Tra rincari logistici e tensioni geopolitiche, cresce il ruolo dei lavoratori locali mentre mutano le rotte dei voli verso Nepal e Tibet
La stagione alpinistica del 2026 registra una presenza massiccia di frequentatori sulle catene dell'Himalaya.
Sono oltre 1.200 gli scalatori impegnati sui diversi rilievi della regione, attirati in particolare dal monte Everest, per il quale le autorità hanno rilasciato più di 490 permessi di salita a cittadini provenienti da 44 nazioni.
Le dinamiche organizzative prevedono mediamente un rapporto compreso tra due e tre guide Sherpa per ciascun cliente straniero, determinando una popolazione d'alta quota costituita da circa 400 alpinisti internazionali e oltre 700 operatori di origine nepalese.
All'interno di questo scenario, i primati sportivi e professionali appartengono prevalentemente ai lavoratori locali, le cui prestazioni passano spesso inosservate presso i canali informativi occidentali.
Tra i risultati recenti si segnalano la trentaduesima ascesa dell'Everest completata da Ang Rita Sherpa, i trenta traguardi raggiunti da un altro operatore e l'undicesima scalata portata a termine da una donna Sherpani.
Tale concentrazione di persone sul Sagarmatha solleva tuttavia interrogativi sulla gestione degli accessi alla montagna.
Il comparto dei viaggi nell'area himalayana risente degli effetti economici della crisi dei collegamenti aerei intercontinentali, la quale ha causato un incremento generalizzato delle tariffe dei biglietti.
Parallelamente, si osserva una contrazione del flusso dei turisti in arrivo dall'Europa, condizionato anche dall'aumento del costo della vita in paesi come l'Italia.
In Nepal la situazione è accentuata dal rincaro dei carburanti registrato negli ultimi due mesi, con un aumento del 16% per la benzina e variazioni analoghe per il cherosene da aviazione, fattori che gravano sui costi logistici complessivi.
Questi incrementi imprevisti sono scaturiti dal conflitto in corso tra Stati Uniti e Iran.
Le ripercussioni economiche colpiscono sia i viaggiatori sia gli operatori commerciali, penalizzando in modo marcato le economie del Nepal e del Bhutan, territori caratterizzati da una forte dipendenza dal turismo internazionale.
Al contrario, in Tibet e in Cina la riduzione dei flussi aerei globali produce effetti minori grazie alla compensazione garantita dal mercato interno e dalla rete infrastrutturale dei treni ad alta velocità.
Le criticità belliche in Medio Oriente determinano repentine chiusure e riaperture temporanee degli scali aeroportuali della penisola araba.
Per ovviare a tali interruzioni, le opzioni di viaggio dall'Italia verso il Nepal prevedono rotte alternative che transitano attraverso scali quali Istanbul, Delhi, Bangkok o Francoforte, utilizzando vettori come Turkish Airlines, Lufthansa, Austrian, Air India, Thai Airways e ITA Airways.
Per i collegamenti via Cina con scalo a Pechino, Shanghai o Chengdu, operano invece Air China, China Eastern e China Southern.
Per l'estate l'agenzia italo-nepalese Navyo Nepal, attiva dal 1998 con sedi stanziali a Kathmandu e Lhasa, ha programmato un itinerario di gruppo della durata di quindici giorni con partenza fissata all'11 luglio 2026.
Il percorso si sviluppa tra la valle di Kathmandu e l'altopiano tibetano, toccando centri storici, complessi religiosi e monumenti architettonici di rilievo
la tariffa base è stabilita in 2.471 euro a persona con sistemazione in camera doppia e prima colazione inclusa.Per le richieste di sistemazione singola è previsto un supplemento di 479 euro, mentre l'opzione della pensione completa per la sola tratta in Tibet comporta un costo aggiuntivo di 230 euro.
Il biglietto aereo per il volo del 13 luglio da Kathmandu a Lhasa richiede un supplemento quantificato in circa 480 euro.
Le voci incluse comprendono i trasferimenti via terra in Nepal e Tibet, i trasporti in Jeep dalla frontiera a Kathmandu, i pernottamenti, l'ottenimento dei permessi di viaggio per il Tibet e l'assistenza di guide locali parlanti inglese nella regione tibetana e italiano in territorio nepalese.
Rimangono esclusi dalla quota i voli intercontinentali dall'Italia, le spese per i pasti principali non coperti da supplemento, l'assicurazione di viaggio e l'importo per il visto d'ingresso in Nepal, pari a 30 dollari (corrispondenti a 16 euro) per una durata di 15 giorni.