Gli autori sarebbero gli stessi di Stuxnet, il virus che ha colpito una centrale nucleare in Iran
Il virus Stuxnet ha scritto un nuovo capitolo nella storia degli attacchi cibernetici: è stato infatti progettato per causare danni fisici a sistemi industriali, in particolare alla centrale nucleare di Busehr in Iran.
Un software simile è stato trovato in Europa, hanno dichiarato i ricercatori alla Symantec: "Il codice è talmente simile a quello di Stuxnet che pensiamo che gli autori siano gli stessi, o almeno qualcuno con accesso al codice originario".
Ancora non è chiara l'origine di Stuxnet: alcuni osservatori dichiarano che per sviluppare un software del genere ci sarebbe bisogno delle risorse di un'intera nazione. Altri speculano che sia stato sviluppato da Israele o dagli Stati Uniti.
Il nuovo software, chiamato Duqu, è stato progettato per penetrare sistemi industriali e spedire informazioni importanti agli autori del virus. Il software sarà operativo per un periodo di 36 giorni, durante i quali manderà queste informazioni segrete nascoste all'interno di altri documenti di facciata.
Alla Symantec, comunque, hanno dichiarato che nonostante Duqu sia stato trovato non vuol dire che la minaccia sia stata sventata. Infatti è stato annunciato che altre versioni di Duqu potrebbero ancora essere operative in modi ancora non rilevati.
"Alcune parti di Duqu sono assolutamente identiche a Stuxnet, ma i due virus hanno scopi diversi" ha dichiarato un portavoce Symantec. "Duqu non è altro che il precursore di un futuro attacco Stuxnet. Gli hacker infatti stanno raccogliendo informazioni necessarie per organizzare un ulteriore attacco, un attacco in grado di danneggiare gravemente un'industria e i suoi controlli informatici".
Già da molto tempo gli Stati Uniti si stanno preparando per eventuali attacchi informatici che potrebbero danneggiare centrali elettriche, controlli aerei o l'intero sistema energetico di una nazione: attacchi che se portati a termine colpirebbero molto duramente la gestione e l'economia di un intero paese. Già nel 2007 infatti sono stati condotti degli esperimenti al Laboratorio Nazionale dell'Idaho: in quei test, degli hacker governativi sono riusciti a penetrare il sistema di controllo di un grande generatore diesel, causandone l'autodistruzione a distanza.