Riflessioni su crescita industriale, allarmismo e impatto sociale del trasporto aereo
L’attuale scenario mediatico sembra caratterizzato da una tendenza costante alla creazione di stati di emergenza nazionale, indipendentemente dall'argomento trattato.
Dalle variazioni climatiche stagionali ai problemi legati all'inquinamento, la narrazione giornalistica tende a proporre scenari catastrofici per attirare l'attenzione del pubblico.
Recentemente, il focus si è spostato sulla scarsità di cherosene negli scali aeroportuali, descritta come una minaccia imminente per la regolarità dei voli e, di conseguenza, per le vacanze dei cittadini.
Tuttavia, un'analisi più distaccata permette di contestualizzare questi allarmi.
L'aviazione civile ha già affrontato periodi di interruzione parziale o totale delle attività senza che ciò comportasse un collasso irreversibile.
Durante la crisi pandemica da Covid-19, la maggior parte delle flotte è rimasta a terra per circa ventiquattro mesi; nonostante ciò, alla ripresa completa delle operazioni, le compagnie aeree hanno registrato esercizi finanziari con utili significativi.
Una eventuale riduzione della frequenza dei collegamenti aerei, pur potendo causare una stasi nell'espansione dei conti economici di vettori e aeroporti, non rappresenterebbe necessariamente un evento tragico per la collettività.
Occorre considerare che oltre l'80% del traffico aereo attuale è composto da viaggiatori a scopo turistico, mentre per gli spostamenti di lavoro esistono ormai consolidate alternative telematiche che permettono il confronto a distanza senza necessità di trasporto fisico.
La resistenza a una possibile diminuzione dei voli sembra derivare più dalle logiche delle grandi corporation che dalla reale necessità del passeggero.
Nel mondo industrializzato, le società pretendono una crescita costante e non accettano flessioni nei grafici aziendali.
Questo modello di espansione illimitata ignora le riflessioni sociologiche già avanzate negli anni Settanta da Alvin Toffler nel volume "Future Shock".
Toffler evidenziava come il ritmo troppo accelerato del progresso tecnologico, definito "spinta accelerativa", necessitasse di un controllo per evitarne gli effetti dirompenti.
Le ammonizioni di Toffler sulla necessità di valutare e gestire l'impatto delle tecnologie emergenti sono rimaste inascoltate.
Oggi, osservando la densità del traffico aereo globale su strumenti di monitoraggio in tempo reale, sorge il dubbio se non si sia ecceduto nell'utilizzo del mezzo aereo.
Un ridimensionamento del settore, dettato da contingenze come la disponibilità di carburante, potrebbe dunque non essere la catastrofe preannunciata dai titoli dei giornali, quanto piuttosto un'occasione di riflessione sulla gestione del progresso e delle abitudini di viaggio moderne.
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Informazioni tratte dalla newsletter Aviation-Industry-News.com redatta da Antonio Bordoni (esperto di aeronautica e autore di molti libri sull'argomento).
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