I flussi internazionali crescono in Nepal, Cina, Tibet e Bhutan, ma si registra una flessione dei visitatori italiani verso alcune destinazioni.
A metà del 2026, il tour operator Navyo Nepal ha analizzato l'andamento del turismo nell'area dell'Himalaya e nei territori limitrofi durante la prima parte dell'anno.
I dati complessivi mostrano una ripresa generale dei flussi all'interno della regione asiatica, sebbene si evidenzino andamenti differenti per quanto riguarda i viaggiatori di nazionalità italiana a seconda delle destinazioni considerate.
Nel primo semestre del 2026, il Nepal ha registrato l'arrivo di 621.624 turisti internazionali, segnando un incremento del 22% rispetto all'anno precedente.
Il mercato principale si conferma quello indiano, seguito da Stati Uniti e Cina, con incrementi rilevanti anche da Bangladesh, Australia e Canada.
Al contrario, i flussi provenienti dall'Europa hanno subito una diminuzione del 13,3%.
In questo contesto, l'Italia ha mostrato una forte contrazione, con un calo del 47% rispetto al 2025 e un numero di arrivi compreso tra 1.200 e 1.500 unità, che rappresenta meno dello 0,3% del totale.
La Cina ha invece riscontrato un incremento superiore al 25% rispetto al 2025, accogliendo circa 19,097 milioni di visitatori internazionali da gennaio a giugno.
In questo caso, gli italiani hanno usufruito del programma visa free, totalizzando tra i 120.000 e i 130.000 ingressi.
La Provincia Autonoma del Tibet ha registrato circa 7 milioni di turisti, in aumento del 17% su base annua, con una prevalenza del mercato interno cinese e dell'India, mentre la presenza italiana è rimasta marginale con 300-400 arrivi nel semestre.
Infine, il Regno del Bhutan ha accolto 60.600 turisti internazionali tra gennaio e maggio, registrando una crescita del 14,3% trainata da India, Bangladesh, USA e Cina, mentre l'Italia si è posizionata tra i mercati minori con 350-400 arrivi complessivi.