M.V. Anno X - Nr 301 del 17.03.2011
Esito più che positivo per l'audizione sulla controversa tematica del sangue cordonale del “Comitato Italo – Francese per il buon uso del sangue del cordone ombelicale”*; di fronte alla Commissione Sanità e alla Vicepresidente del Parlamento Europeo Roberta Angelilli, il Comitato ha presentato un documento con specifiche richieste affinchè l'utilizzo del sangue cordonale venga adeguatamente regolamentato in Europa e per limitare se non impedire “la deriva mercantile” generata dal business privato del sangue del cordone.
La Vicepresidente Angelilli e gli europarlamentari italiani presenti, Antonio Cancian e Mauro Mauri, hanno infatti espresso l’impegno affinché la Commissione Sanità esamini il recepimento delle direttive europee esistenti presso i singoli Stati membri, a tutela dei principi che ispirano le norme in materia di dono e utilizzo del sangue del cordone ombelicale e di altre parti del corpo umano per finalità terapeutiche, non escludendo una nuova normativa.
Roberta Angelilli, Vice Presidente del Parlamento Europeo, aprendo i lavori, ha sottolineato "che la promozione e il sostegno della ricerca scientifica non possono prescindere da un’informazione esaustiva e corretta, che i futuri genitori hanno il diritto di ricevere per essere tutelati da eventuali truffe. Il Governo Italiano, in materia di raccolta del sangue del cordone ombelicale, sta agendo su questa linea, ma bisogna rafforzare la rete di conoscenze e avviare programmi a livello europeo che abbiano come obiettivo prioritario quello di garantire la salvezza ad un numero sempre maggiore di vite umane".
Antonio Cancian, eurodeputato che ha coordinato i lavori, ha dichiarato: “E' un dovere di tutti quello di impegnarsi per combattere le malattie invalidanti. Per questo dobbiamo lavorare per istituire una fonte importante di cellule staminali giovani e indifferenziate, evitando speculazioni e anomalie che oggi purtroppo rischiano di imperversare”.
Mario Mauro, Membro della Presidenza, facendo proprie le istanze presentate, ha ribadito con forza che “La cultura della donazione, che sta dietro le iniziative finalizzate dal buon uso del cordone ombelicale, necessita, in particolar modo, nell’arco dell’Anno Europeo del Volontariato, di una forte determinazione degli attori delle istituzioni europee affinchè l’uso delle cellule del cordone ombelicale sia reso possibile per uso pubblico e non in banche private. Si tratterebbe, in questo caso, di una deriva mercantile del dono, contraria ai principi di gratuità e solidarietà che hanno finora ispirato le direttive europee in materia”.
Le richieste avanzate dal Comitato al Parlamento Europeo, del resto, sono state molto chiare.
Si ritiene anzitutto necessario distinguere tra le due diverse tipologie di raccolta del sangue cordonale per uso autologo, nel caso in cui il neonato sia sano per futuro ipotetico utilizzo sul donatore (in banche private a pagamento) e nel caso in cui il neonato venga al mondo affetto da patologia curabile con trapianto autologo (gratuita e già garantita dal sistema sanitario pubblico).
Non solo, si chiede una definizione delle basi medico – scientifiche e delle utilità pratiche delle due tipologie, nonché la determinazione delle norme di qualità e sicurezza per raccolta, controllo, conservazione, stoccaggio e uso delle due tipologie.
Se le banche pubbliche del cordone infatti eseguono una selezione delle donazioni rigorosa in base a precisi e imprescindibili parametri, che porta ad un bancaggio del 30% delle sacche (quelle non idonee vengono impiegate per la ricerca), le banche private, in nome della logica del lucro, accettano tutte le donazioni.
Ma soprattutto, il Comitato ha chiesto che sia precisato il carattere lucrativo della conservazione autologa in banche private e che vengano adottate misure per limitare se non a impedire del tutto “la deriva mercantile che con tale pratica è stata introdotta nei Paesi europei nella raccolta e conservazione a fini terapeutici di componenti del corpo umano e particolarmente del sangue del cordone ombelicale”.
La situazione europea è infatti molto variegata.
Nella maggioranza dei Paesi operano una o più banche private per la conservazione autologa. Attualmente vi è un divieto esplicito alle banche di sangue cordonale di tipo autologo nelle normative di: Belgio, Francia, Italia, Lussemburgo e, in modo non esplicito, Olanda.
Sul territorio francese non operano biobanche per la conservazione autologa, mentre negli altri Paesi operano, almeno come agenzie locali, società che permettono l'esportazione per la conservazione a pagamento all'estero (da “Il quadro legislativo europeo”, Carlo Petrini – Resp. Unità di Bioetica Presidenza Istituto Superiore di Sanità , 25 febbraio 2011).
Infatti, la raccolta e la conservazione a scopo preventivo del sangue cordonale di neonati sani, essendo esclusivamente finalizzata per un futuro ipotetico uso autologo , contraddice i principi generali che ispirano le norme della Comunità Europea in materia di dono e uso del sangue e di altre parti del corpo umano per fini terapeutici, è contraria alla direttiva 2004/23/CE del Parlamento Europeo che riguarda anche specificamente le cellule staminali ematopoietiche del sangue cordonale, è definita inutile dalle società scientifiche internazionali e, sottraendo unità al circuito pubblico internazionale, va contro l'interesse generale dei cittadini, e in particolare dei malati curabili con trapianto allogenico.
La Componente del volontariato formata dalla Federazione Italiana ADOCES, dal MO.VI Movimento del Volontariato Italiano, dal Coordinamento Volontarinsieme e dalla Conferenza Regionale del Volontariato Veneto, ha posto l'accento sulla necessità di introdurre normative specifiche per l'informazione, sia attraverso i media sia attraverso internet, a tutela degli utenti, con regole certe e controlli severi, affinché sappiano con certezza quali prospettive offre la donazione e quali invece la raccolta privata e possano dunque compiere una scelta consapevole.