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M.V. Anno X - Nr 407 del 29.09.2011

Sesso? Si certo, basta che non se ne parli con papà o, meno che mai, con l’insegnante

M.V. Anno X - Nr 407 del 29.09.2011

Amore? Neanche a parlarne, meglio dire “amicizia”: per sette adolescenti su dieci affettività e sessualità sono due cose ben distinte e pertanto possono essere vissute separatamente.

E se si scivola su un dubbio?

Niente paura, c’è il mare magnum del web, confortante con il suo anonimato.

giovani e web

Un’indagine svolta dall’Istituto di Ortofonologia di Roma (IdO) in collaborazione con la Società Italiana Medicina dell’Adolescenza (su un campione di 1600 adolescenti dagli 11 ai 19 anni) dimostra come la precocizzazione della sessualità, unita alla pretesa della perfezione del corpo e ad una scarsa consapevolezza, siano alla base della scissione tra sfera affettiva e sessuale e dell’ aumento dei comportamenti a rischio tra gli adolescenti.

 

Numeri, cifre, percentuali che disegnano l’universo dei giovani per spiegarlo al “mondo degli adulti”.

Le risposte ai dubbi si cercano al di fuori della famiglia e spesso si trovano informazioni parziali o, molto spesso sbagliate e fuorvianti, che “possono contribuire al costituirsi di false credenze e miti sessuali” e creano attese e richieste irrealistiche nei confronti di una relazione.

 

Ne viene fuori innanzitutto la forte tendenza dei giovani ad affrontare il sesso “come una gara da effettuare in apnea – spiega Federico Bianchi di Castelbianco, direttore dell’Istituto di Ortofonologia di Roma - per dimostrare le proprie capacità. Esperienze sessuali precoci, pensate come tentativi falliti di riti d’iniziazione, che si traducono in coazione a ripetere. Per molte ragazze il passaggio iniziatico per diventare adulte sta nell’esperienza lesbica anche se non desiderata”.

 

Ne è un esempio l’esibizionismo attraverso i social network.

Una ragazza di 15 anni alla domanda perché metteva in rete le sue esperienze più private risponde: “Se gli altri non ti vedono perché lo fai?”. La ricerca segnala in particolare il fenomeno delle camgirls che offrono prestazioni sessuali on line in cambio di regali, convinte di non prostituirsi in quanto non hanno dei veri rapporti sessuali.

Sul web è disponibile la Guida alla professione, con gli slogan “Sei fiera del tuo corpo? Vuoi essere ammirata? Diventa camgirl e guadagnerai 2000 euro al mese”.
Sulla base di questa ricerca, l’Istituto di Ortofonologia di Roma, in collaborazione con la Sima (Società Italiana Medicina dell’Adolescenza) ha ideato uno sportello virtuale “Se Sso è meglio!”, gestito on line - sul portale www.diregiovani.it - da medici e da psicologi pronti ad offrire un’informazione scientifica che copra anche tutti i risvolti emotivi ed affettivi.

Il nuovo spazio counseling on line è stato presentato nei giorni scorsi alla Camera dei Deputati e raccoglie l’esperienza degli sportelli di ascolto psicologico nelle scuole e del servizio di consulenza on line Chiedilo agli esperti (che rientra nell’ambito del Progetto Giovani Domani).

 

La comunicazione virtuale – spiega Magda Di Renzo, responsabile servizio Terapia IdO - favorisce, negli attuali adolescenti, un livello di intimità che non riescono a vivere nelle relazioni reali. Cercano soprattutto l’ascolto attento di un adulto competente perché in rete ‘se ne sentono di tutti i colori’ non hanno chiara la differenza tra ‘fare sesso’ e ‘fare l’amore’”.

 

Secondo i dati della ricerca, pochi sono infatti i dubbi sul quando farlo: la prima volta “ideale” per la maggior parte della ragazze (il 62%) sarebbe tra i 17 e i 19 anni. Il 28 % la colloca tra i 14 e i 15, il 9% dopo i 20 anni e lo 0,4% tra gli 11 e i 13.

Ma attenzione, avvertono gli autori della ricerca: “il numero delle ragazze che perde la verginità in questa fascia d’età è ben più alto”.

Diversa è l’opinione nell’universo maschile, dove il 46% ritiene giusto farlo per la prima volta tra i 14 e i 16 anni, il 43% tra i 17 e i 19 anni, il 6% tra gli 11 e i 13 e solo il 5% pensa sia giusto farlo dopo i 20 anni. Tutt’altro mondo si va a toccare quando si parla di amore.

O meglio, non se ne riesce neanche a parlare dato che l’85% degli adolescenti intervistati preferisce il termine “amicizia”.

Non riescono a vivere nelle loro relazioni – spiega ancora Magda Di Renzo - quella dimensione affettiva che il mondo adulto ha sempre più accantonato a favore di una logica competitiva che considera il possesso più importante dell’amore. Da molti anni assistiamo a un notevole squilibrio tra le due componenti dello sviluppo e gli attuali adolescenti ci stanno facendo capire che è necessario un ridimensionamento per poter affrontare con serenità i compiti che la vita ci pone costantemente”.
 

Per il direttore IdO e di Diregiovani, Federico Bianchi di Castelbianco, con ‘Se Sso è meglio!’ “non intendiamo fornire solo risposte di mero aiuto sui danni causati dall’ignoranza e dalle inesperienze in tema di affettività-sessualità. Il contenimento è necessario per invitare i ragazzi alla riflessione, cercando di arrestare in loro una condotta autodistruttiva”.

 

Infatti, nonostante il 92% degli adolescenti intervistati si ritienga ben informato, la maggior parte cade poi in forme angoscianti ed ossessive rispetto alle possibilità di aver contratto malattie o comunque di trovarsi in situazioni difficili (su un campione di mille domande arrivate allo sportello on line “Chiedilo agli esperti…,” attivo da più di 4 anni, il timore più grande è quello di cadere in gravidanze indesiderate).

Scorporare la sessualità dalle emozioni significa partecipare ad un gioco trasgressivo e attraente ma non privo di paure. Ed è proprio tra di esse che emergere il divario tra informazione scientifica e maturazione personale, tra aspetto razionale ed emotivo. In altre parole, il senso di inadeguatezza.
La ricerca ha suscitato commenti anche nel mondo della politica: per il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, è il segno di quanto sia importante “contrapporre ai messaggi che i media lanciano sul tema della sessualità, altrettante riflessioni sulle emozioni, sulla bellezza dei rapporti sulla consapevolezza e la responsabilità.

A maggior ragione se si sceglie di usare la rete.

 

Per Valentina Aprea, presidente della VII commissione Cultura, Scienze e Istruzione: “Bisogna tornare a educare i giovani e la rubrica on line ‘Se Sso è meglio!’ rappresenta uno strumento che potrebbe aiutarli a superare queste debolezze. Più aiutiamo gli adolescenti, più li renderemo forti e consapevoli delle loro azioni”. Paola Binetti, XII commissione Cultura, Scienze e Istruzione, apre all’ottimismo: “Sono convinta che il 70% dei giovani abbia risposto che si possono avere rapporti intimi senza essere innamorati perché credeva semplicemente che questa fosse la risposta attesa, scegliendo il modello in voga”.

 


Un ultimo dato: dalla ricerca emerge una richiesta da parte degli adolescenti.

Vogliono “ricevere maggiori informazioni, possibilmente a scuola”. Ma da chi? Certo non dagli insegnanti: demandano questo compito a personale extrascolastico esperto.

Gli interventi pianificati nelle scuole – concludono gli autori della ricerca - non bastano: è necessaria la creazione di uno spazio di approfondimento come punto di riferimento importante per gli adolescenti, “per accrescere le fonti da cui i ragazzi e le ragazze possono ricevere informazioni, consigli, supporto e contenimento e per promuovere una corretta e consapevole informazione sulle diverse sfaccettature delle relazioni e della sessualità”.

 

a.m.d.l.


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