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M.V. Anno X - Nr 445 del 28.11.2011

VACANZE SENZA AGENTI DI VIAGGIO? L'APPARENTE DIFFICOLTA' FINANZIARIA DELLA THOMAS COOK IMPONE UNA RIFLESSIONE.

M.V. Anno X - Nr 445 del 28.11.2011

“Do we still need travel agents to book our holidays?”

(abbiamo ancora bisogno di agenti di viaggio per prenotare le nostre vacanze?)

thomas cook logo

E’ così, con questo provocatorio titolo che un quotidiano britannico (The Telegraph) commentava la notizia del momento di difficoltà finanziaria attraversato da quella secolare istituzione di viaggi e vacanze che risponde al nome di “Thomas Cook”.

 

Più che parlare di una icona dei viaggi e turismo bisognerebbe ricorrere al termine di “pioniere” non a caso infatti nei pressi della stazione ferroviaria londinese di Leicester primeggia in bella mostra la statua di Thomas Cook il quale fin dalla metà del milleottocento iniziò a organizzare escursioni e tour organizzati.

 

Attraverso vicissitudini di famiglia e passando per due conflitti mondiali la Thomas Cook & Sons nel dopoguerra si conferma come la specialista dei viaggi organizzati avvantaggiandosi con l’ulteriore mossa vincente del lancio dei travellers cheques.

Interminabile la storia dei passaggi di proprietà e acquisizioni che hanno caratterizzato la vita di questa compagnia; venendo ai giorni nostri la società ha il suo più temibile rivale nella tedesca TUI ma i problemi anziché venire dalla concorrenza sono venuti da tutt’altro fronte; indubbiamente la gran mole di eventi negativi accaduti nelle principali mete turistiche quali le guerre civili nei Paesi mediterranei dell’Africa, la crisi economica con sommosse e proteste in Grecia, le alluvioni in Thailandia, la continua crescita del prezzo del carburante per citarne alcune, non potevano non influire sui bilanci di chi costruisce pacchetti per destinazioni turistiche.

 

Paradossalmente però se fattori come quelli da noi elencati dovrebbero colpire indiscriminatamente tutti gli operatori del settore, Ryanair invece commentando in questi giorni il suo solito profitto ottenuto nella semestrale al 30 settembre scorso (544 milioni di euro) ha detto che è proprio in questi momenti che Ryanair deve darsi da fare:

The recession and higher oil prices continues to force competitors to consolidate, and cut capacity and routes, which creates further growth opportunities for Ryanair as European airports compete aggressively to win our route and traffic growth.

(la crisi e l'aumento del prezzo del petrolio continuano a costringere i concorrenti a fondersi e a tagliare capacità e rotte, creando così ulteriori opportunità di crescita per ryanair, infatti gli aeroporti europei competono aggressivamente per conquistare le nostre rotte e la nostra crescita di traffico).

 

 

Una dichiarazione che potrà pure apparire sarcastica la quale tuttavia, rimanendo nell’ambito dell’industria del traffico turistico, conferma che la tipologia di aerolinea costruita dalle low cost (LCC) caratterizzata come è noto da collegamenti punto-a-punto su destinazioni mirate che si possono immediatamente chiudere all’occorrenza, è divenuta la discendente diretta di quelle aerolinee una volta chiamate charter e che erano le compagnie per eccellenza dei vacanzieri.

 

Con una differenza però di non poco conto e cioè che mentre i vettori charter erano per la maggior parte sussidiari delle compagnie di bandiera e in un certo qual modo andavano a completare il loro network non sottraendo traffico ma integrandolo, lo stesso non si può dire che facciano le LCC.

Ma un’altra differenza fra LCC e charter ci riporta direttamente alla domanda posta dal quotidiano britannico e cioè il fatto che le low cost pretendono (fortunatamente non tutte) che le vendite vengano effettuate dal loro sito web tagliando fuori motori di ricerca e altri siti online e ridimensionando quindi in modo sostanziale la figura dell’intermediario.


E’ agevole pertanto vedere il legame tra il non felice periodo attraversato dalla veterana dei viaggi organizzati e il successo vantato dai vettori low cost per capire il provocatorio articolo del Telegraph il quale però si affretta anche a precisare, sempre nello stesso servizio, che contrariamente a Thomas Cook le cose non vanno invece male al suo diretto concorrente la TUI.

 

Ma allora questo è un segno evidente che non si tratta di mettere in dubbio la figura dell’agente di viaggio e la sua tenuta sull’odierno mercato, quanto piuttosto di altri fattori.

Fra questi il puntare su una oculata programmazione che spazi su un più variegato ventaglio di destinazioni e magari, aggiungiamo noi, non necessariamente puntando sul solo mezzo aereo il quale, purtroppo, al di là dei soliti noti continua in troppe occasioni a mostrare evidenti segni del suo decadimento, come accaduto pochi giorni orsono quando all’aeroporto di Vienna i passeggeri di un volo charter austriaco (operato da vettore spagnolo) proveniente da Amritsar hanno dovuto fare la colletta per far si che il loro volo giungesse alla destinazione finale, Londra.

 

Il turismo -soprattutto quello via aerea- va somigliando ogni giorno di più al mondo finanziario il quale si è creato una moltitudine di strumenti di copertura assicurativa per far fronte agli innumerevoli imprevisti che possono capitare.

Ebbene parlare di vacanze che dovrebbero costituire un momento di recupero dallo stress quotidiano con tali premesse è davvero deprimente e altamente significativo del clima esasperato cui siamo giunti.

E fra i fattori da tener presente ve ne è uno da cui non si può prescindere.

Così come quando ad una centenaria piazza si decide di dare un nuovo look ricorrendo al termine di “riqualificazione” altrettanto deve avvenire nel campo del turismo prendendo atto dei mutamenti avvenuti nella nostra società.

Il turismo come abbiamo ricordato è nato ai tempi degli spostamenti in carrozze trainate da cavalli, ma oggi al posto dei cavalli abbiamo un mondo ove ogni attività viene gestita da impulsi elettronici e in attesa di tornare, forse prima di quanto pensiamo, a farci riportare in giro dagli amati quadrupedi dobbiamo prendere atto della necessità di una riqualificazione del settore.

 

Parlando dei problemi odierni del turismo forse il titolo poco rassicurante proposto dal quotidiano britannico potrebbe essere sostituito da un più speranzoso invito a “rethinking the tourism industry”. (reinventare l'industria del turismo)

 

Antonio Bordoni

 


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