L'esposizione approfondisce l'impatto culturale e sociale della società fondata nel 1898 per il rinnovamento delle arti decorative locali
Fino al 6 settembre 2026, il Lapidario del Museo Civico Medievale di Bologna ospita la mostra Aemilia Ars per Bologna.
L’arte e la città. Curata da Silvia Battistini, Giancarlo Benevolo e Mark Gregory D’Apuzzo, l'esposizione è promossa dal Settore Musei Civici del Comune di Bologna nell'ambito di Bologna Estate 2026 e della quarta edizione di Bologna Portici Festival.
L'obiettivo dell'evento è fare conoscere l'importanza culturale del movimento artistico Aemilia Ars, espressione bolognese della tendenza europea di rinnovamento delle arti applicate a cavallo tra il XIX e il XX secolo.
Origini e obiettivi della società
La società per azioni Aemilia Ars fu fondata il 3 dicembre 1898 per iniziativa di Alfonso Rubbiani, affiancato dai conti Francesco Cavazza e Cesare Ranuzzi Segni, e con il contributo della contessa Lina Bianconcini Cavazza.
Il progetto traeva origine dall'esperienza maturata nei cantieri di restauro dei monumenti cittadini a partire dagli anni Ottanta dell'Ottocento. In quel contesto, la necessità di ricostruire elementi architettonici e decorativi in stile neomedievale e neorinascimentale favorì la nascita di una "gilda" di artisti e artigiani, ispirata al movimento inglese Arts and Crafts di William Morris.
La società si pose lo scopo statutario di applicare i principi artistici della corrente modernista agli oggetti d'uso quotidiano, unendo il recupero delle tradizioni artigianali regionali, come l'ebanisteria, il ferro battuto e l'oreficeria, alla realtà industriale.
Sebbene la società si sia sciolta per motivi commerciali già alla fine del 1903, l'esperienza continuò a influenzare il gusto e la produzione locale.
Formazione professionale e il successo dei merletti
L'attività dell'Aemilia Ars si distinse per un forte impatto sociale attraverso il coinvolgimento di scuole professionali e strutture caritative cittadine, che si occupavano di bambini disagiati.
Particolarmente rilevante fu il dipartimento di ricami e merletti, fondato nel 1900 e guidato da Lina Bianconcini Cavazza, che sopravvisse fino agli anni Ottanta del Novecento.
Nel 1905 l'attività dava lavoro a oltre mille donne tra città e campagna, offrendo un'opportunità di integrazione del reddito familiare e di istruzione tecnica incentrata sul merletto ad ago a punto in aria.
Nel 2021 il merletto Aemilia Ars ha ricevuto il riconoscimento come patrimonio De.Co. della città di Bologna.
Il percorso espositivo e le sinergie cittadine
La mostra documenta i cambiamenti del gusto della società bolognese, la formazione della manodopera e il contesto urbanistico dell'epoca, segnato dalle demolizioni del Piano regolatore del 1889 e dalle successive azioni di tutela del "Comitato per Bologna Storica Artistica".
Il percorso include materiali delle collezioni permanenti solitamente non esposti, tra cui disegni, ferri battuti e campioni ricamati provenienti dalle Collezioni Comunali d’Arte, dal Museo Davia Bargellini e dal Museo del Tessuto e della Tappezzeria.
Il progetto è sviluppato in sinergia con ASP - Città di Bologna, che ospita in parallelo presso la Quadreria di Palazzo Rossi Poggi Marsili la mostra Un filo lungo secoli, dedicata all'attività educativa degli storici istituti pii bolognesi.