Le tempeste solari possono avere effetti devastanti sulla tecnologia terrestre: predirle è diventato fondamentale per la salvaguardia dell'energia
Nel lontano 1859, un astronomo inglese è riuscito a vedere la più grande tempesta solare mai registrata: circa 18 ore dopo le onde magnetiche hanno colpito il pianeta, generando incendi lungo varie linee telegrafiche in Europa e America.
Se un evento del genere dovesse ripetersi oggi, gli effetti sarebbero ben più gravi per le nostre infrastrutture tecnologiche: è per questo che gli esperti stanno lavorando su un complesso sistema di monitoraggio spaziale per tenere sempre sotto controllo l'attività solare.
Nel corso degli ultimi due decenni, la Terra è stata colpita da tempeste magnetiche di varia intensità che hanno avuto effetti minori sugli apparati elettrici: tuttavia, una di queste tempeste potrebbe essere molto grave per gli aerei che volano sopra i poli, per gli astronauti o per i satelliti. Essere in grado di predire queste attività solari permetterebbe dunque una riduzione minima dei danni: gli astronauti possono ripararsi dietro scudi anti radiazione, i voli possono variare la loro rotta e i satelliti possono essere disattivati momentaneamente per evitare danni irreversibili a componenti elettrici delicati.
L'astronomo James McAteer e il suo team hanno dunque sviluppato ben 15 software in grado di analizzare tutte le immagini fornite dall'osservatorio solare della NASA: lo scopo è quello di individuare particolari attività in modo da essere in grado di riuscire a riconoscere la nascita di una tempesta magnetica prima che questa colpisca la Terra.
Le tecniche di analisi prevedono lo scomponimento di un'immagine ad altissima risoluzione in un migliaio di blocchi più piccoli: questo permetterà dunque di riconoscere anche comportamenti ricorrenti o attività mai registrate in precedenza. Per quanto l'analisi sia ancora agli albori, entro i prossimi anni verranno lanciati altri osservatori solari che permetteranno un'analisi molto più accurata dei fenomeni del sole.