M.V. Anno IX - Nr 137 del 22/07/2009
È noto come all'indomani di un incidente aereo l'opinione pubblica si mobiliti per chiedere se nei confronti della compagnia incidentata le Autorità preposte avessero messo in atto tutti gli accorgimenti atti a valutare l'affidabilità del vettore.
In alcuni incidenti l'attenzione dell'opinione pubblica oltre che al vettore si rivolge sulle infrastrutture a terra, radioassistenze e aeroporti.
È una reazione del tutto comprensibile specialmente da parte di chi ha avuto un familiare fra le vittime delle tragedie dell'aria.
La pressione dell'opinione pubblica sull'incidentalità aerea si è talmente estesa da provocare la pubblicazione della
black list, ossia una lista - aggiornata trimestralmente - dei vettori banditi dai cieli europei.
Eppure le cifre (ma non le statistiche si badi bene, perché queste ultime possono essere oggetto di interpretazioni personali) indiscutibilmente indicano che nel mondo le vittime degli incidenti aerei sono poche se comparate agli oltre
2 miliardi di passeggeri che ogni anno salgono su un aereo.
Nel 2006 si sono avute
909 vittime di incidenti aerei, l'anno dopo
797 e lo scorso anno
639; numeri che si riferiscono all'intero Sistema dell'aviazione commerciale mondiale.
Lo scopo di queste righe non è però quello di ripetere la solita storia su quale sia il mezzo statisticamente più sicuro in rapporto all'uso che si fa dello stesso.
Prendendo spunto dalla reazione che l'opinione pubblica ha sull'incidente aereo, vogliamo piuttosto porre l'accento su una errata concezione - diffusamente accettata - relativa alle responsabilità dell'incidente stradale e alle vittime da esso causate.
La nostra riflessione nasce da una ovvia considerazione: perché una decina di vittime all'anno – tanti sono i nostri connazionali vittime di incidenti aerei - provocano una così vasta reazione mentre le migliaia vittime di incidenti stradali passano quasi inosservate?
Nel 2007, ultimo anno di statistiche disponibili, nella sola Italia
le vittime sulla strada sono state 5.131; ciò significa una media di un centinaio di morti alla settimana, sulle sole nostre strade.
Per spiegare un tale palesemente assurdo divario di comportamento, dobbiamo ritenere che nella mentalità collettiva si presuppone esservi un responsabile nell'incidente aereo - operatore e/o Autorità preposta al controllo - mentre nell'incidente stradale si crede che l'unico responsabile è chi ha provocato l'incidente stesso. Amen, e discorso chiuso.
Un tale modo di vedere le cose è superficiale e fuorviante, male fa l'opinione pubblica a considerare le vittime stradali come un qualcosa di ineluttabile senza approfondire la sussistenza di responsabilità "a monte".
La realtà è ben differente.
La circolazione stradale, al pari di quella aerea, è disciplinata da un codice e spetta alle Autorità statali, regionali e municipali assicurare il rispetto delle norme di comportamento.
Quando ai cittadini il
Ministero dei Trasporti consegna la patente solo perché sono stati bravi a rispondere ai quiz, ma poi una volta seduti al volante, le Autorità che dovrebbero controllare permettono loro di infrangere ripetutamente le norme del codice senza che vi sia qualcuno che tempestivamente gliele ricordi; non si può fingere di meravigliarsi se gli incidenti e i morti sono così tanti.
Quante volte abbiamo sentito che appena superato il confine nazionale in altri Paesi se solo eccedi la velocità consentita, dopo pochi minuti arriva la pattuglia che ferma il veicolo?
Noi siamo convinti che così come l'incidente aereo il più delle volte è la risultante di un "chain of events" o catena degli eventi, anche la maggior parte degli incidenti stradali è la risultante di una serie di precedenti infrazioni mai contestate.
Facciamo un esempio pratico.
Un motociclista quotidianamente è abituato a infrangere i limiti di velocità e il rispetto della propria corsia, questo senza che mai un vigile lo fermi e gli contesti l'infrazione.
Ebbene quando un certo giorno, a causa di questa suo comportamento, provocherà un incidente, la colpa sarà solo del motociclista o non piuttosto anche (e maggiore) di chi per giorni, mesi e anni, ha accettato che venissero ripetutamente infrante le regole senza adottare provvedimenti?
A questi appunti la risposta che si ottiene è immancabilmente sempre la stessa:
l'impossibilità pratica di monitorare il traffico nella sua complessità .
È una scusa che non regge alla luce dell'enorme divario che sussiste fra il numero dei nostri morti e quello degli altri Paesi, divario che dimostra come evidentemente le Autorità possono organizzarsi, stroncando sul nascere i comportamenti irresponsabili ed educare in tal moto gli utenti della strada.
Tutte queste nostre parole e considerazioni possono essere compendiate in un solo termine:
prevenzione.
All'usuale intervento per la constatazione dell'incidente, va sostituito il non altrettanto usuale intervento per contestare il comportamento irresponsabile di chi prima o poi provocherà l'ennesima vittima della strada.
Antonio Bordoni