Il collettivo Città Accogliente sperimenta strategie resistenti nel moderno
In occasione dell’edizione 2026 di Open House Roma, intitolata City in Flux, il collettivo variabile Città Accogliente presenta il progetto Fragile_Il Tempo dell’Obsolescenza.
Questa iniziativa parte dall’assunto che le architetture moderne possano invecchiare più rapidamente di quelle antiche, un processo accelerato da fattori come la rappresentazione sociale, le necessità economiche, le urgenze urbane e le modifiche normative.
Secondo la visione del collettivo, il tempo consuma i materiali e rinegozia i significati, trasformando l’avanguardia in patrimonio, la funzionalità in fragilità e il nuovo in memoria.
In questo contesto, Città Accogliente, un incontro informale di persone attive in ambiti diversi che sperimenta soluzioni per vivere e curare la città, mira a sperimentare forme che sfuggano all’inevitabile obsolescenza.
L’approccio non prevede nuove idee o dispositivi, bensì la metamorfosi dell’esistente per creare un “Diverso” capace di auto-rappresentarsi e costruire strategie di rigenerazione.
Le proposte coinvolgono materiali che riconnettono a un sistema integrato di natura naturale e natura processata, considerando ogni tipo di infrastruttura, da quelle verdi a quelle modellate manualmente.
L’evento si svolge in due luoghi distinti: lo Studio Campo Boario, un complesso di palazzine progettate da Quadrio Pirani tra il 1909 e il 1950, e il Padiglione Sperimentale alla Magliana, opera di Pier Luigi Nervi del 1945, citato come esempio di un’epoca in cui l’obsolescenza non consumava rapidamente le cose.
In questi spazi, venti artisti presentano opere, installazioni e performance concepite come strategie resistenti per realizzare paesaggi mnemonici in trasformazione, indicando possibili vie di rinaturazione per città e comunità.
Le opere allo Studio Campo Boario includono lavori di Flavio Arcangeli sulla resistenza degli edifici, Carmelo Baglivo sul rapporto tra architettura e memoria collettiva, e Jacopo Benci sugli angoli trascurati della modernità.
Alberto D’Amico propone un percorso narrativo sulle architetture di Pirani, mentre Ysabel Dehais rievoca un giardino scomparso con materiali decaduti. Franco Cenci riflette sull’evoluzione dello spazio bagno, e Michele Marinaccio presenta un’installazione ispirata a schizzi ritrovati.
Altre installazioni sono curate da Marina Scognamiglio, Azadeh Shirmast con una scala inservibile, e Silvia Stucky. Donatella Pinocci propone una video-installazione che mette in dialogo architettura e cielo.
Al Padiglione Nervi, le performance includono Corpi in disuso di Daniela Beltrani, che estende il concetto di obsolescenza alla dimensione umana, e Ritardo di Caùl su sistemi sonori destabilizzati.
Cristiana Fasano riflette sul legame tra natura e architettura, Paola Fatelli sull’impermanenza musicale, e Melissa Lohman con Flavio Arcangeli esplorano strutture corporee tese.
Francesca di Ciaula coinvolge entrambi i luoghi con performance sulla trasformazione degli oggetti ordinari, mentre Roberta Melasecca propone un’azione durational sulla perseveranza.
Completano il programma al Padiglione Nervi installazioni di Silvia Stucky e Anna Valeriani.
Studio Campo Boario | Viale del Campo Boario 4a Roma
16, 17, 18 e 22, 23, 24 maggio 2026
dalle ore 17.30 alle 20.00
Padiglione Nervi | Via della Magliana 238 Roma
domenica 17 e domenica 24 maggio 2026
dalle 10.30 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 16.00