Una volta esisteva un qualcosa di impalpabile chiamato “amor proprio” che si esprimeva (anche) nello svolgere con dignità la propria professione.
Ogni giorno, è sotto gli occhi di tutti, abbiamo a che fare con gente demotivata (ma sarà mai stata motivata?) che lavora malvolentieri e che appena può, tra l'altro, consulta febbrilmente lo smartphone.
Una volta esisteva un qualcosa di impalpabile chiamato “amor proprio” che si esprimeva (anche) nello svolgere con dignità la propria professione, non solo nel giusto interesse del datore di lavoro ma anche nel rispetto di se stessi.
Si è detto per tanto tempo che c'era poca adesione alle offerte di lavoro perchè alle stesse non corrispondeva un'adeguata retribuzione, oggi la situazione è cambiata ma gli imprenditori continuano a faticare per riempire le caselle degli organici.
Alle offerte di lavoro ben descritte, sia per quanto riguarda le mansioni che le retribuzioni e nelle quali si specificano orari e giorni di lavoro, rispondono in pochi, di questi 2 su 10 prendono appuntamento per un colloquio, 1 solo accetta di fare la prova e poi, dopo essere stato messo prontamente in regola … o non si presenta più o abbandona l'azienda dopo pochi giorni senza preavviso.
C'è anche il caso, come testimoniato da diversi imprenditori, di chi attua questa strategia per poi poter accedere ai fondi per la disoccupazione.
Abbiamo assistito, nel ramo della ristorazione, a Roma, a scene poco edificanti tipo liti ad alta voce udibili dalla sala, camerieri brilli, addetti alla cucina e alla sala che fumano di nascosto negli ambienti di lavoro.
Nella migliore delle ipotesi tutti questi soggetti manifestano svogliatezza.
Naturalmente questo nostro breve scritto non pretende di fare testo ma è frutto di una piccola (non tanto piccola) inchiesta e di decine di esperienze personali.
Nella foto un omaggio ai due grandi interpreti Ugo Tognazzi e Vittorio Gassman e a Mario Monicelli regista del film, da cui abbiamo tratto un frame, "I Nuovi Mostri" del 1977.