Crescono arrivi e presenze nel settore, trainati dal turismo esperienziale e dalla ricerca di flessibilità
Il turismo in Italia registra una fase di sviluppo staccandosi dalle incertezze collegate alle tensioni geopolitiche internazionali.
In base ai dati Istat relativi al primo trimestre dell'anno corrente, si è verificato un incremento del 4,2% negli arrivi e del 7,5% nelle presenze rispetto al 2025, posizionando il territorio nazionale come una destinazione percepita come sicura.
Per l'intero 2026, le stime del Ministero del Turismo prevedono un aumento del 2% degli arrivi e del 4% della spesa complessiva, mentre il World Travel & Tourism Council (WTTC) indica per l'Italia una crescita del 3,8%, con il settore che contribuisce al 13% del PIL nazionale.
La principale tematica di gestione evidenziata da Enzo Carella, presidente di FederTerziario Turismo, consiste nella necessità di canalizzare i flussi turistici stagionali verso i borghi e le aree interne, riducendo l'affollamento delle maggiori città d'arte.
Il profilo del viaggiatore mostra un orientamento verso il benessere psicofisico, il turismo lento e la ricettività diffusa nei piccoli comuni.
Questo mutamento richiede agli operatori la strutturazione di soluzioni personalizzate tramite l'uso di analisi dati e intelligenza artificiale.
L'importanza dei servizi complementari viene confermata anche nell'ambito balneare da Simone Faiulo, titolare dello Zen Beach di Gallipoli, che evidenzia come l'accessibilità, la sosta e l'intrattenimento siano ormai determinanti nella scelta dei consumatori.
Parallelamente, le aziende del settore adeguano le proprie strategie operative: Isabella Candelori, Direttore Commerciale Trade Italia di Nicolaus, sottolinea la rimozione dei vincoli rigidi legati ai soggiorni di sette notti e l'introduzione di soluzioni digitali per facilitare i trasporti dai nodi di prossimità.