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M.V. Anno X - Nr 1721 del 18.04.2021

Domenico Cempella, uomo schietto e senza padroni, ieri ci ha lasciato: solo lui sapeva come far tornare grande Alitalia.

M.V. Anno X - Nr 1721 del 18.04.2021

Per noi una grande perdita; porgiamo le nostre condoglianze alla famiglia, unendoci ai tanti che oggi lo rimpiangono sinceramente.

Alitalia Cempella

Fra tutti i nomi chiamati a dirigere Alitalia in questi ultimi anni  i quali hanno solo contribuito a spingerla ancor più nella fossa, di certo Domenico Cempella era uno dei pochi, forse il solo, che avrebbe potuto veramente farla rinascere.
Negli anni ci siamo sempre battuti perchè fosse richiamato al comando della compagnia ma lui, sempre defilato, non si è mai proposto perchè aveva capito da tempo, per averlo vissuto sulla sua pelle, che non sempre gli interessi della politica coincidono con quelli dell'economia.
L'ultima volta che ci siamo sentiti al telefono, poco meno di due anni fa, ci disse, in via riservata, quali potevano essere le soluzioni concrete per il rilancio di Alitalia ma, come abbiamo potuto constatare dalle vicende degli ultimi tempi, nessuno si è preso la briga di interpellarlo.
Dopo quella telefonata pubblicammo un articolo che potete rileggere qui.

E così ci troviamo a concordare con Emilio Giordano che commentando su linkedin il post  di Fausto Palombelli (che sta suscitando tante reazioni e da cui abbiamo saputo della scomparsa di Domenico) ha scritto: "Il destino ha voluto che se ne andasse insieme ad AZ"


Ciao Domenico.

Ivano

 

Al nostro ricordo vogliamo associare quello di Antonio Bordoni, grande esperto di aeronautica commerciale con il quale, nel tempo, abbiamo pubblicato diversi libri su Alitalia, gli aeroporti e il trasporto aereo in generale. MV

 

DOMENICO CEMPELLA CI HA LASCIATO

Di una cosa siamo particolarmente fieri.
Da quando il 2 febbraio 2001 Cempella si dimise, non abbiamo mai perso occasione per ricordare come lui fosse stato l’ultimo fra gli amministratori delegati ad aver messo in atto una efficace strategia che sarebbe stata capace non solo di non far precipitare Alitalia nel baratro che oggi la contraddistingue, ma di fatto l’avrebbe anche lanciata come un grande vettore internazionale che non avrebbe avuto bisogno di continue iniezioni di capitale, come invece è accaduto da allora in poi.

In questi ultimi tempi abbiamo assistito ad un fuoco pirotecnico di personaggi chiamati a risolvere il caso nazionale di Alitalia e più volte abbiamo sperato di sentir nominare il suo nome. Invano.

Di certo quello che Air France fece con KLM nel maggio del 2004 fondando il gruppo che tutti conosciamo, l’avremmo potuto fare noi con molto anticipo.
E nell’industria aerea commerciale muoversi in anticipo sulla concorrenza è condizione essenziale di successo. KLM aveva bisogno di nuovo spazio per ampliare la sua vasta rete intercontinentale e Malpensa era la soluzione ideale; da parte nostra Alitalia era alla ricerca di un forte partner con cui condividere le sfide che si affacciavano all’orizzonte.
I due network erano complementari per la forte vocazione olandese verso il traffico di coincidenza e l’assenza di un mercato domestico: il matrimonio fra i due vettori sarebbe stato il connubio ideale.
Invece, come al solito, qualcuno nel mondo politico nostrano non volle che l’operazione fosse portata a termine. Nel corso di questi ultimi tempi abbiamo assistito alla solita, vergognosa sceneggiata di dare la colpa dei problemi Alitalia alla UE che attuerebbe due pesi e due misure nel concedere i sussidi alle compagnie aeree, scavando più indietro negli anni invece ce la prendevamo con la “cattiva” Ryanair.

Mai accade che ci assumiamo la responsabilità per aver, noi italiani, portato al baratro una compagnia aerea una volta fiore all’occhiello del nostro paese.

Ciao Domenico.

Antonio

 

 


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