Installazioni e paesaggi sonori tra memoria, esilio e identità
Dal 9 maggio al 31 ottobre 2026, Palazzo Bragadin a Venezia ospita la mostra personale di Tamara Kvesitadze intitolata Medea. Fragments of Memory.
Curata da Eka Enukidze e Hervé Mikaeloff, l'esposizione trasforma la figura mitologica in un dispositivo per analizzare temi quali lo sradicamento e le fratture culturali.
Il progetto, sostenuto da Kornfeld Gallery Berlino, Atelier Visconti e David Bezhuashvili Education Foundation, si articola attraverso sculture, suoni e strutture spaziali che interagiscono con l'architettura storica del palazzo situato in Barbaria delle Tole.
L'installazione si serve di superfici in carta rossa e blu e sculture cinetiche, tra cui Reptile e Whirling Woman, per evocare l'instabilità della storia e della dimensione corporea.
Le origini georgiane dell'artista emergono nel riferimento alla Colchide, aprendo il discorso a una riflessione sulle stratificazioni della memoria.
L'esperienza è integrata da una composizione sonora di Stephan Crasneanscki e Simone Merli, basata su registrazioni del Mar Nero e onde radio, che contribuisce a creare un ambiente in costante trasformazione.
In questo contesto, Venezia funge da cornice modulare dove il pubblico è invitato ad attraversare uno spazio che mette in discussione la stabilità della percezione e del punto di vista.