L'analisi di Airlines for Europe (A4E) evidenzia il rischio di raddoppiare i costi e aumentare i disagi operativi per i viaggiatori.
Le negoziazioni sulla riforma dei diritti dei passeggeri aerei dell’Unione Europea sono entrate nella fase finale a Bruxelles.
Gli Stati membri e il Parlamento Europeo stanno discutendo i dettagli di una revisione che modificherà l’attuale regolamento EU261.
Questa normativa, in vigore da oltre vent'anni, ha l'obiettivo di tutelare i passeggeri in caso di ritardi o cancellazioni, ma la sua mancanza di chiarezza ha generato numerosi contenziosi legali nel corso del tempo, rendendo necessaria una correzione.
Airlines for Europe (A4E), l'associazione di base a Bruxelles che rappresenta i principali gruppi aerei europei (tra cui figurano realtà come Air France-KLM, EasyJet, IAG, Lufthansa e Ryanair), segue da vicino il dibattito attraverso la sua Managing Director, Ourania Georgoutsakou.
Secondo la rappresentante dell'associazione, se i legislatori non agiranno con prudenza, le nuove regole rischieranno di essere severe sulla carta ma poco efficaci nella pratica.
Il fulcro della discussione riguarda l'obbligo di risarcimento che scatta per i ritardi superiori alle tre ore, a meno che non intervengano circostanze eccezionali.
Questa soglia, stabilita in sede giudiziaria e non direttamente dalla legge originale, non riflette la realtà gestionale dei vettori.
I dati IATA del 2025 indicano infatti che i ritardi del traffico aereo sono aumentati del 114% negli ultimi dieci anni, dimostrando la parziale inefficacia della norma attuale nel ridurre i disservizi.
Le compagnie aeree riconoscono la necessità di risarcire i disagi causati da errori interni o da problemi di pianificazione del personale.
Tuttavia, la maggior parte dei ritardi deriva da fattori esterni.
Interventi tecnici di routine o controlli di sicurezza richiedono tempi precisi e spesso un'intera giornata di lavoro. Inoltre, l'organizzazione di un velivolo e di un equipaggio sostitutivi da un'altra città richiede solitamente circa cinque ore, rendendo la soglia delle tre ore complessa da rispettare.
Secondo le stime di settore, una soglia di ritardo più realistica potrebbe invece ridurre fino al 40% i ritardi più lunghi.
Il prolungarsi delle attese comporta danni anche per i vettori: ogni minuto di ritardo costa alle compagnie circa 127 euro, a fronte di un profitto medio per passeggero di appena 8 euro (dati IATA, 2024).
L'aspetto economico rappresenta un altro punto critico.
Attualmente, i risarcimenti previsti dalle regole comunitarie costano 8 miliardi di euro all'anno, una cifra già incorporata nel prezzo dei biglietti e pagata indirettamente da tutti i viaggiatori.
Con le proposte in discussione, i costi totali potrebbero salire a circa 15 miliardi di euro, provocando un aumento delle tariffe per le famiglie.
A4E cita come esempio negativo anche l'ipotesi del bagaglio a mano aggiuntivo gratuito, una misura che costringerebbe tutti a pagare una tariffa maggiore a prescindere dalle proprie necessità, incrementando anche le emissioni complessive di CO2.
L'associazione chiede quindi che, in caso di aumento dei costi, gli oneri siano distribuiti equamente tra tutti i soggetti della filiera, inclusi i gestori aeroportuali e i controllori di volo, responsabili di problematiche esterne come blocchi causati da droni o carenze di personale di terra.