Dalle tradizioni pasquali alle scoperte scientifiche del Museo Kosmos di Pavia
L'uovo rappresenta un simbolo universale di rigenerazione e rinascita, presente nelle cosmogonie antiche e nella tradizione cristiana come richiamo alla resurrezione.
Oltre al significato iconografico, che ha visto artisti come Piero della Francesca celebrarne la forma nella Pala di Brera, questa struttura costituisce un elemento centrale nella storia della biologia.
Presso il Museo di Storia Naturale dell'Università di Pavia, Kosmos, le strategie riproduttive legate all'uovo vengono analizzate partendo dagli studi settecenteschi di Lazzaro Spallanzani, pioniere della biologia della riproduzione e della fecondazione.
L'evoluzione delle strategie riproduttive acquatiche
Le prime forme di uova sono apparse negli organismi marini. La varietà di soluzioni adottate riflette milioni di anni di adattamento.
Specie come il pesce luna (Mola mola) puntano sulla quantità, deponendo fino a 300 milioni di uova per compensare l'alta mortalità larvale.
Al contrario, il celacanto produce poche uova di grandi dimensioni che trattiene nel ventre per tre anni. Anche tra i molluschi si osservano comportamenti peculiari: la femmina di polpo comune veglia le proprie uova nella tana fino allo sfinimento, mentre la seppia le protegge rivestendole di inchiostro, una tecnica condivisa in passato anche da giganti preistorici come il cefalopode Parapuzosia.
Dall'uovo amniotico alla conquista della terraferma
La comparsa dell'uovo amniotico, dotato di guscio calcareo o flessibile, ha rappresentato una rivoluzione evolutiva permettendo ai vertebrati, come rettili e uccelli, di riprodursi lontano dall'acqua.
Il guscio garantisce protezione e scambi gassosi, consentendo la colonizzazione di ambienti terrestri. Nei rettili marini preistorici, come la tartaruga gigante Archelon, permaneva il legame con la terraferma per la deposizione.
Successivamente, gruppi come ittiosauri e mosasauri svilupparono l'ovoviviparità, completando lo sviluppo dell'uovo all'interno del corpo materno e svincolandosi parzialmente dall'ambiente terrestre.
La mostra "Oceani Perduti" e il patrimonio marino
La mostra Oceani Perduti. Giganti marini al tempo dei dinosauri approfondisce il periodo compreso tra 600 e 66 milioni di anni fa.
L'esposizione, che include il fossile del primo plesiosauro rinvenuto in Italia, ricorda l'importanza degli oceani nella regolazione del clima e nella produzione di ossigeno.
Il percorso espositivo è accessibile presso il Museo Kosmos dal martedì alla domenica, con tariffe agevolate per gli studenti dell'Ateneo pavese, restando chiuso esclusivamente nel giorno di Pasqua.