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Muta poesia - La nuova mostra personale di Alessio Deli.


La pittura è una poesia muta, e la poesia è una pittura cieca e l’una e l’altra vanno imitando la natura quanto è possibile alle loro potenze…


Muta poesia
mostra personale di
ALESSIO DELI

 La pittura è una poesia muta, e la poesia è una pittura cieca e l’una e l’altra vanno imitando la natura quanto è possibile alle loro potenze…
Leonardo da Vinci

Alessio Deli ci conduce con le sue opere in una dimensione antica ed eterea, che affonda le sue radici nell'arte rinascimentale, da lui attentamente studiata e rivisitata in chiave moderna. Le sue muse sono figure femminili dal volto distante e diafano, caratterizzate da un mistero intangibile che riporta alla mente le donne scolpite da Francesco Laurana, dotate di una grazia quasi ultraterrena.

 

La bellezza ideale delle opere di Deli contrasta con il mondo contemporaneo che le circonda, ricco di difficoltà e contraddizioni, e queste sembrano osservare noi umani da un luogo distante ed enigmatico, che fa presagire un senso di rinascita. Come nelle opere di Botticelli, gli elementi naturali costellano le figure di Deli, sottolineando il loro legame con la natura e i suoi frutti, simbolo di vita e rinnovamento.

L'opera dell'artista in passato è stata caratterizzata dell'utilizzo di materiali di recupero. Nella sua ricerca attuale, specialmente nella mostra Muta poesia, ad essere recuperato non è più il materiale ma l'immaginario antico, che l'artista rielabora dandogli una nuova vita. Il rapporto tra tradizione e contemporaneo è presente anche nelle tecniche con le quali l'artista si esprime. Le sculture in bronzo sono affiancate da opere in ceramica, realizzate seguendo i passaggi usati dai Della Robbia nella terracotta policroma invetriata.

Le opere di Deli sono collocate in prestigiose collezioni sia pubbliche che private in Italia e all'estero, fra le quali il MacS, Catania; la Raccolta Civica d'Arte Contemporanea di Palazzo Simoni Fè, Brescia; il Museo Roberto Bilotti Ruggi d'Aragona di Rende, Cosenza; la Galleria Nazionale della Calabria, Cosenza; il Palazzo Municipale San Quirico d'Orcia, Siena; l'Antico Collegio Martino Filetico, Città di Ferentino; l'Università degli Studi "La Sapienza" Roma; la Nuova Chiesa S. Pietro Apostolo, Cosenza; ed il Parco Porporati, Torino.
Questa mostra è stata appositamente pensata per il nuovo spazio della galleria in Via Giulia 13 e il suo cambio di nome, passando da RvB Artsa Von Buren Contemporary, in quanto Alessio Deli è un'artista fondante della scuderia della galleria.


INFO

Muta poesia

Alessio Deli
A cura di Michele von Buren

Vernissage
giovedì 26 e venerdì 27 maggio 2022 dalle 18.00 alle 21.30
Von Buren Contemporary
Via Giulia 13 - Roma

Fino a mercoledì 29 giugno 2022
Orari: 11:00-13:30 e 15:30-19:30;
domenica e lunedì chiuso

Von Buren Contemporary
Via Giulia 13 - Roma
+39 335.1633518
www.vonburencontemporary.com
info@vonburencontemporary.com
@vonburen.contemporary 


[M.V. Anno X - Nr 1884 del 27.05.2022] | Arte e mostre

I vincitori dell’edizione 2021 del Premio Marchionni.


Il concorso internazionale d’arte contemporanea ideato dal Museo Magmma di Villacidro.


La mostra allestita all’Archivio Lazzaro di Milano ospita i vincitori dell’edizione 2021 del Premio Marchionni, il concorso internazionale d’arte contemporanea ideato dal Museo Magmma di Villacidro.
Gli artisti sono: Fabio RIAUDO (per la sezione Grafica) e Andrea SAVAZZI (per la sezione Pittura)

 

Le opere di Riaudo e Savazzi sono state selezionate tra più di 650 che hanno partecipato al concorso ,pervenute prevalentemente dal Continente Europeo.
A giudicarle è stata una giuria composta da, Umberto Palestini, direttore dell’Accademia di Belle Arti Urbino (tra le istituzioni artistiche più importanti d’Italia), Vittorio Spampinato, direttore artistico del Museo Cà La Ghironda Zola Pedosa città metropolitana Bologna, Alessandra Redaelli, storica e giornalista di Arte Mondadori Milano, Giorgio Sorrentino della Galleria Artesanterasmo di Milano, Vitaliano Angelini, presidente Incisori Urbinati, Arialdo Ceribelli, direttore antiquario collezionista della Galleria Ceribelli di Bergamo e Adriano Corsi, direttore dell’Archivio Lazzaro di Milano.
Il Premio Marchionni è stato istituito per ricordare la figura di Dino Marchionni, incisore che nel 1954 lasciò la sua Urbino per insegnare a Villacidro , dove rimase fino alla fine della sua vita.
Il concorso è ideato dal Magmma (Museo d’arte grafica del Mediterraneo Marchionni) con con l’organizzazione della Fondazione Estetica & Progresso e il sostegno della Fondazione di Sardegna.
Inaugurazione venerdì 27 maggio, ore 17,30.
Via Cenisio 50, 20154 Milano - tel./fax 02 36521958 - da martedì a sabato: 9.00 – 13.00 / 15.00 – 19.00 – domenica e lunedì: chiuso
www.gallerialazzaro.it - archivio@gallerialazzaro.it


[M.V. Anno X - Nr 1884 del 27.05.2022] | Arte e mostre

Questa mostra dal titolo Particolare / Universale


E' la settima del percorso "MONDI", ed è già una novità in quanto si veicolano a Roma nomi dell’arte contemporanea di significativo rilievo, che evidenziano e mettono in luce gli svolgimenti più intriganti del fare arte nel terzo millennio.


“MONDI” è un progetto appositamente ideato per il Circolo Esteri del Ministero Affari Esteri di Roma nel ventennale della Collezione Farnesina di Arte Contemporanea.

 

Esso vive nobilmente sulle arti che riprogrammano il mondo, si campiona ad essere uno spettacolare archivio decentralizzato ove le diverse discipline si nutrono di arte-mondo, mira a rappresentare come si abita la cultura globale, ovvero l’altramodernità, che altro non è che una sorta di costellazione, una specie di arcipelago di singoli mondi e singoli artisti le cui isole interconnesse non costituiscono un continente unico di pensiero, ma lo specchio di un’arte postproduttiva e frontaliera, mobile, ipermoderna, ipertesa, ipercolta, mente e cuore, ma anche progetto e destino della comunicazione estetica.

 

E’ con questo progetto, ideato e diretto dall’illustre Storico dell’Arte Moderna e Contemporanea Prof. Carlo Franza, intellettuale di piano internazionale, che si vuole indicare e sorreggere un'Europa Creativa Festival e, dunque, protagonisti e bandiere, bandendo ogni culto del transitorio per porgere a tutti il culto dell'eterno. Il terzo millennio che fa vivere i processi creativi nel clima di abitare stili e forme storicizzate, perchè il futuro è ora, fra rappresentazioni e interpretazioni, ci porta a cogliere il nuovo destino della bellezza. Con l'arte vogliamo aprire finestre sul mondo, con l'arte vogliamo aprire stagioni eroiche, con l'arte vogliamo inaugurare una nuova civiltà. Con “MONDI” (2020-2021-2022) si porgono dodici mostre personali di dodici artisti contemporanei, taluni di chiara fama. Questa mostra dal titolo “Particolare / Universale” è la settima del percorso, ed è già una novità in quanto si veicolano a Roma nomi dell’arte contemporanea di significativo rilievo, che evidenziano e mettono in luce gli svolgimenti più intriganti del fare arte nel terzo millennio. L’esposizione curata dall’illustre Storico dell’Arte Contemporanea di fama internazionale, Prof. Carlo Franza, che firma anche il testo in catalogo dal titolo “Particolare / Universale”, riunisce una serie di opere dell'artista Giorgio Bevignani, già apparso agli occhi della critica italiana e internazionale come una figura delle più interessanti e propositive dell’arte contemporanea, e ricordato come chiaro e significante interprete.

Scrive Carlo Franza nel testo: “Sono ormai vent’anni che l’artista Giorgio Bevignani (Città di Castello 1955) movimenta grandi mostre in giro per il mondo, per ciò l’avevo definito instancabile viaggiatore, e scrivevo: “pronto a cogliere le spinte e le sollecitazioni che gli arrivano dai contesti più diversi. E’ così che orchestra il suo fare arte, nell’operare e costruire ambienti, attraverso nuovi linguaggi così come espresso dalle neoavanguardie”. Erano accensioni architettoniche e scenografiche volanti in spazi per inventare nuove soluzioni espositive in cui si infiltrava una nuova creatività diffusa. Esperienze artistiche vissute su una concezione dell’arte profondamente segnata dall’idea di site specificity. Da allora, oltre alla ricerca ossessiva di materiali, fino alle diverse paste, al silicone, a polvere di marmi e pigmenti e altro ancora, l’intensità distillata di questa materia-luce traccia e rintraccia quei fondali-teleri che si fanno campo sensibile che origina, ad ogni opera, unità pulsanti di energia.

 

Ebbene, diciamolo, Giorgio Bevignani vive oggi la cornice più suggestiva e illuminata del suo movimentare l’avanguardia, comprese certe dinamiche di creazione e lettura dell’arte, e soprattutto la sua fertile ricerca si è ormai avviata completamente verso una estetica minimalista, dove “particolare e universale” evidenziano una geometria imperfetta con un uso sapiente di luce e una gestualità asciutta, producendo riflessioni significative sulla “pittura fondamentale”. Questi spunti più riusciti aprono a nuovi orizzonti, dopo essersi permeati di ascetismo, di vibrazioni filosofiche che toccano il mondo nel profondo dello spazio e del tempo, caratterizzando l’esplorazione di varie possibilità cromatiche. In questo percorso minimalista Bevignani vive l’esigenza di concretare una dimensione infinita nella forma finita dell’opera; ritrae il tempo, la luce, lo spazio, sicchè assistiamo al declinarsi di un pensiero intuitivo che genera continuamente nuovi spazi, è il colore stesso a costituire la metamorfosi delle tracce, in una sorta di scrittura fluente dell’energia universale, tra echi spaziali e intrecci timbrici, traducendo il pulsare della vita che si propaga come un respiro. Plasticità, discontinuità, disseminazione, sono coordinate poetiche ed operative che occasionano questa nuova pittura minimalista, dove il corpo cromatico è in espansione spaziale-pulsante, possibile permutazione, e si mostra in un palpitare di opposti, bianco/nero, luce/tenebre, particolare/universale, vita/morte, attimo/eternità, quiete/movimento, pieno/vuoto, lucido/opaco, liscio/ruvido, naturale e artificiale, ordine/disordine, limitato/infinito.

 

Il linguaggio di queste opere movimenta un universo nuovo perché l’arte è soprattutto filosofia, e Giorgio Bevignani movimenta energie sensibili alla vita. Esse documentano calma e inquietudine, ordine e caos, fatalità e azzardo, rimbalzano tra particolare e universale, riassumono le forze della vita e quelle della morte. Si pensi che Yves Klein nel 1961 dichiarò: “Dove si trova il vuoto si trova il fuoco”. Le opere di questo capitolo novello, sono intessute in un gioco di paste e di colori, e appaiono liberate dalla gravità, in un volo nell’immensità cosmica la cui progressione va verso un massimo irraggiamento di toni pulviscolari, ed anche di inclinazioni, concentrazioni, forme; giallo, rosso, blu, violetto, oro-bronzo, la lucentezza di ogni colore è un pensiero colorato nel suo nascere e nel suo svanire perché colorata è l’energia che la genera. Le sue opere si dilatano in un andirivieni tra il particolare e l’universale, un territorio dove la superficie monocroma nella sua concretezza e fisicità, pulsa in un’espansione possibile e luminosa; originando germinazioni pittoriche percorse da fessurazioni e intermittenze, bagliori e vibrazioni. Giorgio Bevignani declina la propria poetica come traccia di conoscenza e misurazione dell’universo nel suo svolgersi, specie quando la monocromia lascia il passo a delle trame lievemente percettibili. Non è solo certo, si apparenta ad altri nomi internazionali che del minimalismo ne hanno evidenziato la pura esistenza e l’atto di dipingere, penso a Robert Ryman soprattutto, e ancora Carl Andre, Donald Judd, Yves Klein e Piero Manzoni; Bevignani ci accompagna con le sue opere sulla soglia della luce, ci porta a compiere un viaggio orfico, ad entrare nella densità notturna del mondo, del grembo delle cose, a percepire il silenzio del mondo e riportarlo alla luce, per leggere finalmente la preziosità delle cose del mondo della vita.

 

Biografia dell’artista.
Giorgio Bevignani nasce a Città di Castello nel 1955, vive e lavora a Castel San Pietro Terme, Bologna (Italia). Diplomato Maestro d’Arte all’Istituto d’Arte San Bernardino di Betto di Perugia nel 1979. Diploma di maturità in Arte applicata (scultura) all’Istituto d’Arte Duccio di Buoninsegna di Siena nel 1981. Ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Bologna dal 1984 al 1986, e l’Accademia di Belle Arti di Brera (Milano) dal 1986 al 1988. Membro della Royal British Society of Sculptors dal 2014. Dal 1990 al 1993 ha vissuto e lavorato a New York, dove ha esposto per la galleria 39 Mercer Street, ed è stato notato dal celebre gallerista Leo Castelli. Nel 1995 ha trascorso un periodo in Colombia realizzando la personale “Pinturas”, a cura di Marta Elena Cardinal Arango presso la galleria Diners di Santafé. Nel 1999 è stato selezionato dall’emittente televisiva WDR e dall’Istituto di Cultura Italiana di Colonia per rappresentare l’Italia nella mostra collettiva “Coincidences”, presso l’Ignis Kulturzentrum. Tra le mostre personali più recenti vanno ricordate: “Peter Pan e l’Orizzonte dei Rossi” presso Fabbrica (FC) nel 2009, “Granada” sempre nel 2009 a Bogota in Colombia, “BIO-Abisso” durante la Human Rights nights presso la Cineteca di Bologna nel 2010; “Europa” presso la Galleria Restarte & Contemporary Concept durante Artefiera off Bologna, 2012, e infine “La compagnia evanescente” Casa dell’architettura, Roma, 2013. Tra le collettive: “A certain Form of Heaven / Male” a cura di Isabella Falbo, 2007, galleria Artsinergy, Bologna; e “Premio Città di Novara” 2008, in occasione del quale Giovanni Cordero gli conferisce il premio per l’opera. E ancora ricordiamo “Direzione alterità” presso il Teatro India a Roma, 2011; dello stesso anno “Peace Island” all’Istituto Superiore Antincendi a Roma e “BO- Hème” presso la Galleria H2O a Bologna, 2012. L’opera recente “Jordan’s Red Water” è in questo momento esposta al BAG, Bocconi Art Gallery, Milano. Le sue opere si trovano in collezioni private a MOA – Museum of Art di Atami in Giappone, Miami, Milano, Francoforte, Siena, Bologna, Roma, Reggio Emilia, Brescia, Ancona, Cesena, Modena, Imperia, Bogotà, Nizza, Basilea, Strasburgo, Bruxelles, San Paolo, Helsingborg, Città di Castello.

 

Biografia del curatore
Carlo Franza è uno Storico dell’Arte Moderna e Contemporanea, italiano. Nato ad Alessano (Lecce) nel 1949, è vissuto dal 1959 al 1980 a Roma dove ha studiato e conseguito tre lauree all’Università Statale La Sapienza (Lettere, Sociologia e Filosofia); dal 1980 è a Milano dove tuttora risiede. Allievo e Assistente Ordinario di Giulio Carlo Argan all’Università La Sapienza di Roma. Professore Straordinario di Storia dell’Arte Moderna e Contemporanea, Ordinario di Lingua e Letteratura Italiana. Visiting Professor nell’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, nell’Università della Slesia e in altre numerose Università Estere (Università della Slesia, ecc.). Docente nell’ Executive Master “Diplomatic, Economic and Strategic Perspectives in Global Scenarios” alla School of Management dell’Università LUM nella Villa Clerici sede del Campus di Milano, Docente nel Master di Fotografia (ARD&NT Institute di Milano - Accademia di Belle Arti di Brera e Politecnico di Milano) dell’Accademia di Brera e Politecnico di Milano e nel Master Universitario in Management dei Beni Culturali allo Ied di Milano. E' Consulente Tecnico del Tribunale di Milano per l'Arte Moderna e Contemporanea. E’ stato indicato dal “Times” fra i dieci critici d’arte più importanti d’Europa. Giornalista, Critico d’Arte dal 1974 a “Il Giornale” di Indro Montanelli, poi a “Libero” fondato da Vittorio Feltri. Nel 2012 riprende sul quotidiano “Il Giornale” la collaborazione giornalistica come opinionista, unitamente alla sua Rubrica “Scenari dell'arte”, divenendone una delle Firme più lette. Ha al suo attivo decine di libri fondamentali e migliaia di pubblicazioni e cataloghi con presentazioni di mostre. Si è interessato dei più importanti artisti del mondo dei quali ne ha curato prestigiosissime mostre. Dal 2001 al 2007 è stato Consulente del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. E’ fondatore e direttore del Mimac della Fondazione Don Tonino Bello. Ha vinto per il Giornalismo e la Critica d’Arte il Premio Cortina nel 1994, il Premio Saint Vincent nel 1995, il Premio Bormio nel 1996, il Premio Milano nel 1998, il Premio delle Arti Premio della Cultura nel 2000 (del quale è oggi Presidente di Giuria) e il Premio Città di Tricase nel 2008. Nel 2013 ha vinto il Premio “Berlino” per il Giornalismo e la Critica d'Arte. Nel 2016 ha vinto a Roma-Sala Vanvitelliana il Premio ARTECOM-onlus per il Giornalismo, la Docenza Universitaria e la Critica d’Arte. Nell’ottobre 2020 gli viene assegnato a Roma nella Biblioteca Vallicelliana il Premio Artecom-onlus come Protagonista della Cultura 2020.

 

MONDI - SETTE
Progetto Artistico Internazionale ideato e diretto da Carlo Franza
ARTISTA
GIORGIO BEVIGNANI
TITOLO
PARTICOLARE / UNIVERSALE

INAUGURAZIONE
Mercoledì 18 maggio 2022, ore 18.00
Alla presenza dell’Artista
DURATA MOSTRA
Dal 18 maggio 2022 al 3 luglio 2022
Da Lunedì a Domenica ore 9.00/22.00
CURATORE
Prof. Carlo Franza
Storico dell’Arte Moderna e Contemporanea,
Giornalista e Critico de “Il Giornale” fondato da Indro Montanelli
INTERVERRANNO
Laura Carpini
Vice Presidente Circolo degli Esteri-Roma
l’Ambasciatore Umberto Vattani
Presidente della “Venice International University”
l’Ambasciatore Gaetano Cortese
CIRCOLO DEGLI ESTERI
Via dell’Acqua Acetosa 42 – 00197 ROMA
Tel./ Fax : +39 02 48958934 – cell. 347 9784833
Mail: circmae@tiscali.it - http://www.circoloesteri.it/.


[M.V. Anno X - Nr 1876 del 06.05.2022] | Arte e mostre

Muta poesia - La nuova mostra personale di Alessio Deli


Vernissage
giovedì 26 e venerdì 27 maggio 2022
dalle 18:00 alle 21:30


Von Buren Contemporary presenta

Muta poesia

mostra personale di
ALESSIO DELI
Testo di presentazione: Barbara Alberti

Testo critico: Marta Spanò
Curatrice e organizzazione: Michele von Büren

la mostra resterà aperta fino al 29 giugno

Von Buren Contemporary
Via Giulia 13, 00186 Roma
 

 


[M.V. Anno X - Nr 1879 del 18.05.2022] | Arte e mostre

La galleria d'arte FABER presenta l'esposizione REFUGEES


Keisuke Matsuoka - Refugees - Inaugurazione sabato 7 maggio ore 10.00-21.00


La galleria d'arte FABER presenta l'esposizione REFUGEES di Keisuke Matsuoka.

 

Nel 2016 l'artista giapponese Keisuke Matsuoka vince il prestigioso premio “Followship under the Pola Art Foundation Overseas Study Program” e ha così la possibilità di usufruire di una borsa di studio e residenza artistica che gli permetterà di vivere, studiare e lavorare a Roma per più di un anno.
Lo scultore, muovendosi dal terreno natale della tradizione culturale e spirituale nipponica, elabora una ricerca multidimensionale, il cui acme è teso a focalizzare una realtà socio-umana incredibilmente oscura e, ancora adesso, evanescente: la realtà del rifugiato.

 

Nasce in questo contesto il progetto REFUGEES.

 

Lo straniero in balìa degli eventi acquista nell'immaginario dell'artista il ruolo simbolico di una figura umana moderna.
Al centro del credo artistico di Matsuoka c’è il tentativo di trovare, da un punto di vista morfologico-antropologico-culturale, ma anche negli aspetti animistico-spirituali, la figura di un uomo universale scevra da ogni componente di genere, razza, luogo che possa specificarla o condizionarla.
La ricerca di Keisuke Matsuoka, difatti, agendo tra diverse e articolate dimensioni di significato, è esattamente tesa, secondo le stesse parole dell’artista, “alla scoperta dei fili che legano gli esseri umani tutti”.
La figura del rifugiato diventa presupposto e paradigma per un'analisi sull'intero genere umano.
Tutto questo Matsuoka lo analizza e lo ritrasmette con la propria arte, ce lo porge in forma di scultura, prende le materie, modella, trasforma, distrugge e ricostruisce; come fa la natura, come succede a ogni uomo con la propria identità, esattamente come sono costretti a fare i rifugiati nella lotta per la sopravvivenza.
L'esposizione è interamente realizzata in site specific per gli spazi della galleria e il percorso mette in mostra una sorprendente versatilità tecnica sia nelle opere scultoree che nelle installazioni esplose dal grande impatto scenografico.

 

A poca distanza dalla galleria sarà inoltre possibile visitare una sezione documentaristica del progetto, che, completa di lavori meno recenti, fornisce una panoramica esaustiva della produzione di Matsuoka.
“Che cos'è un rifugiato? Che cos'è un essere umano? Ho cercato di creare opere che rispondessero a queste domande e che scuotessero il cuore degli spettatori, anche se fossero di razze o nazionalità diverse. Vorrei che la mia opera potesse parlare anche agli alieni utilizzando un linguaggio comune, il linguaggio dell'arte”.


a cura di Cristian Porretta
dal 7 maggio al 30 luglio 2022

 

martedì-sabato 10:00-19:00 domenica su appuntamento
galleria d'arte FABER
via dei Banchi Vecchi 31, 00186 Roma tel 06 68808624
galleriadartefaber.com info@galleriadartefaber.com


[M.V. Anno X - Nr 1870 del 28.04.2022] | Arte e mostre

Roma: Von Buren Contemporary ospita Mirabilia, la personale di Bato.


Von Buren Contemporary presenta Mirabilia
mostra personale di BATO
Curatrice e organizzazione: Michele von Büren
la mostra resterà aperta fino a martedì 24 maggio 2022
Von Buren Contemporary
Via Giulia 13, 00186 Roma


Mirabilia è un viaggio nell'immaginario medioevale, costellato da figure mitologiche, popolazioni leggendarie e animali fantastici. Bato ci conduce con le sue opere in un mondo ispirato da diverse fonti letterarie; dalla Genesi della Bibbia alle avventure di Alessandro Magno, fino alla misteriosa Lettera del prete Gianni, un'epistola del dodicesimo secolo, dove sono descritti i regni immaginari di un oriente abitato da creature misteriose, popolazioni cannibali, fonti e pietre miracolose.


Un mondo idilliaco e, allo stesso tempo, lontano e temibile è dunque il luogo in cui si muovono le sculture e i dipinti della mostra Mirabilia, un terreno in cui sperimentare forme e colori diversi, dove poter esprimere liberamente visioni e idee, eludendo il freno della razionalità.


Bato nasce nel 1977 a Roma, dove vive e lavora. Conseguita la laurea in Lettere e Filosofia decide di seguire la sua vocazione di sempre, dedicandosi completamente alla pittura. Tra le ultime mostre segnaliamo Giungla, ospitata nel 2019-2020 dal Museo Tonino Guerra di Santarcangelo di Romagna, dove Bato ha tracciato il suo personale bestiario: un immaginario surreale che trae ispirazione dalla lettura di numerose fonti scientifiche e dalle opere di alcuni scrittori d'avventura, tra cui Rudyard Kipling, Emilio Salgari e Herman Melville.

 

Lo stile di Bato si caratterizza per la sua capacità di non rinunciare alla forma ma trasformarla in segno, un segno rapido, incisivo ed elegante, steso su vaste campiture bianche. Animali, paesaggi, avvenimenti e ricordi di viaggio sono le fonti d'ispirazione a cui attinge per creare le sue composizioni. Nonostante il senso di apparente immediatezza che le tele comunicano, il processo creativo di Bato prevede elaborati studi, schizzi e bozze, che gli permettono di creare una composizione equilibrata e armonica nella sua essenzialità, come se si trattasse di un'improvvisazione calcolata che non lascia spazio a ripensamenti.
Se le opere su tela vanno nella direzione della semplificazione e dello svuotamento della forma, fino a ridurla al suo contorno, le sculture ne rappresentano invece la controparte volumetrica, con evidenti richiami tra i due. Dalle sculture presenti in mostra sono nate le maschere utilizzate per la recente performance Mask, ideata da Bato, il regista teatrale Emiliano Pellisari e la ballerina Mariana P e messa in scena presso lo studio NoGravity di Roma.
Questa mostra è stata appositamente pensata per il nuovo spazio della galleria in Via Giulia 13 e il suo cambio di nome, passando da RvB Arts a Von Buren Contemporary, in quanto Bato fa parte del gruppo storico della galleria.


[M.V. Anno X - Nr 1870 del 28.04.2022] | Arte e mostre

Mirabilia, Mostra personale di Bato


Presso la Von Buren Contemporary, Vernissage giovedì 21 e venerdì 22 aprile 2022 dalle18.00 alle 21.30.

 


Von Buren Contemporary presenta
Mirabilia
mostra personale di
BATO

Vernissage
giovedì 21 e venerdì 22 aprile 2022
dalle 18:00 alle 21:30

Curatrice e organizzazione: Michele von Buren

la mostra resterà aperta fino a martedì 17 maggio 2022

 

Mirabilia è un viaggio nell'immaginario medioevale, costellato da figure mitologiche, popolazioni leggendarie e animali fantastici. Bato ci conduce, con le sue opere, in un mondo ispirato da diverse fonti letterarie; dalla Genesi della Bibbia alle avventure di Alessandro Magno, fino alla misteriosa Lettera del prete Gianni, un'epistola del dodicesimo secolo, dove sono descritti i regni immaginari di un'oriente abitato da creature misteriose, popolazioni cannibali, fonti e pietre miracolose.

 

Un mondo idilliaco e, allo stesso tempo, lontano e temibile, è dunque il luogo in cui si muovono le sculture e i dipinti della mostra Mirabilia, un terreno in cui sperimentare forme e colori diversi, dove poter esprimere liberamente visioni e idee, eludendo il freno della razionalità.
Bato nasce nel 1977 a Roma, dove vive e lavora. Conseguita la laurea in Lettere e Filosofia decide di seguire la sua vocazione di sempre, dedicandosi completamente alla pittura. Tra le ultime mostre segnaliamo Giungla, ospitata nel 2019-2020 dal Museo Tonino Guerra di Santarcangelo di Romagna, dove Bato ha tracciato il suo personale bestiario: un immaginario surreale che trae ispirazione dalla lettura di numerose fonti scientifiche e dalle opere di alcuni scrittori d'avventura, tra cui Rudyard Kipling, Emilio Salgari e Herman Melville.

 

Lo stile di Bato si caratterizza per la sua capacità di non rinunciare alla forma ma trasformarla in segno, un segno rapido, incisivo ed elegante, steso su vaste campiture bianche. Animali, paesaggi, avvenimenti e ricordi di viaggio sono le fonti d'ispirazione a cui attinge per creare le sue composizioni. Nonostante il senso di apparente immediatezza che le tele comunicano, il processo creativo di Bato prevede elaborati studi, schizzi e bozze, che gli permettono di creare una composizione equilibrata e armonica nella sua essenzialità, come se si trattasse di un'improvvisazione calcolata che non lascia spazio a ripensamenti.

 

Se le opere su tela vanno nella direzione della semplificazione e dello svuotamento della forma, fino a ridurla al suo contorno, le sculture ne rappresentano invece la controparte volumetrica, con evidenti richiami tra i due.
Dalle sculture presenti in mostra sono nate le maschere utilizzate per la recente performance Mask ideata da Bato, il regista teatrale Emiliano Pellisari e la ballerina Mariana P presso lo studio NoGravity di Roma.

 

Via Giulia 13
Von Buren Contemporary

 


[M.V. Anno X - Nr 1866 del 12.04.2022] | Arte e mostre

ììViva Frida Kahlo''


Il Viage Digital Art Theatre ospita fino al primo maggio una mostra multimediale che racconta la vita travagliata dell’artista da un’inedita e coinvolgente prospettiva.


Frida Kahlo sbarca a Bruxelles fino al 1° maggio con una Immersive Experience dal titolo “Viva Frida Kahlo”, mostra digitale itinerante dedicata alla pittrice messicana, icona senza tempo nel mondo dell’arte dotata di una personalità unica, sensibile, carismatica e anticonformista: grazie ad un complesso sistema che integra realtà virtuale, video mapping ed effetti speciali luminosi ed acustici su una superficie di 900 m², l’esposizione racconta uno spaccato dell’esistenza complicata dell’artista e permette al pubblico di scoprire la sua arte per comprenderne meglio le opere e la creatività

 

Dopo la prima tappa a Zurigo, i più grandi capolavori dell’artista sfileranno nel Viage Digital Art Theatre, nel cuore della Capitale delle Capitali, per un eccezionale e ipnotico spettacolo reso possibile dalla collaborazione tra il “Frida Kahlo Museum”, il “Diego Rivera Museum” (musei dedicati alla stessa Frida Kahlo e al marito Diego Rivera) e l’Ambasciata messicana a Bruxelles.

Al centro della mostra, che si preannuncia come uno degli eventi imperdibili del palinsesto 2022 di Visit Brussels, i suoi dipinti (144 in totale), tra cui i bellissimi autoritratti, dai quali emerge la sofferenza fisica e mentale che catturano e affascinano per i loro colori intensi, il carattere popolare e un simbolismo accessibile a tutti. Attraverso proiezioni video su mega schermi e racconti audio fuori campo, i visitatori saranno guidati a ripercorrere l’incredibile destino della vita dell’artista da una prospettiva inedita: un vero e proprio viaggio immersivo, un’esperienza diversa rispetto alle “classiche” mostre, in grado di coinvolgere anche i più piccoli.

CHI ERA FRIDA KAHLO

Celebre per la sua lotta per l'emancipazione delle donne, Frida Kahlo è oggi acclamata in tutto il mondo come una delle figure di spicco del femminismo, tanto che il governo messicano l'ha dichiarata ufficialmente tesoro nazionale ed è stata la prima artista donna a cui il Museo del Louvre ha acquistato un dipinto! Ma non solo: il film del 2002, “Frida”, interpretato da Salma Hayek, l’ha fatta conoscere anche al grande pubblico, così come i successivi racconti teatrali e le numerose mostre a lei dedicate che si sono succedute negli ultimi anni.

 

Nei suoi lavori, che mostrano influenze surrealiste (nonostante lei stessa abbia sempre rifiutato questa attribuzioe), ha elaborato la sofferenza vissuta a causa delle precarie condizioni di salute provocate da un incidente stradale avuto in giovane età: negli autoritratti appare sempre seria, con le famose sopracciglia a delimitarne la fronte che rappresentano il suo tratto distintivo. A questa serietà si contrappongono colori vivaci, fluenti abiti popolari, animali e piante esotiche, tutti elementi che caratterizzano i suoi quadri. Nelle sue opere, infine, sono costanti i richiami a un Messico che attraversava profonde trasformazioni sociali, sia politiche sia culturali, che avrebbero successivamente condotto il Paese alla modernità del XX secolo.


[M.V. Anno X - Nr 1862 del 30.03.2022] | Arte e mostre

Attività didattiche rivolte alle scuole del territorio vicentino.


Fondazione Coppola è lieta di annunciare una serie di attività didattiche rivolte alle scuole del territorio vicentino. Il progetto è coordinato dalla School for Curatorial Studies Venice e curato da Carlotta Salvalaggio Benedicenti, Caterina Loperfido, Gaia Sandrelli e Linda Carluccio.


Attraverso dei laboratori gratuiti, le classi coinvolte avranno la possibilità di approfondire la storia del suggestivo Torrione di Porta Castello, sede della Fondazione, e di confrontarsi con la poetica di diversi artisti contemporanei. Aspetto peculiare dell’iniziativa, la presentazione pubblica degli elaborati degli studenti, che esporranno le loro creazioni in una mostra allestita nel suggestivo piano panoramico dell’edificio, solitamente riservato alla consueta programmazione della Fondazione e messo generosamente a disposizione per l’occasione.

L’iniziativa è stata accolta con entusiasmo da diverse scuole che inizieranno i primi laboratori in concomitanza con la mostra personale di Paola Angelini in programma dal 26 febbraio nei primi piani del torrione. Gli studenti avranno modo di confrontarsi con la poetica dell’artista o con la storia e gli aneddoti della Torre per realizzare a loro volta disegni e piccoli quadri sulla tematica scelta che verranno esposti nelle settimane successive.

 

Per curare il progetto sono state infatti selezionate quattro ex-studentesse che negli scorsi mesi hanno lavorato a stretto contatto con la project manager della Fondazione Maria Pegoraro per ideare un programma didattico in cui la creatività e l’immaginazione degli studenti incontri quelle che sono le infinite suggestioni della storia e dell’arte contemporanea.

 

Tutte le attività sono gratuite ed è possibile ricevere il programma dettagliato dei workshop o maggiori informazioni scrivendo a progettiarte713@gmail.com o chiamando il 3483381610 (Carlotta Salvalaggio Benedicenti) o il 3274275701 (Caterina Loperfido).

 

 


[M.V. Anno X - Nr 1860 del 25.03.2022] | Arte e mostre

Ruth Beraha: We will name her Tempest - 06.04 — 15.07 2022


“We will name her Tempest” è il titolo della personale di Ruth Beraha ideata per lo spazio della galleria A plus A che inaugurerà a Venezia il 6 aprile 2022.


Ruth Beraha: We will name her Tempest - 06.04 — 15.07 2022
Preview 6 aprile, ore 18
A plus A Gallery, Venezia

 

La mostra è il frutto di una riflessione sul potere dello sguardo e sul dominio delle immagini nella società contemporanea e nasce dal desiderio di sottrarsi a questo sistema di potere. “We will name her Tempest” è il secondo capitolo di un ciclo di mostre che l’artista ha recentemente presentato in diverse istituzioni italiane e internazionali.

 

Il pubblico si muove tra i resti di un luogo di culto immaginario: uno scheletro di metallo che richiama l’architettura di una cattedrale, all’interno della quale riecheggiano voci ostili, canti solenni e fantasmi di opere visive.
Il desiderio dell’artista di sottrarsi allo sguardo violento e prevaricatore del potere si declina in una serie di installazioni sonore e scultoree inedite, proprie di una distopia iconoclasta. Il titolo della mostra richiama un evento distruttivo come una tempesta, di una creatura magnifica e insieme terribile, una divinità distruttrice e allo stesso tempo genitrice.

 

Ruth Beraha è stata recentemente assegnataria di un grant della Pollock-Krasner Foundation.
Il progetto è stato realizzato grazie al supporto della Ditta Braggio, Vicenza e grazie alla preziosa collaborazione di: Grazia Sechi, Giuseppe Ricupero, Lorenzo Esposito Fornasari, Simone Luigi Fagnani, Andrea Sanson, Diego Tolomelli.


[M.V. Anno X - Nr 1857 del 22.03.2022] | Arte e mostre

8,9,10 aprile: Magici Intrecci Primaverili, Castello di Strassoldo-Udine


Maestri artigiani e vivaisti di nicchia nel fascino primaverile di un castello friulano, aperto eccezionalmente al pubblico.


Da 24 anni a Strassoldo, uno dei Borghi più belli d’Italia in Friuli Venezia Giulia, si trovano due volte all’anno artigiani, artisti, vivaisti e decoratori di nicchia provenienti da tutta l’Italia, per dare vita ad un magico intreccio tra storia, fantasia, creatività ed ambiente naturale.

 

Dopo due anni di sospensione, ritornerà dall’8 al 10 aprile l’evento primaverile al Castello di Strassoldo di Sopra. Il week-end delle Palme, mentre nei giardini la natura si risveglia dal letargo invernale e si tinge di multicolori fioriture, il castello spalancherà eccezionalmente i cancelli al pubblico ed espositori selezionatissimi saranno dislocati lungo un filo magico che si dipanerà attraverso il pianoterra del corpo principale del maniero, il parco con l’Orangerie, la pileria del riso, il brolo e la cancelleria, tra suggestive decorazioni, che – super fotografate e diverse ad ogni edizione – costituiscono da sempre uno dei tratti distintivi e delle grandi attrattive della manifestazione.

 

“Magici Intrecci Primaverili” sarà anche l’occasione per visitare gli interni del castello, con i salotti, la sala d’armi e l’antica cucina rilucente di antichi rami, dove esporranno piccoli antiquari e raffinati artigiani. Qui, e negli altri spazi interni ed esterni, i maestri artigiani proporranno décor e arredi per la casa e il giardino, creativi capi d’abbigliamento, cappelli, borse, lavori a telaio (tappeti, sciarpe, giacche, gilet), tradizionali scarpèt friulani riproposti in chiave ecosostenibile, vestiti per bambini, preziosi gioielli in oro e argento e creativi bijoux, oggetti in cartone e legno rivestiti di carte vintage, cesti, lampade e sculture in fil di ferro, candele, ceramiche, prodotti naturali per la cura di piante, persone, animali e molti altri raffinati oggetti difficili da trovare altrove, selezionati con cura dalla padrona di casa.

 

Ricca e inconsueta anche la sezione dedicata alle golosità con specialità alimentari di piccoli laboratori artigianali: cioccolate, torte glassate, biscotti e pasticcini, primizie dell’orto, prodotti biologici e senza glutine, tisane, aceto balsamico di Modena, condimenti a base peperoncino, vini, olio EVO…

Nel brolo, abbracciato dallo scorrere lento delle acque di risorgiva, un tripudio di piante e fiori presentati da alcuni dei migliori vivaisti italiani che esporranno piante rare, antiche e particolari: collezioni di fuchsie, garofoli, rose, clematis, geraniacee, iris, arbusti e ciliegi da fiori, piante magiche…

Golosità e raffinati e veloci piatti si potranno gustare in un piccolo e curatissimo angolo ristoro all’ombra di piante secolari. In programma anche una serie di piacevoli iniziative collaterali, dalle Conversazioni en plein air su piante e fiori alla mostra di galline ornamenti. Saranno inoltre organizzate delle visite guidate per piccoli gruppi agli esterni dei due castelli (di Sopra e di Sotto) e alla chiesetta di Santa Maria in Vineis.

 

L’evento – che si terrà in tutta sicurezza nel rispetto delle normative anti Covid – si svolgerà anche in caso di pioggia, dato che gran parte degli espositori saranno ospitati negli interni del castello e quelli all’estero saranno protetti da grandi gazebo, come d’uso per queste iniziative di campagna.

Orari:
Venerdì 8 aprile (ore 15 – 19)
Sabato 9 e domenica 10 aprile 2022 (ore 9-19)
Biglietti evento:

Adulti: € 10. Bimbi 0-6 anni gratis. Ragazzi 6-12 anni: € 6.
Si consiglia di acquistare il biglietto dell’evento online, per evitare attese, cliccando sul seguente link (disponibile almeno 20 giorni prima dell’evento): https://www.vivaticket.com/it/biglietto/magici-intrecci-primaverili/177036

Per informazioni: www.castellodistrassoldo.it – FB e IG castelli di strassoldo e castellodistrassoldodisopra


[M.V. Anno X - Nr 1852 del 15.03.2022] | Arte e mostre

Per Ignotius, prima personale dell’artista Riccardo Muratori.


Una selezione di circa trenta opere, tra quadri e sculture, che ripercorre gli ultimi dieci anni del lavoro dell’artista.


Inaugurazione sabato 5 marzo 2022 ore 12.00
Spazio Thetis, Castello - Arsenale Nord - Officina Lamierini, Venezia
Ingresso libero su prenotazione

 

Sabato 5 marzo 2022 presso lo Spazio Thetis, hub dell’arte contemporanea situato nell’antico Arsenale della città di Venezia, apre al pubblico la mostra Per Ignotius, prima personale dell’artista Riccardo Muratori. Alle ore 12.00 l’inaugurazione presso Officina Lamierini, dove sarà esposta una selezione di circa trenta opere, tra quadri e sculture, che ripercorre gli ultimi dieci anni del lavoro dell’artista. A firmarne la curatela è Milena Mastrangeli, che ha collaborato con Muratori per dare forma al dialogo tra le opere esposte. La mostra sarà visitabile fino al 7 aprile 2022.

 

Punto di partenza del lavoro dell’artista è l’enigma, spesso coincidente in una tensione interiore, che trova espressione sulla tela in una forma più chiara di quella che egli avrebbe potuto prevedere. Il titolo “Per Ignotius” cela molti misteri, emanando un’aura magica, sospesa nel tempo. Come dichiara la curatrice Milena Mastrangeli “Carl Gustav Jung lo usò per indicare l’atteggiamento necessario a quell’uomo che voglia procedere nella via della conoscenza di sé stesso.

 

‘Conoscenza’ e ‘ignoto’, due termini apparentemente contrari che si incontrano in un unico spazio: questa comunione di opposti ci confonde, ci fa sentire instabili ed è forse questa l’emozione che pervade chi ha l’occasione di aggirarsi tra le opere di Riccardo. L’opera di Riccardo ci racconta una storia che conosciamo bene perché è la nostra; davanti alle tele proviamo attrazione e, forse, imbarazzo a vederci così spogliati di difese, sentiamo che stiamo affrontando argomenti privati, desideri inespressi, fantasie che preferiremmo nascondere sotto ad un tappeto, insieme alla polvere. Ci destabilizza il nostro stesso essere, così nudo e deprecabile, così umano. Un incontro con l’altro, con l’arte e con sé stessi”.

 

I dipinti di Muratori, dalle forti suggestioni psicologiche, sono specchi delle contraddizioni che abitano la nostra quotidianità. L’artista indaga i temi del desiderio e della continuità tra interiorità e mondo.

 

“L’assenza è una grande protagonista delle tele esposte, c’è un vuoto che colma la tela in maniera così ingombrante che è impossibile non notarlo” – aggiunge la curatrice - “Ci sembra di essere entrati in uno scenario in cui non eravamo aspettati, ma che in un certo modo ci appartiene: abbiamo appena aperto la porta su di uno spazio claustrofobico, una casa pervasa di unheimliche. Questo termine, difficile da tradurre per la sua perfetta natura in tedesco, si adatta in maniera sorprendentemente aderente alle opere esposte: la radice heim (‘casa’, ‘dimora’, ‘focolare’, ‘patria’) e la negazione che la precede ci permettono di definire l’inquietante come il ‘non familiare’, la sensazione di ‘inquietudine’, infatti, è particolarmente difficile da definire per la sua ineffabilità. È detto unheimlich tutto ciò che dovrebbe restare…segreto, nascosto, e che è invece affiorato”.

 

Ad animare le opere di Muratori, infatti, sono molto spesso figure di uomini e donne, in posture sempre plausibili ma al contempo surreali, o figure stese precarie, in verità impossibili. A unire questa varietà di posture, di volti minuziosi e verosimili, ma assenti, è sempre la continuità degli sfondi. Tendaggi e drappeggi, pieghe e arabeschi, che si scoprono tra una porta che si chiude e un'altra che si apre, ma anche tra uno scorcio e un corridoio di cui non si vede il fondo.

Quadri ricchi di elementi, inseriti all’interno della composizione non per il timore del vuoto, ma per il desiderio di non avere paura dell’eccedenza. “Alle volte occorre stressare di più la pittura, appesantirla – conferma Muratori - altre volte il processo accade in modo rapido e leggero. La cosa difficile però è quella di non avere la pretesa di padroneggiare troppo la materia da principio. Mettersi in una condizione di insipienza, per ignotius, appunto. Più che di sgomento parlerei dello stupore che segue al compimento del lavoro: quando questi riesce, consiste nello scoprire l’esistenza di una conoscenza inconsapevole”.

Prevalgono nella tavolozza variazioni di ocra e terre di Siena, prevalentemente a olio. L’olio, infatti, si rivela il mezzo migliore per esplicitare un’immagine che, idealmente, assumerà contorni diversi agli occhi di chi osserva, il quale potrà trovare punti di contatto con le immagini interiori dell’artista o aprirsi verso direzioni da lui non previste.

 

“Riconoscere è un piacere sensibile – prosegue l’artista - la figurazione in pittura consente questo tipo di piacere. Per questo i dipinti figurativi ricevono un più immediato consenso da parte dei fruitori. Quello che ho rappresentato con la pittura riguarda questo tipo di piacere. Un dipinto mi pare riuscito quando però questo sentimento viene portato al punto da sconfinare nel suo opposto, il disagio di non riconoscere. L’azione rappresentata appare sensata, quotidiana eppure risulta inafferrabile. C’è un punto sulla tela in cui la sensatezza devia nella direzione di un indistinto. In fondo se ci riesce il dipinto diventa ancora più realistico, ossia ancora più vicino alla nostra esperienza del mondo. Questo tipo di riconoscimento non è della stessa natura del riconoscimento di cui sopra, di fatto non acquieta”.

 

Spazio Thetis da sempre si contraddistingue per la sua apertura alla sperimentazione nel campo dell’arte contemporanea e per il legame con la laguna di Venezia. In questa logica s’inserisce il lavoro pittorico dell’artista, il quale incontra la città in maniera diretta, indiretta, ma soprattutto inedita.
Un viaggio negli strati più profondi della sua produzione pittorica, un percorso che sembra condurre allo svelarsi di quel mistero che permea le opere, ma, in realtà, tale segreto si inabisserà ancora di più davanti ai nostri occhi. Una mostra che si muove sulle contrapposizioni, sulle citazioni, su ciò che conosciamo, sullo sconosciuto, su ciò che ci appartiene. Tutte queste tensioni costanti tra interno ed esterno si realizzano pienamente nella città Venezia, dove l’artista vive da molti anni e che sente come casa.

 

BIOGRAFIA DI RICCARDO MURATORI

Riccardo Muratori (Rimini, 1981), da quindici anni si dedica alla pittura, considerata come continuazione del percorso di ricerca filosofica, iniziato durante gli studi presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Nel 2011 partecipa alla 54° Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia e nel 2017 prende parte alla Biennale di Karachi in Pakistan. È stato inoltre docente di Disegno e Illustrazione all'Università IUAV - Dipartimento di Design della Moda, Arti Visive. Vede nella pittura un mezzo di liberazione e conoscenza di sé. Vive e lavora nella città lagunare.

 

 

INFORMAZIONI UTILI

TITOLO: Per Ignotius di Riccardo Muratori
A CURA DI: Milena Mastrangeli
INAUGURAZIONE: Sabato 5 marzo 2022, ore 12
CHIUSURA: 7 aprile 2022
DOVE: SPAZIO THETIS, Castello - Arsenale Nord - Officina Lamierini, Venezia
ORARI: dalle ore 10.00 alle ore 18.00, su prenotazione (3480171569/3315265149)
PER INFO: info@fg-comunicazione.it


[M.V. Anno X - Nr 1843 del 25.02.2022] | Arte e mostre

Paola Angelini a Fondazione Coppola: Il Tuffatore


Fondazione Coppola presenta la sua prossima attività espositiva, organizzata in seguito alla partecipazione al premio Level 0 di ArtVerona 2020


Fondazione Coppola presenta la sua prossima attività espositiva, organizzata in seguito alla partecipazione al premio Level 0 di ArtVerona 2020, che ha visto l’impegno reciproco fra la Fondazione e A plus A Gallery di Venezia per la realizzazione di una mostra sull’artista Paola Angelini.

 

L’esposizione, in programma dal 26 febbraio al 26 giugno 2022, si articola lungo tre piani del Torrione, sede della Fondazione Coppola, e si intitola Il tuffatore, un’allusione ad alcune immagini della storia della pittura – appartenenti alla remota antichità così come al passato recente – e un richiamo a una figura, quella del tuffatore, la cui presenza nell’immagine può sospendersi nello spazio e in una temporalità e narratività indefinita.
Così è la figurazione di Paola Angelini: mai compiutamente narrativa, ma sempre evocativa di potenziali storie che sembrano provenire da una memoria stratificata, con schegge e frammenti che possono momentaneamente rivelarsi per poi inabissarsi in un magma profondo.

 

La mostra include diversi grandi lavori realizzati dal 2016 a oggi, che evidenziano alcuni degli aspetti più emblematici della poetica dell’artista: un’immagine che nasce dalla materialità del dipinto, cioè solo dopo un processo di costruzione del supporto che, attraverso una corposa preparazione/imprimitura a gesso e colla di coniglio, si ispessisce e irrigidisce; un supporto/superficie che dà vita a un paesaggio frastagliato, all’interno del quale le figure vengono chiamate a raccolta e a combinarsi seguendone la disarticolazione; l’idea che questo paesaggio si nutra di memorie autobiografiche e famigliari, di storie che le hanno plasmate, e di una composta visionarietà che affonda le sue radici nella tradizione dell’arte italiana novecentesca con richiami che tengono insieme Realismo magico, Scuola romana, e il lavoro di alcuni scultori molto amati dall’artista come Pericle Fazzini.
Così se Io a Roma mostra una figura in cui si incontrano un ritratto del padre e un autoritratto che si staglia sullo sfondo di un paesaggio urbano infuocato come quelli di Scipione, What is Orange? Why, an Orange, just an Orange! è un misterioso doppio ritratto che deriva da una foto appartenente all’archivio famigliare, che galleggia su una superficie in cui un tono dominante e vibratile sembra inghiottire e fare emergere, attraverso segni più assertivi e linee e tratti che sembrano nascondere e cancellare, altre ipotesi di figure attorno a quelle principali. E ancora: da uno sfondo astratto e movimentato sembrano affiorare le figure de La storia che mi ha raccontato mio padre, che alludono a un racconto che non può ricomporsi in modo organico, così come frammentario è il paesaggio di figure e oggetti che si dispongono attorno al tavolo/banchetto di Biography of a painting table, scena vagamente casoratiana, in cui i corpi, i busti e i volti, di grandezze e scale differenti, vengono disposti attorno e sul tavolo come oggetti di una natura morta.

 

, in mostra, verrà anche presentato Facing fear with my hands, un video ritratto diretto da Davide Maldi che si sviluppa attraverso le parole dell’artista e soprattutto il racconto delle sue giornate in studio e del suo paesaggio d’appartenenza, quello di San Benedetto del Tronto, dove Angelini è nata e ha scelto di vivere.
Inoltre, la mostra sarà accompagnata da una serie di attività didattiche gratuite, coordinate dalla School for Curatorial Studies Venice, rivolte alle scuole del territorio vicentino e accessibili su prenotazione.


[M.V. Anno X - Nr 1843 del 25.02.2022] | Arte e mostre

Marko Jakše rappresenterà la Slovenia alla 59ma Biennale di Venezia.


La mostra d’arte internazionale che avrà luogo dal 23 aprile al 27 novembre 2022. La mostra di Jakše comprenderà tele da diversi periodi dell’artista.


I soggetti suggestivi e deflagranti dei dipinti di Marko Jakse danno libero sfogo a impulsi e esperienze propri di un artista attivo e geniale che sfida deliberatamente da oltre tre decenni le correnti post-concettuali moderne, favorendo le possibili rappresentazioni dell'immaginazione umana attraverso un ricercato linguaggio pittorico, un universo fantastico e sconvolgente frutto di grande vitalità.

 

Jakse appartiene infatti a quella tipologia di artista che, alla teoria e all’artigianato, preferisce una creatività spontanea in cui il corpo gioca un ruolo fondamentale e da attento ammiratore della natura, ne esplora con gli occhi innocenti di un bambino ogni più piccolo dettaglio, materiale e immateriale, tentando di avvicinarla a noi in maniera fantasiosa e sensuale suggerendoci inedite prospettive realistiche, psichedeliche e cosmiche.

Immerse in una dimensione onirica, emergono dalle tele visioni attraverso le quali l’artista ci rivela segreti, curiosità e miracoli di un antimondo di paesaggi archetipi e architetture senza tempo, dove il silenzio si fonde con il grido, la realtà con la metafisica e il secolare con il sacro. Qui entità paradossali e contrastanti stabiliscono complesse relazioni con simboli e reliquie di civiltà sepolte, con la spiritualità, la religione, la mitologia e infine l’eredità artistica. Marko Jakse, come numerosi altri artisti, tra i quali Leonora Carrington, concepisce l’immaginazione come un libero gioco, manifestando sia quegli elementi bestiali e divini che si celano nell’uomo che aspetti di ordine sociale propri di esseri alieni e animali. Nelle sue opere, dove la metamorfosi artistica si intreccia a quella fisica e spirituale, animali e creature prendono il sopravvento sugli esseri umani mentre le specie esistenti sulla terra vengono accompagnate da ermafroditi e fantasmi provenienti da dimensioni oniriche, da luoghi sconosciuti dello spazio e del tempo, dove animali urlanti e creature ibride dialogano tra loro con gesti rituali.

 

In relazione al tema della Biennale di Venezia, i dipinti di Marko Jakse si snodano dal dionisiaco nietzscheano alle allegorie metasimboliche e metaromantiche, sollevando il dubbio sul dominio della natura e sulle relative categorie dell’essere, sui sistemi scientifici e su quanto è effettivamente presente in noi e al di fuori di noi, ma soprattutto sulla nostra consapevolezza di quello che è lo stupefacente dramma delle passioni e dei desideri umani – del misterioso gioco privo di un maestro.

 

Quest’anno il direttore della galleria Moderna, Ales Vaupotic, è stato nominato Commissario, e Robert Simonisek curatore. Simonišek è uno storico dell’arte e uno scrittore specializzato in fenomeni artistici e culturali della prima metà del 20mo secolo (ad esempio, le monografie Secessione Slovena, Volti dell’Espressionismo), e l’autore di numerosi articoli scientifici e professionali e di lavori letterari.


[M.V. Anno X - Nr 1834 del 11.02.2022] | Arte e mostre

Roy Claire Potter, ''DEATH TO ALL PIGS WHO ENTER HERE!ìì


3 febbraio – 26 marzo - A plus A Gallery, Venezia - preview 3 febbraio alle ore 18.00


La Galleria A plus A è lieta di annunciare la prima personale di Roy Claire Potter: Death to all pigs who enter here! La mostra segna un’importante evoluzione nella ricerca dell’artista che per l’occasione ha realizzato una serie inedita di oltre cento disegni di grande e piccolo formato su plastica, polietilene biodegradabile e carta presentati in un’immersiva installazione che si articola in tutte le sale della galleria.

 

Death to all pigs who enter here! unisce storie della brughiera del West Yorkshire lette nelle pergamene di corte medievali con le influenze cinematografiche e letterarie dell’artista, dal film cult inglese Threads (1984), in cui si racconta la vita quotidiana di due famiglie inglesi durante un possibile inverno nucleare, a The Butcher Boy (1992), romanzo dell’irlandese Pat McCab, nel quale Francie Brady, lo sfortunato giovane protagonista, coltiva una violenta ed esilarante vita di fantasia nel tentativo di sopravvivere a una frustrante esclusione sociale – un riferimento chiave in tutta la pratica di Roy Claire Potter, da cui prende il titolo la mostra stessa.

 

Se la rappresentazione di eventi violenti e esistenze travagliate, l’uso di personaggi o voci narranti sono elementi da sempre ricorrenti nella ricerca dell’artista Death to all pigs who enter here! trasporta queste suggestioni in una dimensione più teatrale, in un mondo fittizio dove il visitatore si confronta con un’invadente struttura tubolare alternata a ripari precari che dal soffitto scendono fino al pavimento ostruendo la vista e il movimento.

Numerosi piccoli disegni su carta fotografica mostrano piante e elementi animali, zoccoli, maiali arrabbiati e poi sorridenti, figure colorate che sembrano pastori sperduti o tristi ospiti di una festa in maschera. Personaggi di un mazzo di carte o di un album di famiglia, un’ingenua tassonomia di dettagli di questa scenografia che può essere vista e inventata infinite volte da qualsiasi cosa o chiunque si addentri in questo percorso di storie forse già avvenute o che accadranno non appena si distoglierà lo sguardo.

 

Roy Claire Potter ha recentemente presentato opera soliste e collettive con la MOSTYN Gallery (Llandudno, Galles – 2021); la Castlefield Gallery (Manchester, UK – 2021); con la stazione radio d’arte Radiophrenia (Glasgow, Irlanda – 2020); la BBC Radio 3 (2020); la Salzburger Kunstverein (2020); la Collecteurs (New York, USA – 2020); e la Tate Britain (2019). L’artista ha pubblicato due libri di scrittura d’arte sperimentale, Round That Way (Ma Bibliotheque, 2017) e Mental Furtniture
(VerySmallKitchen, 2014), e lavori più brevi sono stati pubblicati da Dostoyevsky Wannabe, Hotel Partisan, Tate Publishing e dal Centre For Contemporary Art Derry-Londonderry. Roy ha pubblicato audio con Cafe OTO (Londra, 2020), Sub Rosa (Belgio, 2018), Chocolate Monk (Brighton, 2018) e Fort Evil Fruit (Dublino, 2014/15).
Nel 2022 (l’artista presenterà / presenteranno) nuovi lavori con il Primary Arts Centre a Nottingham, e nuovi lavori collettivi con la musicista sud-coreana Park Jiha in occasione del Counterflows Music Festival a Glasgow e per l’etichetta discografica Cafe OTO’s Otoroku di Londra.


[M.V. Anno X - Nr 1821 del 12.01.2022] | Arte e mostre
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