Otto adolescenti fragili a lezione di panificazione con lo chef Ciro Di Maio
Presso la pizzeria San Ciro di Brescia ha preso il via "Mani Im-Pasto", un laboratorio di "pizzaterapia" destinato a otto ragazzi di età compresa tra i 12 e i 18 anni con problematiche di salute mentale.
L'iniziativa nasce dalla collaborazione tra il titolare del locale, lo chef napoletano Ciro Di Maio, e la cooperativa sociale Fraternità Giovani, attiva dal 2000 nel settore della neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza.
Il progetto si configura come un percorso terapeutico-riabilitativo che mira a integrare l'attività clinica con esperienze di vita concreta sul territorio.
Il laboratorio prevede un ciclo di dieci incontri, della durata di due ore ciascuno, durante i quali i partecipanti apprendono le tecniche della tradizione napoletana, dalla selezione delle farine alla cottura finale.
Secondo l'educatore Matteo Pasetti, che ha ideato il percorso insieme a Di Maio, la scelta della pizza è strategica poiché consente di ottenere risultati visibili in tempi rapidi, favorendo lo sviluppo dell'autostima.
In un contesto professionale autentico, i giovani sono chiamati a rispettare tempi e regole ferree, trasformando la manipolazione degli ingredienti in un esercizio di responsabilità e precisione.
Per la presidente della cooperativa, Laura Rocco, l'obiettivo è offrire una "palestra di realtà" dove gli adolescenti possano riscoprire le proprie competenze oltre i limiti della patologia o del disagio sociale.
Molti dei partecipanti hanno interrotto gli studi o faticano a inserirsi nel mondo esterno; attraverso il lavoro manuale, possono iniziare a pianificare il proprio futuro con maggiore consapevolezza.
Fraternità Giovani gestisce attualmente circa duecento minori in Lombardia e promuove attività in contesti protetti ma stimolanti per favorire il recupero dei pazienti.
Ciro Di Maio, che ha rilevato la gestione del proprio locale dopo anni di esperienza come dipendente, conduce il laboratorio mettendo a disposizione la propria storia di riscatto professionale.
Lo chef non è nuovo all'impegno nel sociale, avendo già svolto attività formative in ambiti complessi come le strutture carcerarie.
Con "Mani Im-Pasto", la cucina diventa uno strumento per allenare l'ascolto e la gestione della pressione, aiutando i ragazzi a sentirsi protagonisti della propria vita in un ambiente tutelante.