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M.V. Anno X - Nr 479 del 05.02.2012

Allarme dei medici: spalando la neve molti rischiano l’infarto.

M.V. Anno X - Nr 479 del 05.02.2012

L’ordine è di andare a spalare, ma sarebbe bene che i cittadini fossero informati dei pericoli.  
Ecco i fattori stimolanti: stile di vita sedentario, fumo, familiarità con eventi cardiaci, freddo.

Vincenzo Brancatisano

 

Snow-shoveling and the risk of acute coronary syndromes”. Spalaggio della neve e rischio di sindromi coronariche acute. Con questo titolo i ricercatori canadesi della Divisione di Cardiologia del Kingston General Hospital hanno rinnovato l’allarme sul rischio cui si sottopone chi si mette a spalare la neve.

 

Un problema divenuto di stringente attualità negli ultimi giorni, anche nella Capitale, per le forti nevicate che hanno investito la Penisola e che stanno inducendo centinaia di migliaia di persone a dedicarsi a un’attività apparentemente innocua e ritenuta erroneamente salutare. Lo è ma non per tutti. Molti sono coloro che prendendo un badile in mano per liberare il cortile o il marciapiedi dai cumuli di neve, come peraltro impongono le norme comunali a proprietari, inquilini e titolari di esercizi commerciali, ma senza essere nelle condizioni fisiche per farlo, mettono a dura prova le coronarie fino alle conseguenze estreme: la morte per infarto anche entro poche ore.

 

Mentre i sindaci, compreso Alemanno, invitano i cittadini a spalare la neve sarebbe bene che i cittadini fossero informati di cosa si rischia se non si è in forma. La comunità scientifica sa da decenni che l’attività è correlata a morti per infarto, dovuto alle conseguenze sul cuore dello sforzo fisico anaerobico, collegato al freddo e alla sedentarietà oltre che a fattori di rischio soggettivi.

 

Purtroppo la cronaca delle ultime ore ha dato una macabra conferma, con molte persone decedute proprio mentre spalavano la neve in cortile. I ricercatori hanno analizzato le cartelle cliniche dei pazienti delll’ospedale citato relativamente alle due stagioni invernali precedenti e hanno rilevato che dei 500 pazienti che hanno avuto una sindrome coronarica acuta, il 7 per cento (35 pazienti) aveva manifestato i sintomi mentre spalava la neve .

 

Una percentuale sconcertante per la medicina. Il gruppo ha indagato vari fattori, quali la demografia dei soggetti studiati, i fattori di rischio cardiovascolari e l’uso di farmaci in corso e ha identificato due fattori di alto rischio che mettono a dura prova le coronarie dei soggetti che si sottopongono, d’inverno allo spalaggio neve: la familiarità (quasi due terzi dei soggetti avevano dei parenti vittime di crisi coronariche premature, e il fumo: 16 pazienti su 35 erano fumatori.

 

Già due anni prima, come si evince dalla banca dati medico scientifici mondiale Medline, nel corso dei ricoveri seguiti a una nevicata nel Nord America, un team di ricercatori del Dipartimento di Medicina Interna dell’ Università della Virginia aveva evidenziato come “forti nevicate, temperature fredde e bassa pressione atmosferica durante i mesi invernali siano stati associati con un aumento degli eventi avversi cardiovascolari” I ricercatori descrivono la loro esperienza con 6 pazienti (4 dei quali sono stati colpiti mentre spalavano la neve) con infarto del miocardio, eventi avvenuti all'interno di un periodo di 24 ore durante una nevicata senza precedenti.

 

Coerentemente con quanto già si conosceva, la maggior parte dei pazienti era portatrice di importanti fattori di rischio cardiaco quali ipertensione, iperlipidemia, diabete mellito, fumo, sedentarietà. I risultati, secondo i ricercatori, “suggeriscono che per gli individui sedentari con fattori di rischio cardiaci o storie di malattia coronarica, spalare la neve è un’attività che può scatenare l'infarto miocardico e pertanto dovrebbe essere evitata”.

 

Hanno aggiunto i ricercatori che ancora più a rischio sono i pazienti con storie di posizionamento di stent coronarico visto che i risultati suggeriscono che lo spalaggio neve può far precipitare la trombosi subacuta dello stent.

Occhio anche alla placca aterosclerotica, che potrebbe rompersi. Alcuni studiosi dell’ Università di Pittsburgh, già qualche anno fa, hanno evidenziato come le sindromi coronariche acute associate con l'attività comune di spalare la neve possano avvenire per mezzo di rottura della placca, come conferma il professor Rosario Rossi nell’articolo pubblicato qui sotto a seguire.

 

Uomini e donne nella fascia di età che li pone a rischio di eventi coronarici commentava il team dovrebbero essere messi in guardia contro lo spalare la neve e, se questa attività è inevitabile, devono alzare solo piccole quantità di neve alla volta e dovrebbero prendere sul serio l’eventuale fastidio al torace, la persistente mancanza di respiro, la debolezza, la sudorazione profusa e chiedere immediatamente aiuto”.

 

Sono stati analizzati 13 pazienti che hanno avuto infarto miocardico associato a sforzo. Dei 9 che sono morti, 5 esaminati durante l'autopsia avevano la rottura della placca. E si trattava “di pazienti tutti sedentari che hanno fatto uno sforzo vigoroso, com’è tipico della maggior parte delle persone che spalano la neve”.

Attenzione infine alla montagna, sia per la più bassa pressione atmosferica, sia per lo shock termico cui si sottopone l’organismo fin dalle prime ore di arrivo in quota. Stavolta è l’ Università di Innsbruck a sottolineare i rischi dopo un’indagine che ha coinvolto 1500 persone ricoverate in ospedale negli ultimi 5 anni.

Di queste, 170 hanno avuto un infarto, che in oltre la metà dei casi s’è verificato entro 48 ore dall’inizio dell’attività.

 

I medici mettono in guardia chi non è si è preparato per lo sport e chi non si è sottoposto a indagini, visto che dei colpiti solo il 20 per cento conosceva la propria cardiopatia e più della metà ha confessato in ospedale di non essersi minimamente preparato fisicamente prima di andare a sciare.

 

Vincenzo Brancatisano
www.facebook.com/vincenzo.brancatisano

 

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Il prof. Rosario Rossi, direttore del Laboratorio di Emodinamica di Modena
Ecco perché spalare la neve non è raccomandabile
Le forti nevicate espongono tante persone inconsapevoli a rischi molto gravi

 

Intervista di Vincenzo Brancatisano

 

“Spalare la neve non è un’attività raccomandata e chi non lo sa rischia di morire”.

 

 

Il professor Rosario Rossi, Direttore del Laboratorio di Emodinamica presso la Struttura complessa di Cardiologia del Policlinico di Modena, conferma la grande pericolosità dello spalaggio della neve. Eppure ogni anno cardiologi e i cardiochirurghi devono fare i conti con incidenti che potrebbero essere evitati.

 

Proprio nel Modenese in questi giorni sono morte in poche ore d’infarto tre persone mentre spalavano la neve.

 

Conosciamo bene la situazione”, ammette Rossi.

"Basta guardarsi in giro per accorgersi che a spalare la neve sono spesso anziani anche perché hanno più tempo libero, ma non dovrebbero farlo. Ogni anno nel periodo in cui si spala la neve, qui in reparto ci mettiamo in stand-by e attendiamo gli arrivi dal pronto soccorso”.

 

Quali sono i fattori scatenanti?

 

In questi casi i motivi stimolanti l’infarto sono due. Intanto lo sforzo isometrico. Quando si spala la neve si fa uno sforzo di resistenza, come il sollevamento pesi, che aumenta il post carico, poiché il badile riempito oppone un peso importante. Occorre sollevare il badile, girarsi e buttare la neve da un’altra parte. Lo sforzo aumenta il post carico e il cuore ha bisogno di molta energia e di molto sangue. Il problema si amplifica se la neve si attacca al badile e fa sì che il carico si maggiore del dovuto. Vedo qualcuno immergere l’attrezzo in acqua calda per agevolare il distacco della neve e fa bene”.

 

Insomma, spalare la neve non è come fare una passeggiata.

 

Al contrario di una passeggiata o dell’attività aerobica, che sono anzi necessarie per il benessere del cuore, spalare la neve non è un’attività a basso consumo ma ad altissimo consumo energetico per il cuore, che dunque si sforza molto, con un aumento delle richieste”.

 

Qual è il secondo fattore?

 

“E’ il freddo intenso, che determina l’aumento della vasocostrizione periferica, cioè nelle mani, nelle gambe, nei piedi. Il sangue non riesce a raggiungere le periferie e viene centralizzato verso il cuore con un aumento dello sforzo e della pressione arterisosa. Questa dinamica è tipica del freddo per motivi di regolazione termica. Quando c’è freddo i vasi si restringono e ci dev’essere una vasocostrizione che impone un aumento della pressione e un amumento del lavoro del cuore perché aumenta, come dicevo, il post carico. Inoltre lo sforzo può determinare insatabilizzazioni delle placche nelle arterie coronariche, che poi determinano l’infarto”.

 

Il Piano neve del Comune impone a proprietari, inquilini e negozianti di liberare i marciapiedi.

Quali consigli si possono dare ai cittadini?

 

“I cardiopatici e i soggetti a rischio non devono assolutamente esporsi a temperature basse e a questo tipo di attività perché non fa bene al cuore . Invece uno vede la neve, esce caldo e poco coperto, e comincia a spalare. Così entro mezz’ora rischia l’infarto”.

 

E chi non sa di avere l’ipertensione o altri fattori di rischio?

 

Ripeto: si tratta di un’attività non raccomandata perché pericolosa per le coronarie e chi non lo sa rischia. La malattia coronarica è silente per molti anni, ad esempio raramente la placca dà sintomi e chi non lo sa purtoppo può morire.

A occuparsi di questo “sport” dovrebbero essere dei professionisti preparati fisicamente e consapevoli del proprio stato di salute”.

 


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