Airbus e Air France condannate alla sanzione massima per omicidio colposo aziendale dopo il ribaltamento del giudizio di primo grado
Il 14 maggio scorso la corte d'appello di Parigi, sotto la presidenza del magistrato Sylvie Madec, ha emesso una sentenza di oltre 400 pagine che ribalta l'assoluzione del 2023, condannando Air France e Airbus per omicidio colposo in relazione al disastro del volo AF447.
Entrambe le società sono state ritenute responsabili dell'incidente e dovranno pagare una sanzione di 225.000 euro ciascuna (pari a 261.000 dollari), misura che configura la pena massima prevista dall'ordinamento francese per il reato di omicidio colposo aziendale.
A seguito della decisione della corte, Airbus ha già annunciato l'intenzione di presentare ricorso, mentre Air France non ha rilasciato dichiarazioni a commento.
La vicenda giudiziaria fa riferimento agli eventi del primo giugno 2009 quando, alle ore 02:14 UTC, l'Airbus A330-200 (immatricolato F-GZCP, c/n 660) in servizio tra Rio de Janeiro e Parigi perse i contatti con i sistemi di tracciamento e con il controllo del traffico aereo.
Il velivolo precipitò nell'oceano Atlantico, in una zona situata a circa metà percorso tra l'Africa e l'America meridionale, causandone lo stallo e il successivo impatto dopo quattro minuti e trenta secondi.
Il bilancio della tragedia fu di 228 vittime complessive, ripartite tra 216 passeggeri, 3 piloti e 9 assistenti di volo; tra i deceduti si registrarono 72 cittadini francesi, 58 brasiliani e 9 italiani.
Le indagini tecniche condotte dall'agenzia investigativa francese BEA individuarono la causa del disastro in una combinazione di fattori tecnici e di gestione della cabina.
Nello specifico, i tubi di Pitot, utilizzati per la misurazione dei parametri di volo, subirono un processo di congelamento a causa dei cristalli di ghiaccio durante una tempesta.
Questo malfunzionamento generò l'indicazione di valori di velocità errati, lo spegnimento del sistema di pilota automatico e l'attivazione degli allarmi in cabina, spingendo i piloti a far salire la quota del velivolo in assenza del comandante, che in quel momento non era presente in cabina di pilotaggio.
La corte d'appello ha rilevato precise responsabilità a carico delle due multinazionali, definendo l'accaduto come una catastrofe che si sarebbe potuta evitare.
Airbus è stata ritenuta colpevole di aver sottovalutato la gravità dei problemi ai sensori e di non aver trasmesso comunicazioni adeguate alle compagnie aeree.
Air France è stata condannata per non aver fornito un addestramento idoneo e per la mancata informazione degli equipaggi sulla gestione di un guasto complesso ad alta quota.
Daniele Lamy, rappresentante dell'associazione dei familiari delle vittime, ha espresso parere favorevole sulla sentenza, sottolineando la conclusione di una vertenza legale durata 17 anni.
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Informazioni tratte dalla newsletter air-accidents.com redatta da Antonio Bordoni (esperto di aeronautica e autore di molti libri sull'argomento).
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