Marco Gatti e Paolo Massobrio firmano una guida che privilegia l'identità territoriale e l'accoglienza rispetto ai soli parametri tecnici
Il panorama della critica gastronomica italiana si arricchisce con l'edizione 2026 de "Il Golosario Ristoranti", il volume curato da Marco Gatti e Paolo Massobrio che si propone di mappare la cucina di qualità lungo tutta la penisola.
Il testo non si configura come una semplice lista di indirizzi, ma come un'analisi sociologica e culturale dei cambiamenti che stanno interessando la ristorazione contemporanea.
Il focus degli autori si sposta progressivamente dalla celebrazione dell'estetica del piatto verso una valutazione più ampia, che include la capacità del ristoratore di narrare il territorio e di gestire l'accoglienza in modo professionale ma umano.
Gli estensori del volume rappresentano figure storiche del giornalismo enogastronomico italiano.
Marco Gatti, sommelier e critico esperto, Paolo Massobrio, fondatore di Papillon e ideatore di Golosaria, collaborano da oltre trent'anni con l'obiettivo di valorizzare i "giacimenti gastronomici" del Paese.
La loro visione comune si basa sull'idea che il ristorante debba essere un presidio di biodiversità e un punto di riferimento per l'economia locale, premiando chi stabilisce legami diretti con i produttori della zona.
Nella guida 2026, accanto alle insegne storiche delle grandi metropoli, emerge una fitta rete di locali situati in centri minori, spesso depositari di tradizioni rivisitate con rigore tecnico.
Ad esempio, a Grumello del Monte (BG), la guida segnala l'esperienza di strutture che sanno coniugare la cultura enologica della Valcalepio con una cucina di sostanza.
Spostandoci verso il Piemonte, viene citato il lavoro di eccellenza svolto in borghi come Castagnole delle Lanze (AT), dove la ristorazione si fa custode del paesaggio vitivinicolo tutelato dall'UNESCO.
Anche il Sud e le isole trovano spazio con riferimenti a località meno battute dai circuiti turistici di massa.
A Putignano (BA), la guida individua interpreti capaci di lavorare sulla materia prima pugliese con una perizia formale moderna, mentre in Sicilia, piccoli centri come Modica (RG) vengono confermati come poli gastronomici dove la stratificazione storica si riflette in menu contemporanei.
Questi esempi dimostrano la tesi di Gatti e Massobrio: la vitalità della cucina italiana risiede nella sua capillarità e nella capacità di mantenere un'anima distintiva anche lontano dai riflettori delle capitali del gusto.
Un aspetto rilevante del volume è la sezione dedicata alla "Corona Radiosa", il massimo riconoscimento che premia non solo la qualità del cibo, ma la coerenza complessiva dell'offerta.
Il Golosario 2026 evidenzia come la sostenibilità economica e il benessere del personale siano diventati criteri di valutazione essenziali, riflettendo una realtà di settore dove la gestione del capitale umano è cruciale quanto la selezione delle materie prime.
In conclusione, l'opera di Gatti e Massobrio si conferma uno strumento utile per chi cerca una ristorazione autentica, fondata sul rispetto dei tempi della natura e sulla competenza di chi accoglie.