Il settore registra un alto tasso di irregolarità ma contribuisce allo 0,9% del PIL nazionale
Il VII Rapporto annuale curato dall’Osservatorio DOMINA delinea un quadro di contrazione per il lavoro domestico in Italia nel 2024.
Dopo il picco registrato nel biennio 2020-2021, il numero dei datori di lavoro è diminuito di 16 mila unità (-1,7%), mentre il calo dei lavoratori si è attestato al -2,7%.
La componente femminile straniera continua a prevalere nel settore, rappresentando il 60% del totale, seguita dalle donne italiane (29%).
Sotto il profilo della cittadinanza, i lavoratori dell'Est Europa costituiscono il gruppo più numeroso (34,8%), seguiti dai cittadini italiani (31,4%).
Il rapporto evidenzia come il lavoro domestico presenti il tasso di irregolarità più elevato in Italia, pari al 48,8%, coinvolgendo complessivamente oltre 3,3 milioni di persone.
Secondo l'indagine condotta con il supporto dell'ufficio OIL, le cause dell'informalità divergono tra le parti: i datori di lavoro indicano principalmente problemi legati al permesso di soggiorno o richieste specifiche del lavoratore, mentre i lavoratori attribuiscono la mancata regolarizzazione soprattutto alla carenza di controlli (52,6%).
Nonostante queste criticità, il valore aggiunto prodotto dal settore ammonta a 17,1 miliardi di euro, incidendo per lo 0,9% sul PIL.
La spesa sostenuta dalle famiglie, pari a 13,4 miliardi di euro, permette allo Stato un risparmio stimato di oltre 6 miliardi di euro l'anno per l'assistenza agli anziani.
Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA, sottolinea come l'emersione del sommerso potrebbe quasi raddoppiare il gettito fiscale e contributivo, portandolo a 2,5 miliardi di euro, e propone misure quali il cash back dedicato e l'estensione delle prestazioni per la non autosufficienza.