nostra meta.
Superato il primo posto di blocco all’uscita da Safaga, le distese di sabbia cominciano ad allargarsi al lati della strada.
Un altro posto di blocco, stiamo lasciando la regione del mar Rosso.
E un altro ancora, all’ingresso del governatorato di Quena, all’interno del quale si trova la città autonoma di Luxor.
Prima degli anni Novanta tutti questi posti di blocco non esistevano.
Ora ce n’è uno ad ogni ingresso di città.
L’auto continua a correre lungo la strada mentre alla nostra destra il deserto arabico si sta colorando di luce.
Un grande spazio monocolore intervallato solo dai pali dell’elettricità e da qualche vecchia postazione di pietra.
Dune a perdita d’occhio.
Finalmente, dopo due ore di viaggio nel deserto, davanti ai nostri occhi si apre Quena. Campi verdi, asini e contadini.
Non più il giallo del deserto ma i colori rigogliosi.
Il verde sembra ancora più verde dopo ore di deserto.
E’il trionfo della natura che sembra anche rinfrescare il corpo.
Case, alberi, acqua. Dopo il vuoto contemplativo del deserto la ricchezza di campi geometricamente squadrati sembra quasi stridere.
L’auto continua a correre, mancano ancora 55 km a Luxor.
Un vecchio in groppa ad un asino, con il capo fasciato da stoffe colorate, rallenta il traffico.
Una fila di gomme abbandonate sono sulla scarpata destra che costeggia la strada mentre dall’erba spuntano le macchie di colore di contadini accovacciati nei campi.
Siamo sulla strada dell’Alto Egitto che da Il Cairo arriva ad Assuan per quasi mille chilometri.
In pochi luoghi si possono vedere come qui tutti i colori delle bouganville sull’argine del canale che costeggia la strada: bianche, gialle, rosa, rosse, fucsia.
A sinistra invece corrono i binari del treno che porta la canna da zucchero dai campi sino alla raffineria.
A Luxor, su entrambe le rive del Nilo, è concentrato un terzo del patrimonio monumentale d’Egitto.
Sulla sponda ovest c’è la Valle dei Re, con le sue stupefacenti tombe reali.
Fermata obbligatoria al tempio della regina Hatshepsut, la prima femminista della storia che riuscì a diventare prima faraona dell’Alto e Basso Egitto convincendo tutti della propria discendenza divina.
Poi sosta alle famose statue di Amenofi III, conosciute anche come i colossi di Mnemome ed infine il più grande luogo di culto della storia: il tempio di Karnak con la sua sala ipostila, il lago sacro e il viale delle Sfingi. .
E siamo arrivati alla fine del viaggio.
La Costa Marina approda a Sokna.
Per chi non vuole restare in nave a godersi la tintarella, si aprono diverse possibili escursioni: Il Cairo copto e medievale, la spiaggia di Sokna, il museo egizio e le piramidi di Gizah, oppure l’esplorazione di Gizah, Shkhara e Memphis.
Ultima sera in nave.
La nostalgia già si sente. A cena lo chef, Michele Di Filippo ci racconta un po’della sua esperienza. “ A distanza di anni - dice - vedo la gente che ho conosciuto a bordo ritornare sulla nave.
E quando mi riconoscono mi spiegano: siamo stati troppo bene in crociera, non potevamo non ritornare.
Ecco quello è il momento, per noi che lavoriamo in Costa, più bello perché vuol dire che siamo riusciti nel nostro lavoro, siamo riusciti a far stare bene la gente.
E per noi è fondamentale, lo facciamo con il cuore, non con finzione.
Noi su questa nave ci viviamo per mesi e mesi. E dobbiamo starci bene".