Settantasette scatti in bianco e nero ripercorrono le rotte millenarie del pane nel Mediterraneo
Dal 7 maggio al 28 giugno 2026, lo Spazio Messina presso la Fabbrica del Vapore a Milano ospita la mostra "SACRED BREAD Le vie del pane".
L'esposizione presenta il lavoro del fotografo ed etnografo Stefano Torrione, frutto di un progetto durato oltre sei anni e ispirato dal volume Pane Nostro di Predrag Matvejevic.
La rassegna, prodotta dalla Fabbrica del Vapore insieme a Massimo Pozzi Chiesa e Sinergia Venture, analizza il ruolo del pane come elemento centrale delle civiltà mediterranee, seguendo tradizioni e rituali che si tramandano da generazioni.
Il percorso espositivo si compone di 77 fotografie in bianco e nero che documentano un itinerario circolare suddiviso in sedici tappe.
Il viaggio parte dalla Mesopotamia e attraversa il Corno d’Africa, l'Algeria, i monti del Marocco, la Spagna e la Francia, toccando anche la Grecia e Sarajevo.
Una tappa significativa è rappresentata da Konya, in Turchia, luogo del ritrovamento del pane più antico del mondo.
L'Italia è presente con tre sezioni dedicate a Sardegna, Sicilia e Puglia, dove il pane rituale emerge come sintesi di celebrazioni religiose e antichi saperi artigianali.
L'opera di Torrione si inserisce nel filone della fotografia umanistica, ponendo l'accento sulla dimensione sacra e simbolica dell'alimento.
Il pane viene presentato non solo come nutrimento, ma come ponte spirituale citato nei testi sacri delle tre grandi religioni monoteistiche: il Talmud, la Bibbia e il Corano. In questo contesto, l'atto di fotografare le diverse tipologie di croste e impasti diventa uno strumento per documentare un patrimonio immateriale che resiste alla modernità, richiamando i valori di condivisione e lavoro.
La mostra, accompagnata da un testo critico di Gabriel Bauret e da un volume edito da MI-HUB SRL, si avvale del supporto logistico di Italmondo Spa e della collaborazione tecnica di Artinstinct.
Citando lo scrittore Erri De Luca, Torrione propone il pane come un "trattato di pace", invitando il pubblico a una riflessione sui punti di contatto tra le diverse culture in un'epoca segnata dai conflitti.
L'esposizione mira a restituire visibilità a un'umanità profonda, legata ai gesti quotidiani e alle rotte ancestrali nate dove fu seminato il primo grano.