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M.V. Anno X - Nr 312 del 30.03.2011

Prendono piede le forme di lavoro flessibile in Italia

M.V. Anno X - Nr 312 del 30.03.2011

 Secondo un sondaggio pubblicato da Regus, ormai l'82% delle aziende italiane sembra preferire forme di lavoro flessibile, che riducono costi e migliorano la flessibilità. 

   Saranno le nuove forme di contratto, il periodo di crisi o le nuove strategie aziendali, ma anche in Italia, per tradizione il paese del “posto fisso", quattro quinti delle aziende (82%) offrono ormai al loro personale forme di lavoro flessibile. Non solo, la maggioranza di queste aziende ritiene che il lavoro flessibile porti maggiori vantaggi in termini di produttività del personale, riduzione dei costi e migliore equilibrio vita/lavoro per i dipendenti. Il 58% delle aziende italiane ritiene inoltre che il lavoro flessibile comporti costi minori rispetto al lavoro fisso in ufficio.  Questi sono i risultati più importanti che emergono dalla nuova ricerca globale condotta da Regus, che ha coinvolto 17.000 aziende in 80 paesi.

I dati sull’utilizzo di forme di lavoro flessibile collocano l'Italia molto vicino agli USA, la patria di questo modello, utilizzato dall'85% delle aziende -  e la portano al di sopra della media mondiale dell'81%. Per quanto riguarda invece gli altri paesi europei, le percentuali delle aziende che hanno adottato un modello di lavoro flessibile vedono la Spagna al primo posto con l'88%, seguita da Francia e Regno Unito con l'83% e "ultima" la Germania con il 76%.

I tre quarti delle aziende che offrono forme di lavoro flessibile segnalano un netto miglioramento dell'equilibrio vita/lavoro, della soddisfazione e della motivazione dei dipendenti; quasi la metà ritiene inoltre che aumenti la produttività del personale e quasi un quinto che sia di grande utilità per adattarsi ed affrontare al meglio la crescita rapida.  Un quinto delle aziende “flessibili” ritiene inoltre che tale politica permetta di accedere a un più ampia scelta di personale di talento e a offrire lavoro a persone in località più remote. 

Mauro Mordini, Direttore Regus Italia, Malta e Israele commenta così: "Il fatto che il lavoro flessibile sia diventato ormai la norma è sicuramente una buona notizia: dalle aziende ai dipendenti, dalle famiglie all'intera società e anche all'ambiente, tutti quanti possono trarne vantaggio.  Per la prima volta, un sondaggio condotto su scala mondiale con 17.000 partecipanti fornisce dati statistici decisivi sulla disponibilità del lavoro flessibile e sul valore derivante dai vantaggi ad esso associati". 

Allo stesso tempo, il sondaggio rivela che la fiducia resta il principale ostacolo per molte delle aziende che offrono lavoro flessibile: infatti, quasi 1/3 (28%) delle aziende italiane offre questo privilegio solo al personale senior.

Mordini prosegue "Basando il diritto alla flessibilità sul grado di anzianità del personale, alcune aziende perdono preziose opportunità, causando perfino l'allontanamento di nuovi e giovani talenti molto ambiti per l'azienda. Dopo che gli studi hanno dimostrato che consentendo un certo grado di flessibilità al personale la produttività aumenta, è deludente scoprire come le aziende lascino che le questioni di fiducia siano da ostacolo nell'offrire il lavoro flessibile a tutti i dipendenti.  Tuttavia, poiché una grossa fetta ne riconosce i vantaggi pur non adottandolo ancora, possiamo aspettarci un'ulteriore crescita del lavoro flessibile nel corso del decennio".



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