La trasformazione della città lagunare tra monocoltura economica, crisi dell'abitare e nuove prospettive di ricerca
GEOGRAFIE CRITICHE DEL TURISMO A VENEZIA
Antonio Paolo Russo, Giacomo-Maria Salerno (a cura di)
Studi Urbani e Regionali
Collana fondata da Francesco Indovina
diretta da Laura Fregolent e Michelangelo Savino
Ogni volta che ci capita di trattare l'argomento Venezia, siamo colti da una specie di orticaria.
Il motivo è semplice da spiegare: chi capisce poco (o nulla) di movimenti turistici e stagionalità crede di poter risolvere i problemi semplicemente mettendo tasse d'ingresso; quindi non un invito a visitare una delle città più belle del mondo ma ... una sorta di punizione.
L'unico risultato che, furbescamente si ottiene, non è quello di veder diminuire i flussi ma solo quello di fare cassa.
Così come accade (da qualche mese) a Roma, dove si paga (orrore!!) per poter vedere da vicino la Fontana di Trevi.
Anche qui l'iniziativa serve solo a fare cassa e non certo a diminuire i flussi ... e c'è da dire che il percorso obbligato (dopo aver pagato) fatto di transenne metalliche, abbrutisce - e non poco - la visuale della piazza.
Quindi ben venga la lettura del libro che vi presentiamo perchè entra nel vivo di tutte le questioni che riguardano la città lagunare.
Il dibattito sulla Venezia turistica è oggi più vivo che mai, sia nelle cronache quotidiane sia nella produzione scientifica.
Le prime constatazioni sul fatto che l'inesorabile crescita del turismo potesse tramutarsi in un problema risalgono alla fine degli anni Settanta.
Tale questione si è incardinata su altre problematiche emerse fin dai primi anni Sessanta, allora definite come il “problema di Venezia” (Comune di Venezia, 1962).
Questa dinamica mette a rischio la conservazione della città storica sia come bene patrimoniale di valore universale, sia nella sua essenza di civitas, intesa come luogo abitato e vivo.
La deriva verso un futuro incerto si manifesta negli impatti ambientali del sistema di mobilità turistica e nella crescita insostenibile dei prezzi dei beni immobili e di consumo, a fronte di un progressivo orientamento dei mercati alla domanda privilegiata dei visitatori.
La dipendenza dall'economia urbana ha assunto la forma di una vera e propria monocoltura, sbandierata come unica via di fuga per l'economia del centro storico in parallelo con la sparizione di fabbriche, cantieri, artigiani e professionisti liberali.
Mettere un freno alla turistificazione della città significherebbe avviare una rinuncia ponderata ad affidarsi all'unico mercato che tira, sottraendo spazio a un settore vorace.
Tuttavia, al di là della complessità intrinseca in qualsiasi progetto di mitigazione degli impatti del turismo, fenomeno che ormai si produce e si governa a scale sempre più esterne a quelle dell'ecosistema politico veneziano, sembrano scarseggiare delle alternative politicamente spendibili; un limite emerso soprattutto nell’ultima fase di pianificazione strategica metropolitana nella seconda metà degli anni Novanta.
Da allora il turismo non ha fatto che crescere in termini di arrivi, presenze ed espansione dell’offerta ricettiva, mentre la civitas si è contratta.
Le molteplici dimensioni di questa crisi hanno reso la città lagunare uno dei luoghi più studiati al mondo, da cui sono scaturite diverse linee di ricerca sul rapporto tra turismo e territorio consolidate come frame globali.
Si va dai modelli di capacità di carico socioeconomica e di ciclo di vita delle città di patrimonio, fino alla misurazione delle conseguenze della pressione turistica, tornate in voga alla fine degli anni Dieci con l’ondata di interesse per l’overtourism e la strettamente associata questione della trasformazione della casa in infrastruttura turistica.
In relazione a tutto ciò, Venezia si è eretta a worst case scenario della turistificazione e a modello distopico, ispirando profonde riflessioni sulla genealogia della sua policrisi o sull’ontologia del luogo turistico, come nel saggio di Davis & Marvin (2004) o nella concettualizzazione dell’“isola turistica” di Claudio Minca (2009).
Molti autori si sono cimentati in un’analisi critica del turismo a Venezia da diverse branche delle scienze sociali, affrontando temi per i quali la città ha fatto da battistrada: le esternalità sociali e ambientali della crescita turistica, gli effetti della iper-specializzazione settoriale, le dinamiche centrifughe della popolazione residente, la crescita metropolitana bipolare e il fenomeno della airbnbificazione (analizzato nei contributi di Salerno; Cristiano; Russo, Pedri Stocco & Rizzi; Giordano).
Alcuni di questi studi hanno cercato di portare l’analisi a un livello di generalizzazione capace di sfatare il mito dell’eccezionalità veneziana, muovendosi verso una comprensione più ampia della questione turistica come tema centrale dello sviluppo urbano contemporaneo, in cui alla crescita dei centri storico/patrimoniali si accompagna una perdita della loro resilienza e lo scarico di diseguaglianze sociali e spaziali attraverso margini territoriali in continua espansione.
I riferimenti alla Venezia turistica vanno oltre la produzione scientifica, radicandosi nell'immaginario collettivo e nelle arti come paradigma della tensione tra bellezza e fragilità.
John Urry (2004) ricorda come La morte a Venezia di Thomas Mann sia un esempio di rappresentazione letteraria che ha contribuito alla costruzione simbolica della città, vista come luogo decadente, sensuale e malinconico, dove la bellezza si intreccia con la morte.
Venezia viene consumata attraverso immagini culturalmente sedimentate che alimentano il dispositivo riproduttivo dello sguardo del turista.
Esistono tuttavia anche rappresentazioni che capovolgono tale prospettiva per dare voce a una Venezia che si narra dal di dentro, sforzo a cui si allinea il volume curato da GiacomoMaria Salerno che integra il vissuto e la corporeità dell’approccio metodologico come dimensioni fondamentali della ricerca.
Tra le opere recenti si segnalano il documentario The Venice Syndrome di ARTE, con la scena del barcaiolo/Caronte che si occupa dei traslochi in terraferma dei veneziani; e il film Welcome Venice di Andrea Segre, uno spaccato della frattura sociale e affettiva prodotta dalla tensione tra sfruttamento e resistenza nell’era Airbnb, che si risolve con il trasferimento a Mestre del fratello resistente.
Si aggiungono i lavori di scrittori veneziani come Antonio Scurati o Tiziano Scarpa, e le attività di piccole case editrici locali come wetlands, Corte del Fontego e La Toletta, che fanno della narrazione il proprio campo di battaglia per mostrare come a partire da Venezia si possa costruire uno sguardo inquieto sui fenomeni globali del contemporaneo.
Questa mole di opere ha ispirato la ricerca scientifica verso lavori che analizzano il divenire turistico secondo una prospettiva quasi esistenziale, in cui il turismo di massa nega la città stessa, ne mette a repentaglio i meccanismi riproduttivi e ne offusca il valore patrimoniale.
La crescente dipendenza dalle leisure mobilities globali come popolazione-obiettivo per il centro storico è una questione politica e biopolitica, legata alla contrazione della constituency della città storica.
La popolazione residente non è più in grado di affermare una visione di Venezia come luogo abitabile, mentre si consolida una classe della rendita che ha trasformato l’infrastruttura vitale in infrastruttura turistica.
Nel film di Segre emerge come il conflitto sulla casa sia diventato il nuovo asse portante della critica all’overtourism, evidenziando i limiti di numeri e algoritmi nel descrivere le criticità dell’abitare.
L’esperienza di home away from home legata all'ospitalità da piattaforma finisce per negare l'orizzonte di libertà della domesticità veneziana, fatta di partite di calcio in campo, cene in fondamenta, ciacole con i vicini e dall’acqua come spazio di estensione del dwelling.
Queste forme di ripensamento dello spazio in crisi hanno rianimato gli studi su Venezia nell'ultimo ventennio. Dal 2005 in avanti si stimano circa un centinaio di pubblicazioni in riviste indicizzate (in Web of Science o Scopus) attinenti a overtourism, pressione turistica, trasformazioni urbane, impatti socioeconomici, residenti, abitazioni, commercio e mobilità, mentre gli studi di ambito puramente ambientale, idrologico, urbanistico, architettonico o criminologico si riducono a poche decine.
Questa nuova ondata si discosta dall'impostazione marcatamente economicista derivata dal lavoro sulla capacità di carico turistica di Costa & van der Borg (1988), poi sviluppato in Canestrelli & Costa (1991) e aggiornato da glosse successive (van der Borg, 2017, 2022; Massiani & Santoro, 2012; Bertocchi et al., 2020), criticata per non aver adeguato la cornice epistemologica a una realtà mutata.
La maggioranza dei nuovi lavori adotta un approccio critico ascrivibile alle geografie critiche del turismo, analizzando il turismo come fenomeno spaziale e sociale e mettendo in discussione le implicazioni economiche, culturali, ambientali e politiche, con attenzione ai rapporti di potere e alle disuguaglianze.
Gli studi geografici italiani hanno così compiuto un salto disciplinare analogo a quello dell'accademia anglosassone degli anni Settanta, travalicando le frontiere verso l’antropologia, la sociologia e la critica economica senza perdere la prospettiva spaziale.
L'apporto della geografia è centrale per proporre modelli interpretativi complessi; un dibattito che in questo volume intende illuminare la visitor economy, le pratiche di vita in uno spazio conteso, l'evoluzione della struttura sociale, le forme di ri-territorializzazione e la governamentalità del turismo tra politiche formali e partecipazione delle comunità.
Il volume offre uno spaccato di una nuova generazione di autori, in maggioranza veneziani, impegnati anche sul fronte delle rivendicazioni per una Venezia vivibile e vissuta all'interno di collettivi o nei mezzi di comunicazione.
Tra i contributi significativi si citano Clara Zanardi e la sua ricostruzione dell'esodo legato alla turistificazione (Zanardi, 2020); Paola Somma e l'analisi della commodification del patrimonio e dell'epurazione dei ceti popolari (Somma, 2021, 2024); Federica Letizia Cavallo con i lavori sugli spazi lagunari e i conflitti nel rapporto acqua-turismo (Cavallo et al., 2021); Sara Marini e l'esplorazione della selva tra biologico e artefatto (Marini et al., 2024); Wolfgang Scheppe, che con Migropolis ha documentato Venezia come nodo di regimi di mobilità e catene di produzione del valore (Scheppe et al., 2009).
L’ambizione dei curatori è presentare questo dibattito a cittadini, esperti, organizzazioni comunitarie e movimenti sociali preoccupati per il futuro della città, ma anche a un pubblico generale che può trarre ispirazione dal caso Venezia.
La città lagunare è infatti parte di una rete di città, nel Mediterraneo e altrove, accomunate dal problema di resistere e disegnare un percorso alternativo alla turistificazione, un tema ormai divenuto patrimonio comune di ampi settori della società civile e della cittadinanza organizzata.
GEOGRAFIE CRITICHE DEL TURISMO A VENEZIA
Pagine: 300
ISBN: 9788835193999
costo Euro 52